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Eroica Fenice

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Largo Baracche alla Sala Assoli

Il 7 dicembre, in occasione del 30ennale della Sala Assoli, c’è stato un doppio appuntamento: la presentazione del libro Teste matte di Salvatore Striano e Guido Lombardi e la proiezione di Largo Baracche di Gaetano Di Vaio.
Prima della proiezione si è parlato del libro alla presenza dell’autore, del regista del film Di Vaio, di Peppe Lanzetta e del sindaco di Napoli Luigi De Magistris.
Teste matte parla della realtà dei quartieri spagnoli tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. Al centro della vicenda un ragazzino che vende sigarette di contrabbando ed entra nel mondo dei ‘grandi’ con un furto di giocattoli. Uno dei due autori, Salvatore Striano, uscito dal carcere da nove anni e poi diventato attore, ricorda ai presenti che, pur non avendo più i suoi diritti civili, fa molto per i ragazzi come lui e si autodefinisce ‘un attore socialmente utile’.
È poi intervenuto il regista Gaetano Di Vaio. Anche lui, durante i suoi otto anni e due mesi di reclusione ha conosciuto la cultura e dopo la sua uscita dal carcere ha fondato la casa di produzione Figli del Bronx. Uno dei paradossi della sua situazione è che, pur essendo ormai un esponente di spicco della cultura italiana, non può esercitare i suoi diritti civili né espatriare, quindi non è potuto andare in America per la premiazione del suo film Amor vostro.
Dopo di lui Peppe Lanzetta ha speso molte belle parole per il libro di Salvatore Striano, ricordando il suo passato e la scelta di abbandonare un lavoro ‘sicuro’ in banca per inseguire i suoi sogni. Il regista ha poi parlato di come i sogni possono avverarsi, ma serve rimboccarsi le maniche perché questo accada. Largo Baracche, infatti, ha vinto il Premio della giuria al festival di Roma del 2015 con voto unanime, quando non sembrava avere alcuna possibilità di farcela.
Il Sindaco ha riflettuto a proposito della legalità che non sempre coincide con la giustizia. Si è mostrato, pertanto, contrario ai giudizi frettolosi, perché prima di giudicare qualcuno è necessario conoscere la sua storia pregressa. Ha parlato del lavoro di Di Vaio, di come lo ha conosciuto mente lavorava a Catanzaro e dell’importanza del lavoro culturale, soprattutto in una città difficile come Napoli. Le persone come Striano e Di Vaio, infatti, sono fondamentali per aiutare gli altri a non commettere i loro stessi errori. È grazie a loro che la società migliora ed è per questo che è contrario all’interdizione di Di Vaio dai pubblici uffici e trova assurdo che non possa andare all’estero a ritirare un premio, che darebbe lustro non solo a lui ma a tutta la cultura italiana.
Nonostante l’interdizione, comunque, Di Vaio è referente del Comune di Napoli per quei mestieri borderline che potrebbero essere legalizzati, come ad esempio i venditori abusivi. Il sindaco  vorrebbe, infatti, legalizzare questi mestieri, che non sono esattamente legali ma non sono nemmeno crimini a tutti gli effetti.

 Largo Baracche: un film che fa riflettere

Dopo gli interventi è stato proiettato Largo Baracche, il docufilm di Di Vaio, in cui il regista ha raccontato le storie di sette ragazzi dei Quartieri spagnoli. Sette storie che purtroppo chi abita in quelle zone conosce bene. Storie che girano attorno ad una piazza di un quartiere difficile, dai cui è complicato allontanarsi, soprattutto per chi ci è nato. Sono loro i primi a capirlo e il pubblico non può far altro che osservare le lucide riflessioni di questi giovani uomini già provati dalla vita.
Tra di loro il figlio del boss Mario Savio che parla del suo difficile rapporto con il padre, perché era al 41bis mentre lui era bambino. Poi un parcheggiatore abusivo che chiede al comune un’alternativa alla sua vita fatta di incertezza economica e lavorativa.
Un gruppo di ragazzi, insomma, che capisce cosa è giusto e cosa non lo è, ma non sempre possiede i mezzi per capire come uscirne. Cosa fa la città di Napoli per loro? Quali alternative offre? A tale proposito una madre si chiede perché i suoi figli debbano andare in classi solo con gente del proprio quartiere e non integrarsi con il resto della città. Stiamo parlando di persone che si sentono ghettizzate e sanno che questo non li farà migliorare.
Dopo la proiezione il sindaco ha parlato dei risultati della cultura a Napoli. “L’importante è che si diano alternative” ha detto, e si spera che queste non resteranno solo parole al vento e che il Comune appoggerà sempre più iniziative di integrazione.
Largo Baracche è sicuramente un film da vedere, sia per chi è dentro questi meccanismi, sia per chi non li conosce e vuole capirli. Per conoscere, soprattutto, chi ha capito che esiste un’altra via oltre quella della delinquenza ma vuole che qualcuno gli dia i mezzi per arrivarci. La speranza, uscendo dalla sala, è che in futuro le cose migliorino e che ragazzi così non si trovino ad avere una sola scelta per il proprio futuro.