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Eroica Fenice

libro dell'ultimo flagello

Il libro dell’ultimo flagello di Piero Raffaelli

Il libro dell’ultimo flagello di Piero Raffaelli è stato presentato lunedì 18 maggio presso la libreria Ubik di Napoli, a via Benedetto Croce. Sono intervenuti i proff. Matteo Palumbo e Nicola De Blasi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. In alcuni momenti della presentazione Antonella Trombone, dell’Università degli Studi della Basilicata, ha letto alcuni passi dal romanzo, scegliendo la presentazione del personaggio femminile, la descrizione del deserto siriano e l’epilogo.

Nel corso della presentazione de Il libro dell’ultimo il prof. De Blasi ha analizzato con precisione alcune scelte narrative di Piero Raffaelli. In primo luogo ha commentato la scelta di utilizzare un espediente narrativo molto presente nella letteratura italiana e non solo; si tratta della scelta di utilizzare come narratore un personaggio -Alderisio in questo caso – che non ha partecipato attivamente alla storia, ma l’ha solo ascoltata dal protagonista, Sarlo. L’espediente utilizzato da Piero Raffaelli per il suo romanzo ricorda, pertanto, quello presente nei Promessi Sposi.
Anche il prof. Palumbo ha fatto riferimento al romanzo manzoniano, perché Il libro dell’ultimo flagello contiene al suo interno una parte inventata e una storicamente esatta. Entrambi i presentatori, infatti, hanno assimilato Il libro dell’ultimo flagello a un romanzo storico -quasi una cronaca- grazie alla precisione che Raffaelli ha mostrato nella ricostruzione storica che ha compiuto per la stesura del testo, aiutandosi anche con la lettura dei testi sacri, a partire dal Libro dell’Apocalisse. Il prof. Palumbo ha posto al centro della sua analisi l’elemento mostruoso del romanzo, che ricorda in alcuni punti Il nome della rosa, poiché le descrizioni dei mostri -compiute seguendo con attenzione il gusto medievale- sono molto efficaci. Inoltre il presentatore ha fatto riflettere l’uditorio sulla dicotomia presente ne Il libro dell’ultimo flagello tra realtà e sogno: attraverso l’elemento mostruoso ed onirico infatti, l’autore è riuscito a mettere al centro del racconto una parte nascosta che è nel carattere di ogni uomo. 

Il libro dell’ultimo flagello di Piero Raffaelli 

Nella seconda parte della presentazione il prof. De Blasi ha posto l’accento sull’importanza della narrazione all’interno della trama. In questo romanzo, infatti, la dimensione del ‘racconto orale’ ha un ruolo fondamentale: Sarlo racconta la sua storia al monaco Alderisio che la scrive e lo stesso Sarlo descrive la sua storia al re Roberto il Guiscardo, per pacificarsi con lui dopo il ritorno dalla Terrasanta. Nel Medioevo, infatti, la dimensione orale aveva un ruolo centrale ed era il modo principale per acquisire informazioni; la Lucania inoltre, aveva una posizione geografica che la rendeva un ponte tra Occidente e Oriente, per questo importantissima per le informazioni in transito. 

Il prof. Palumbo invece, ha posto l’accento sulla presenza dei segni dell’Anticristo nel corso del viaggio di Sarlo: la sua è una vera e propria ‘marcia nell’orrore’ in cui si incontra il Male sotto varie forme. Soprattutto è da notare che non è il ‘lontano’ Oriente ad essere sede del male, ma soprattutto il ‘nostro’ Occidente. 
 
L’autore ha chiuso l’incontro ringraziando i presentatori e spiegando che preferisce per il suo Libro dell’ultimo flagello la definizione di ‘romanzo onirico‘. La sua intenzione era quella di avvicinarsi ai cronisti Normanni, che hanno scritto dell’Italia meridionale, utilizzando uno stile vicino allo stile medievale. Inoltre ha spiegato che la scelta di un linguaggio, che da alcuni è stato definito troppo ‘truculento’, è giustificata dal tema del romanzo che non poteva essere descritto in altro modo. 

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