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Eroica Fenice

Mentre aspettavo…

“Mentre aspettavo” è l’opera del giovane regista siriano Omar Abu Saada. L’opera è per la prima volta in Italia, al Teatro Bellini, per il Napoli Teatro Festival 2016, e mette in scena  le problematiche sociali e culturali della Siria. Mentre gli attori si muovono sulla scena, raccontandoci cosa vuol dire vivere sotto fischi di bombe e tra le macerie, poco più a sud del Teatro Bellini di Napoli, nell’effettiva realtà, succede tutto realmente. Cosicché il palcoscenico  diventa  la vita, e la vita mostra di aver bisogno del palcoscenico.

L’opera è ambientata a Damasco, nella guerra civile del 2011: la rivoluzione civile anti-regime, che voleva la caduta del regime di Hafez Al Assad. Il prologo è il seguente: Taim, il protagonista, mentre guida, viene lampeggiato da un’auto e fatto accostare. Da quell’auto esce qualcuno. Servizi segreti? Lo pestano fino a mandarlo in coma. Si capisce che, probabilmente, essendo Taim un giovane ribelle-laico che stava lavorando ad un film di tipo documentaristico, atto a denunciare le condizioni siriane, quel pestaggio non sia un caso.

La scena si apre in ospedale, con una donna, la madre, che recita il Corano al capezzale del figlio in coma, Taim. La scenografia è Dostoevskijana, nella quale, al “primo piano”, ove vi è il letto di Taim, si svolge la trama effettiva dell’opera. E in un piano superiore, su una struttura ad hoc, abbiamo Taim, o meglio, lo spirito di Taim sdoppiatosi dal suo corpo, che ci parla, raccontandosi. Con questo magistrale espediente, Omar Abu Saada riesce a porre la narrazione su due piani, facendoci entrare nella mente di Taim, e, poiché egli è in coma, nel suo stesso coma, nei suoi ricordi, nei suoi sogni. Al racconto di Taim, che si alterna allo svolgimento della trama, si intervallano video estratti da quegli stessi giorni di protesta. Manifestazioni che gridano libertà.

Al livello della classica narrazione, che possiamo ben chiamare primo livello, c’è la famiglia di Taim e i suoi amici che fanno i conti con la sua scomparsa, ma anche con ciò che è connesso alla sua scomparsa: la condizione siriana, la rivoluzione in atto. Da segnalare la sorella, donna siriana, che decide di portare a termine il film del fratello, forse, come a riportarlo in vita. Nel secondo livello dell’opera, lo spirito di Taim ci racconta, con un flusso di coscienza elegiaco, la genesi della guerra civile, lo svolgimento e anche di come, da una rivoluzione pacifica, si sia passati ad una guerra di religione. Di come sia stato possibile che il tutto venisse strumentalizzato dalla Jihad.

Nel flusso di coscienza è interessante la figura di un altro ragazzo, forse amico di Taim, il quale, trovandosi nella mente di Taim (in quel piano della narrazione), molto probabilmente è un suo ricordo. Questo ragazzo racconta una parte cruda della rivolta. Lui aveva sfiorato la conversione agli Jihadisti, fino a che capisce che tra il regime di Assad e i metodi Jihadisti non vi è alcuna differenza

Mentre aspettavo… : la letteratura siriana, paradigma letterario

Cosa si intende per paradigma culturale? È possibile che una letteratura come quella araba possa oggi darci lezioni?È impossibile parlare di letteratura senza fare i conti col tempo di cui quella letteratura è espressione. Ed oggi, mentre la letteratura occidentale lentamente si spegne, con qualche raro spasmo di luce, quasi ultima espressione prima della fine, la letteratura araba sente palesemente il bisogno di esprimersi, di raccontarsi, di dirsi. Le condizioni sociali dell’Occidente sono tali che la dittatura, Orwellianamente detta, si è intimizzata. Questa intimizzazione non fa che nascondere il nemico, sicché il dittatore è stato posto dentro noi stessi, creando caos nelle coscienze di noi occidentali. Mentre per i medio-orientali la dittatura è palese, il nemico è chiaro.

La voglia di realismo della cultura araba sfornerà sicuramente tanti altri capolavori come questo, i quali fra un po’ di anni, quando dovremo, come ben diceva Pasolini, rispondere alla ragione con la ragione, saranno meglio apprezzati. Quando lo sfacelo di cui siamo spettatori passivi rappresenterà il fulcro storico del 21esimo secolo, la letteratura che si pone di rappresentarlo avrà il felice riconoscimento del suo grande coraggio.

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