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Eroica Fenice

Poesia gay oggi: tra esperienze e performance

Poesia gay oggi” è un incontro, nell’ambito del Campania Queer Festival, tenutosi venerdì 24 giugno a Il tempo del vino e delle rose, un grazioso caffè letterario – di nome e di fatto, basta guardare il menù nel quale le colazioni hanno i nomi di scrittori famosi – situato a piazza Dante.

Il luogo è piccolo, accogliente, e soprattutto caldo, tanto che l’incontro verrà spostato all’esterno, dove, però, la situazione non sembra migliorare nonostante gli ombrelloni che fanno ombra.

Si ha l’impressione di entrare in un circolo chiuso, dove tutti si conoscono già o – come nel più grande dei cliché – hanno l’abilità di fare amicizia all’istante.

I due lettori, nonché autori, delle poesie sono Luca Baldoni e Marco Simonelli, entrambi originari di Firenze. Luca è il primo a parlare, leggendo poesie che riguardano la sua giovinezza trascorsa in Irlanda, citando anche personaggi importanti come Mary Robinson, prima presidente della Repubblica Irlandese, a cui viene dedicata un’intera poesia. Quella di Baldoni è una poesia rivoluzionaria, che ci riporta nell’ottica secondo la quale l’omosessualità è ancora oggi una battaglia. Il modo di leggere dell’autore è incerto e poco espressivo, e la sua poesia può essere definita più che altro prosa poetica, che ha di poetico ben poco.

“La poesia gay oggi”, un salto nell’anima di Marco Simonelli e Luca Baldoni, una letteratura carica di emozioni

Arriva il turno di Marco che, più poetico e drammatico, racconta un’esperienza di vita diversa da quella di Luca, una storia di sofferenza carica di non detti, e di detti che sono anche fin troppo forti e violenti, recitati con voce impassibile e poco espressiva, capace di sfatare ogni stereotipo con amara ironia. La situazione cambia quando si passa alla poesia erotica, sfacciata e spiritosa, che potrebbe essere la stessa sia pronunciata da un uomo che da una donna, che urla che l’amore è sempre amore, ma si fa forte della diversità, richiede di essere uguale solo nel rispetto. Le rime di Marco Simonelli caricano e trasportano, sono come un suono martellante che arriva in ogni caso, il finale è pronunciato dall’autore come un orgasmo alla fine di un rapporto.

Seguono poi poche poesie di Emanuela Esposito, lette da Antonio Gerola: sono timide e mistiche, come la presenza della donna alle spalle del lettore. Poesie nostalgiche che richiamano l’adolescenza libera dell’artista, alludendo silenziosamente ad un presente meno roseo.

Una delle spettatrici, Federica Russo, legge a sua volta alcune delle sue poesie, commoventi nella loro acerbità.

Alla fine dell’incontro, i cui momenti salienti sono stati evidenti perché quasi facevano dimenticare il caldo che continuava a tormentare gli spettatori, Luca risponde ad una domanda importante: perché questa necessità di etichettare, di definire la loro “poesia gay”, e non semplicemente poesia d’amore? Perché, spiega l’autore, la letteratura per essere studiata ha bisogno di essere analizzata, catalogata, divisa. Abbiamo la poesia italiana come quella francese, quella ermetica come quella romantica, poeti fiorentini come siciliani.

Tutto questo non limita né determina, ma semplicemente indica una caratteristica fondamentale che rende più facile comprendere uno specifico stile letterario.