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Eroica Fenice

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Racconto le donne: “Non sarà il canto delle sirene”

Il 13 Gennaio, alla libreria “Iocisto” al Vomero si è tenuta la presentazione del libro “Non sarà il canto delle sirene” : raccolta di racconti a cura della Iemme edizioni, sulla femminilità violata.
“Racconto le donne e le loro storie”.
In sala sono presenti  Antonella Ossorio e Nando Vitali, che  insieme a Carmen Pellegrino e Maurizio De Giovanni hanno dato vita ai racconti contenuti nel volume. Con loro anche Antonello De Simone, editore della Iemme che chiarisce subito la volontà di questo progetto di combattere la retorica, che troppo spesso accompagna il tema della violenza sulle donne.  Tale volonta la si riscontra già nel titolo, che parte con una negazione. Quella negazione indica “l’opposizione”, il non voler cadere in banallizzazioni o strumentalizzazione.

E infatti questa presentazione scorre in maniera del tutto diversa e surreale, e si pone come una sorta di seminario sulla scrittura creativa, che prendendo a modello i quattro racconti del volume, intensi e toccanti, fa un excursus sul tema del racconto e sulla scrittura, sull’impulso irrefrenabile che spinge l’uomo a scrivere e su come la scrittura possa essere una risposta.
 
Come si scrive un racconto e come si scrive un romanzo? E che differenza c’è nell’impostazione scritturale da dare all’uno o all’altro?
Il punto focale è che la scrittura è vita in qualsiasi caso, anche se si vuole fuggire dall’autobiografia e si vuole restare in disparte lasciando parlare i personaggi, per ciò che sono, per ciò che fanno, in quelle stesse azioni e pensieri ci sarà sempre qualcosa di nostro.  Ma fino a che punto la vita può incontrare la fantasia? È giusto lasciarsi completamente andare all’immaginazione o è necessario tenere i piedi per terra, restare ancorati a quella che comunemente si chiama “scaletta” per non andare troppo fuori dagli schemi? Esistono in letteratura gli schemi, in fondo?

Antonella Ossorio sostiene che la scaletta è essenziale, se si vuole dare densità al testo, perché la storia è un insieme di cose.
“L’ispirazione è il momento iniziale, ma tutto il resto è sangue e sudore”. Pensa allo scritto come ad una gestazione, anche sofferta, in cui la parte di te che trasferisci nella pagina deve essere ben dosata, consegnata al lettore in scatti fulminei, intensi ma fugaci. Il resto è storia e tale deve essere.
Nando Vitali fa un discorso più “di pancia”. Lui ci mette il sentimento nella totalità, quasi come se non fossi davvero tu a scrivere, è la vita che scrive per te. “La vita ci attraversa”, è lei che detta le parole giuste sulla base di ciò che hai vissuto sulla tua pelle e trasferisci nel romanzo.
Un romanzo deve lasciare il segno, questa è una verità universale, ma non può farlo se lo scrittore non ci ha davvero lasciato qualcosa di se stesso dentro.
L’uomo è imperfetto ed ha anche un tempo limitato su questa terra, ma l’arte e la scrittura, sono le cose che gli danno un’illusione di eternità, gli danno più tempo, in certi casi lo fanno vivere per sempre.


Allora lo scrittore, componendo versi, storie, un racconto, un poema, si illude di star consegnando la sua persona a qualcosa di eterno. È per questo che l’opera non risulterà mai al nostro gusto perfetta. L’arte è in sé qualcosa di tremendamente incompleto, per questo è eterna.

Gli uomini sono il sale della terra, e così i personaggi sono la forza di qualsiasi romanzo. Senza di loro sarebbe il nulla, con loro lo scrittore deve crescere e deve definirli come se fossero figli suoi, nati da quella intensa gestazione: così vanno nutriti, curati ed amati tanto più forte, perché saprai che un giorno ti lasceranno. Se riesci a definire il personaggio in maniera autentica, se gli permetti anche di entrare dentro te e parlare di te, sarà il lettore a non sapere come fare quando arriverà il momento di lasciare andare.

Allora, che differenza c’è tra il romanzo e il racconto, se tutta la scrittura è vita che scorre? La differenza è netta.
Il romanzo è un percorso, che mescola una seria di elementi, e che profuma di vita  e di irrealtà. Un vero e proprio viaggio al termine del quale sei diverso, sei cresciuto, hai guadagnato qualcosa.

Nel racconto sei “solo” te  stesso – il racconto è l’attimo, l’emozione totale che non ha schemi.  Quando scrivi un racconto sei tu da solo, perché non hai il tempo di accogliere personaggi che ti vengano in aiuto, che ti indichino la strada. In uno spazio limitato devi presentarti davvero e in quell’attimo concentrare tutta la tua verità.

Come si può collegare questo discorso alla femminilità violata, che è il tema dei quattro racconti raccolti nel volume? Lo si può fare, perché a detta degli scrittori, la femminilità è essa stessa manifestazione d’arte, è arte.

“Io credo che tutta l’arte si ispiri alla femminilità. Non può essere che quando manca la cultura si sente una sorta di inadeguatezza e questa inadeguatezza porta al vanadlismo più nero? Non si riesce a capire che invece bisognerebbe innalzarsi nell’animo per essere in grado di avvicinarsi a quella femminilità, che è essa stessa arte?