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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 9 articoli

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E’ Guagliune presentano il menù di Agosto

Grande cena e degustazione nella serata di martedì 18 nel Ristorante-Pizzeria E’ Guagliune di Pomigliano D’Arco dove il proprietario Mario Filosa ha imbandito un ricco banchetto per la stampa, presentando i nuovi piatti del menù di Agosto. Noi di Eroica, da veri buongustai, eravamo lì. Pronti per il nostro gustoso racconto? E’ Guagliune, l’inizio Ore 20:00, iniziano ad arrivare i primi invitati e i camerieri sistemano gli ultimi preparativi sulla terrazza decorata di tutto punto. Al centro, un tavolo con tutti i prodotti che saranno serviti durante la cena. Eccellenze campane selezionate personalmente dall’occhio sapiente e critico di Mario Filosa: vini, formaggi e pasta fresca. Qualche invitato curioso, colpito dall’abbondanza e dalla qualità di tale assortimento, non perde occasione per scattare foto, magari anche insieme a un bel Provolone del Monaco. Arrivati gli ultimi invitati e sedutisi tutti ai tavoli, iniziano le danze. E’ Guagliune, gli antipasti La cena viene inaugurata con le immancabili zeppoline d’alghe e con un assaggio di un’interessantissima variante di un tipico piatto della tradizione campana: la pizza di scarole. Una pizza di scarole con tarallo sbriciolato, peperoncino forte e alici salate nata dall’esperienza del maestro pizzaiolo Nicola Trinchese. Una vera delizia. Con le piccantissime bruschette con lardo di colonnato e ‘nduja vengono serviti anche i primi due vini, due bianchi: una frizzante falanghina irpina delle Selve di S. Angelo e un Fiano d’Avellino. Ottime per accompagnare anche la seconda portata di antipasti: bruschette con pomodorino giallo vesuviano e Marinara al ruoto con pomodorino, aglio, olio, olive nere, acciughe e scaglie di parmigiano. Soffice e morbida proprio come vuole l’antica tradizione casareccia. E’ Guagliune, i primi piatti Dopo l’abbondante e succulento antipasto si passa ai tanto attesi primi piatti del giovane cuoco Vincenzo Mingacci: un mezzo pacchero con pomodorino datterino giallo, noci e vongole e tubettoni con fagioli e gamberi. Accompagnati non dal vino bianco ma da un ottimo aglianico rosso. E’ Guagliune, il gran finale Archiviati anche i due pregiatissimi primi, è tempo per una graditissima sorpresa per gli ospiti: il Gran Finale. Mario Filosa si prende la scena, mostra e offre, a uno a uno, i formaggi e i salumi da lui selezionati durante le sue visite in giro per la Campania che gli sono valse il titolo di “Talent Scout dei formaggi”. Ce ne sono di tutti i tipi, dal pecorino ai provoloni passando per le caciotte, e di tutte le provenienze, da Bagnoli Irpino ad Agerola. E’ Guagliune, considerazioni Una cena davvero ottima che ha saputo unire tante portate senza peccare in qualità, proponendo nuovi piatti e accostamenti culinari attraverso il riutilizzo di prodotti D.O.P campani. Prodotti testimoni di tradizioni secolari che non vanno abbandonate. Mario Filosa e tutto lo staff de E’ Guagliune si sono resi protagonisti di un lavoro eccellente realizzando un menù da leccarsi i baffi. Sarà disponibile da agosto, se non sarete impegnati con le vacanze o con impegni lavorativi fateci un pensiero!

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Giappo Academy, la prima scuola di cucina giapponese professionale

Una location d’eccezione, con luci soffuse e vista panoramica sul lungomare partenopeo, ha fatto da cornice all’elegante cena organizzata per inaugurare la Giappo Academy, la prima scuola di cucina giapponese professionale, nata dalla Partnership tra Città del gusto Napoli Gambero Rosso e Giappo Italia, franchising che vanta 12 sedi in Italia. Il progetto, ideato dal fondatore di Giappo Italia Enrico Schettino, mira a diffondere la cultura della cucina giapponese, sempre più richiesta nell’ambito della ristorazione, oltre a formare giovani chef che saranno poi inseriti nel mondo del lavoro, grazie alla collaborazione con Gambero Rosso Academy, che promuove un alto numero di tirocini per gli allievi. Oltre al corso professionale, che avrà inizio a settembre e sarà indirizzato ai diplomati nel settore alberghiero, ai professionisti e agli aspiranti chef, è previsto anche un corso amatoriale rivolto agli appassionati che vogliono approfondire le loro conoscenze sull’affascinante mondo della cucina nipponica. Nel programma sono comprese lezioni teoriche e pratiche che tratteranno gli aspetti culturali, sensoriali e tecnici, per una durata complessiva di 60 ore (compreso l’esame finale) suddivise in due settimane di teoria e attività in aula, con dotazione di strumenti e dispense per per ogni partecipante e con il rilascio di un attestato di frequenza. Hiro, maestro chef della Giappo Academy con un debole per la cucina partenopea I docenti della Giappo Academy sono selezionati tra i migliori professionisti giapponesi, tra cui lo Chef Hirohiko Shoda, detto Hiro, che nel suo curriculum vanta un’esperienza di 7 anni presso “Le Calandre” a Padova (ristorante 3 stelle Michelin) e la partecipazione a programmi televisivi in onda su Gambero Rosso Channel e Rai Uno (La prova del cuoco). Il suo obiettivo è quello di offrire ai giovani del Sud Italia l’opportunità di specializzarsi nel settore, trovando sbocchi lavorativi sia a livello nazionale che internazionale. Gli ingredienti fondamentali per avere successo in cucina sono impegno, passione e condivisione, perché, sottolinea il maestro chef, la soddisfazione più grande consiste nel gustare in compagnia dei piatti cucinati col cuore. Ed è col cuore che Hiro confessa il suo debole per la cucina partenopea, in particolare per la mozzarella, preludio per un connubio tra la tradizione culinaria giapponese e quella napoletana che potrebbe sfociare in originali ed insolite creazioni, come dei rolls a base di salsicce e friarielli! Una cena raffinata con pesce fresco di qualità Tra le pietanze preparate per l’inaugurazione, alla quale hanno preso parte anche il Sindaco Luigi De Magistris e l’Assessore ai giovani e alle politiche giovanili Alessandra Clemente, erano compresi rolls a base di salmone, philadelphia, gambero e avocado, hosomaki con alga nori e salmone, nigiri di salmone, tonno e gambero, mousse scomposta di seppia e zucchine alla scapece con spaghetti fritti di riso soffiato, tartare di bovino e gambero con stracciata di bufala, crema di pomodoro e miso con songino, mandorle e olio di senape. Le portate di pesce fresco preparate al momento dagli chef giapponesi, disposte nei piatti in modo originale e creativo, sono state accompagnate da un ottimo vino spumante Farfalla Zero Dosage dell’Azienda Ballabio […]

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Oro rosso: non solo pomodori e pasta

«Chi mangia un pomodoro regala un tesoro». Questo lo slogan dell’evento Oro rosso che renderà protagonista Sant’Antonio Abate dal 14 al 16 luglio, e che riunirà imprenditori, chef, coltivatori e consumatori amanti del pomodoro e della pasta. Ci saranno dimostrazioni di cucina e degustazioni di piatti tipici a chilometri zero, ogni giorno prevederà musica dal vivo a partire dal primo che sarà “inaugurato” da Tony Tammaro. Oro rosso finanzia un centro polivalente per i giovani abatesi Con Oro rosso oltre a valorizzare il territorio e a omaggiare la propria tradizione, si vuole anche finanziare le attività del centro parrocchiale di Santa Maria Rosanova. Don Salvatore Branca ha acquistato quella che era una vecchia fabbrica di pomodori dismessa e negli anni l’ha trasformata in un centro socio-educativo per i giovani del paese, che conta pochissime strutture sociali. Per il momento la struttura propone doposcuola pomeridiani, attività teatrali e sportive volte a chiamare a sé quella fascia di giovani, dai 14 ai 25 anni, che, se non sono fuori classe, vengono ignorati dalle associazioni sportive. In quanto parrocchia l’attenzione viene anche posta sul singolo individuo, proponendo percorsi di crescita personale: l’obiettivo è aiutare i giovani a trovare una propria voce e, nel tempo, ad offrirgli gli strumenti per approfondire e seguire le propria vocazione, seguendoli fino ad immetterli nel mondo del lavoro. Il sogno di questo centro è aiutare la comunità di Sant’Antonio Abate, permettere alle persone di incontrarsi e crescere per sostenere quella parte di popolazione che non si vuole arrendere, che vuole qualcosa di più ma non ha i mezzi per raggiungere determinati obiettivi da sola. Per ora la struttura conta già un campo di calcio e un teatro con 200 posti a sedere, ma le persone del posto, volontari, si stanno impegnando molto per accrescere sempre di più le potenzialità di questo centro. L’evento rappresenta proprio lo sviluppo e il sogno di questo città. A collaborare con il parroco in questa iniziativa è il pastificio Paletta. Con uno sguardo sempre rivolto a valorizzare i prodotti del proprio territorio, la sua peculiarità è quella di realizzare la pasta con il grano locale senza sottoporlo a eccessive lavorazioni. Si spera con questa collaborazione di rilanciare anche lavori che spesso vengono bistrattati, come quelli nel campo dell’agricoltura. Il progetto è appena nato e quindi la pasta prodotta usando il grano locale sarà in vendita per la prima volta durante la festa dell’Oro rosso. È indubbiamente una manifestazione diversa dalle altre, con un nobile scopo finale. Acquistando i prodotti proposti si può fare nel proprio piccolo la differenza, ma non è da dimenticare che Sant’Antonio Abate è rinomata per la bontà dei suoi pomodori e sarebbe uno spreco non approfittare di una manifestazione che ruota intorno questo prodotto. Foto: Marcello Affuso

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Verdebaccalà: il panino col baccalà fritto

Qualcuno potrebbe forse storcere il naso. Ma quello che stiamo per presentarvi è un’assoluta novità nel panorama culinario. Nasce il Verdebaccalà: il primo panino con il baccalà fritto! Tradizione e innovazione della cucina campana in un unico piatto. Il Verdebaccalà è stato presentato nel corso di una serata per la stampa martedì 4 luglio presso il locale – di recente apertura – Cipajò Pub & Girarrosto di Giugliano in Campania (Napoli), il quale ha chiuso una partnership con Fenesta Verde, storica impresa giuglianese di ristorazione, dalla fama nazionale. Proprio dal dialogo tra queste due realtà nasce il Verdebaccalà. Il panino deriva da uno dei piatti più celebri di Fenesta Verde, il baccalà fritto, che viene rivisitato ed accomodato tra due fette di pane. Il baccalà è il protagonista principale, reso croccante da una particolare impanatura, ed esaltato dalla crema di scarole stufate, dal patè di olive nere e dalla scarola alla carrettiera. Verdebaccalà, l’incontro tra una realtà giovane e una realtà storica Il pub Cipajò nasce da un’amicizia tra quattro giovani imprenditori giuglianesi fondata su tre principi chiave: passione per i viaggi, amore per la cucina ed aggregazione giovanile nel proprio territorio. Durante i numerosi viaggi nella penisola iberica i giovani amici hanno scoperto i Cipaj, centri d’unione e attivismo giovanile volti al miglioramento delle autonomie locali. L’amore per la cucina e l’ammirazione per la filosofia del Cipaj li hanno spinti a mettersi in gioco, dando vita a Cipajò (Cibo – Passione – Joventude). Con un pizzico di novità – e anche con molto coraggio, considerando la particolarità del luogo – il locale vuole essere una forma d’aggregazione per i giovani del territorio, basata naturalmente sulla buona cucina realizzata con prodotti freschi e genuini, prodotti tipici e della tradizione. Proprio nel solco del rispetto della tradizione nasce il connubio con Fenesta Verde, una trattoria storica nata nel 1948 e arrivata oggi alla terza generazione di gestione. ”Spesso si pensa ai pub come ad una cucina di serie B ma noi vogliamo dimostrare che è un pensiero errato. La buona cucina è la regina indiscussa dei nostri territori e dei nostri piatti che sono sì calorici ma pensati e creati con prodotti di prima qualità”, ha affermato Domenico Iovino, uno dei titolari dell’attività.  I giovani imprenditori, visibilmente emozionati ma decisi, hanno trasmesso alla sala, gremita di gente, una grande e fresca energia: ”Abbiamo deciso di unire la realtà ambiziosa e giovane di Cipajò – insieme al concetto d’innovazione che si porta dietro – al nome di Fenesta Verde, che è per eccellenza il ristorante della tradizione. L’incontro è stato dei migliori”, – ha spiegato Emanuele Bifaro, altro socio dell’attività.  Dell’importanza di farsi spazio tra la modernità ha parlato anche Laura Iodice, chef della famosa trattoria giuglianese: ”È importante amare il proprio paese e portare avanti le proprie tradizioni, bisogna dare lustro a quest’ultime apprezzando i prodotti del nostro territorio”.  La serata ha visto un menù ricco e vario, con prelibatezze gourmet che sposano perfettamente sapori rustici e tradizionali. Il Verdebaccalà, dal […]

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Terrazza Maresca Restaurant, arte e tradizione brillano a Capri

Bellezza. Cura per i dettagli. Bianco predominante come nel resto dell’incantevole isola di Capri, quasi a richiamare un glorioso passato e ad abbracciare le menti in un’atmosfera ellenica. Delle rose sospese a mezz’aria sui tavoli ad imprevedibili cadenze donano i propri petali al tempo, posandosi sui tessuti sottostanti. Sono questi i primi elementi che catturano di Terrazza Maresca Restaurant, nuovo polo d’eccellenza della cucina italiana che nasce da un’idea dell’imprenditrice Antonella Tizzano, in collaborazione con lo chef Corrado Parisi. Si tratta di un progetto che propone un’esperienza culinaria unica la quale, unita all’interior design di lusso, offre all’esclusivo pubblico di Capri una cucina gourmet inusuale, controcorrente, ma che ammicca dovutamente alla tradizione. Nel menù non mancano eccellenti proposte di mare e di terra, con un’attenzione particolare rivolta alla qualità, nonché alla valorizzazione della tecnica e dei piatti italiani che miscelano semplicità e legame con il territorio. Su una delle più belle terrazze di Capri, all’esterno del Relais Maresca, lo chef Parisi, nato in Sicilia, cresciuto in Germania e con un’esperienza e una formazione internazionale, porta le tradizioni culinarie del “Regno delle due Sicilie” sull’isola azzurra. “È stata complicità al primo sguardo con Antonella, un incontro fortuito che ha portato alla nascita di questo nuovo concept restaurant. Siamo pronti per proporre, su questa straordinaria isola, un’esperienza culinaria unica e che difficilmente si potrà trovare altrove”, riferisce Parisi. Terrazza Maresca Restaurant, sinergie e creatività Con una significativa presenza in questo settore da lungo tempo, e con due ristoranti a Cannes e in Costa Azzurra, Antonella Tizzano ha incontrato Parisi durante la kermesse gastronomica “Festa a Vico”. Dall’unione di queste due vive creatività, è nato il progetto del nuovo ristorante gourmet. Tutte le materie prime utilizzate sono a km 0, provenienti dal territorio, l’ispirazione della cucina resta prevalentemente mediterranea ma con una forte influenza sicula, che accarezza il palato confermandosi nella propria ricercatezza ed alta qualità. Nulla di ciò che viene servito resta oggetto di minor attenzione: dall’eccellente lavorazione e lievitazione del pane, all’accuratezza degli assaggi di mousse di tonno guarnita con fragole, fino alla freschezza di ostriche, ricci e frutti di mare, tutto stupisce facendosi accompagnare da notevoli taglieri di salumi e formaggi di primissima scelta. Lo chef Parisi, a conclusione dell’accogliente serata di inaugurazione, offre al proprio pubblico un coinvolgente show cooking nel quale mostra la preparazione del delicato dolce con panna e frutti di bosco che verrà poi servito. In una delle più incantevoli isole del mondo, una nuova eccellenza rende orgogliosa l’Italia e offre indimenticabili delizie che non deluderanno alcun ospite.  

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MM lounge restaurant, un’esperienza multisensoriale

Un giardino accogliente e confortevole dotato di un piccolo angolo bar e di una mini piscina con un led a parete che proietta una cascata virtuale, simulando il suono del rilassante scroscio; una sala elegante e raffinata in cui è esposta, assieme a tre grandi quadri dalle tonalità vivaci, la ricca varietà di vini e di liquori proposti: per entrambi un design ed un arredamento easy chic, minimal e ricercato, che a tratti rimanda alle atmosfere orientali/zen, dove a prevalere sono i colori caldi e scuri. Una scelta forse voluta per esaltare il contrasto con la luminosità di ciò che più di ogni altra cosa colpisce entrando nel locale, quella che appare come la più bella cartolina mai dipinta: una terrazza sul mare a cui fanno da cornice i colori di un sole che si congeda al termine della giornata, per un’immagine che toglie il fiato. Si presentava così domenica 11 giugno, l’“MM lounge restaurant”, il nuovo locale a Torre del Greco, alla Via Calastro n. 16, nato dal format di Clarence Seedorf e Kevin Noel, con l’imprenditore napoletano Giorgio Parisi, i quali, per festeggiare il primo mese di attività, hanno organizzato l’evento “MM sunset – Sax on the beach”, ovvero, “il saluto al sole”, un’idea innovativa che ha piacevolmente sorpreso tutti i presenti. Intorno alle 20:15, infatti, un sassofonista a bordo di un piccolo gozzo, è arrivato dal mare ed ha raggiunto la riva della piccola spiaggetta a ridosso della terrazza, intonando brani classici della tradizione partenopea: una performance emozionante e di forte impatto emotivo, che ha reso speciale uno dei momenti senz’altro più suggestivi della giornata, il tramonto. La serata è proseguita poi con la musica dal vivo, affidata ad un duo di chitarra e voce e con una formula piuttosto ampia per quanto riguarda la scelta della consumazione: dal semplice aperitivo, alla degustazione di vini, alla cena, servita ai tavoli da un personale cordiale ed efficiente. A deliziare i palati degli ospiti, che hanno aderito numerosi, ci ha pensato lo Chef Giuseppe Langella di Torre del Greco, preparando finger food e mono porzioni con i prodotti tipici della nostra tradizione ed il pescato del giorno, ma abbinandoli ad ingredienti innovativi, particolari, proponendo accostamenti a tratti azzardati e realizzando infine piatti invitanti ed appetitosi. Non casuale poi, si è rivelata la scelta dell’impiattamento e dei colori delle pietanze, molte delle quali, in particolare il pesce, riecheggiavano e rendevano omaggio alle tonalità del corallo, elemento imprescindibile quando si parla della Città di Torre del Greco. Il tutto accompagnato dai vini delle migliori cantine italiane e straniere e, per gli estimatori del genere, dal sofisticato Champagne Laurent Perrier. Un mix di fattori e situazioni che ha reso l’evento una vera e propria esaltazione multisensoriale: suggestione ed incanto per gli occhi, melodie coinvolgenti ed inebrianti per orecchie e cuori, prelibatezze per il palato, una brezza proveniente dalla terrazza che ha esaltato i profumi di cibo e bevande e per finire la consapevolezza di una realtà inconsueta per i nostri standard, di […]

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Zzambù: gusto, qualità e parlesia

Pizza o hamburger? Ristorantino o pub? Questi sono i dilemmi che attanagliano ogni goloso quando c’è da organizzare una serata mangereccia, specialmente nel fine settimana. Una risposta cerca di darla Zzambù, nuovo tempio del gusto ubicato a Napoli sul lungomare Partenope al civico 9. Da Zzambù, nome quanto mai parlante: infatti non c’è bisogno di scegliere. C’è sia un assortimento di deliziose pizze, firmate Di Matteo, che una vasta di scelta di panini gourmet. Tutto questo in un locale affascinante, sospeso tra il moderno e il classico, intessuto di arte ma anche di tradizione. Il naming trae appunto ispirazione da quello che nasce come un linguaggio sottodialettale, usato dai musicisti partenopei fin dal ‘700: la Parlesia (da ricordare i testi di Pino Daniele nei quali ha inglobato termini di questa vera e propria lingua). L’ispirazione si intuisce anche da un progetto che anima uno dei piatti in menù: i fagioli alla Bungtbangt, omaggio al musicista e cantautore napoletano Maurizio Capone, fondatore del gruppo omonimo della pietanza, pioniere della “musica eco-sostenibile” e da sempre impegnato in laboratori (spesso svolti nelle carceri) attraverso i quali insegna ai partecipanti a costruire strumenti musicali con materiale riciclato. Difatti la ricetta di questi fagioli alla messicana è ottenuta da “ciò che resta” delle verdure di stagione e parte del ricavato delle vendita di questo piatto sarà devoluto ad un nuovo progetto di Maurizio. Zzambù tra Di Matteo e Penny Black Eccellenza riconosciuta e attribuita alla cucina napoletana sia in Italia che all’estero, la pizza è stata inglobata in questo progetto nella persona di Salvatore Di Matteo, noto pizzaiolo e friggitore napoletano, ultimo erede di una dinastia storica di pizzaioli, nata nel 1897 nella cinta urbana partenopea. Salvatore sceglie di affiancare Zzambù col suo nuovo format, incentrato sul racconto della tradizione della pizza napoletana, grazie ad un percorso fatto di evoluzione, attraverso la ricerca di prodotti di eccellenza legati al concetto di territorialità, che lo hanno gradatamente condotto ad un concept di pizza “gourmet”. Eccone qualche assaggio: la Marinara rustica con pomodoro del Piennolo, aglio dell’Ufita, origano di montagna e olio evo; la pizza fritta Essenzia con provolone del monaco, pomodoro del Piennolo, provola di latte vaccino e basilico; la pizza  Mon Amour con fior di latte, mousse di ricotta, radicchio rosso, zucchine grigliate e olio evo; la pizza Tonnarella con fior di latte, pomodorino Corbarino, crema di cipolle caramellate, tonnetto alletterato, olive taggiasche, formaggio pecorino e olio evo. Il progetto Zzambù è nato anche da un’idea di quattro professionisti napoletani che vantano esperienze e competenze in un altro apprezzato campo gastronomico: la Burgeria. Lo dimostrano le ricette dei panini in menù, ispirate a quelle che furono del Penny Black; eccone alcune: o Prufessorë (il posteggiatore) con hamburger di maialino nero Casertano, funghi porcini, caciocavallo irpino e salsa all’aglianico e noci; il panino Parlèsia con pulled pork, cheddar, insalata coleslow, salsa barbecue e cipolle croccanti nel filoncino all’olio; il Bacone (o’malament) con hamburger di scottona, melenzane a funghetto bianche, pomodorini gialli, scaglie di parmigiano e mousse di pesto al basilico. L’anteprima stampa: il menù Durante la presentazione ufficiale alla stampa abbiamo avuto il privilegio di assaggiare una degustazione di questi […]

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La Sfogliacampanella, tra tradizione e originalità

L’arte della sfogliatella richiede un talento da pochi, è una tecnica antica gelosamente custodita dai napoletani: mai avidi, però, in quanto le permettono di girare l’Italia, farsi conoscere ed amare, in ogni sua veste, dalla classica frolla alla prelibata Sfogliacampanella. Da un’idea di Vincenzo Ferrieri, vive la storia di una riuscita variante della sfogliatella: la Sfogliacampanella, così chiamata proprio per la forma che ricorda quella di una campana, si presenta come una sfogliata riccia all’esterno, ma ripiena all’interno di un gustoso segreto da svelare. Dal punto vendita  “show cooking“ di Sfogliate lab sito in via San Biagio dei Librai, si può assistere dal vivo alla preparazione della Sfogliacampanella che si sceglie di gustare. Qual è allora la specialità di questa bontà da scoprire? Com’è fatta la Sfogliacampanella? Dopo aver diviso il pesante blocco di impasto in tanti più piccoli pezzi, li si lavora per poi posizionarli sui coni convessi d’acciaio, che daranno l’inconfondibile forma alla Sfogliacampanella. Basteranno appena 15 minuti di cottura perché la gustosa campana sia pronta per essere impreziosita con i più dolci condimenti. L’interno della particolare sfogliatella è interamente ricoperto di finissimo cioccolato, che alla perfezione si sposa con la croccantezza della sfoglia (caratteristica che distingue la riccia dalla ben più morbida frolla) e altrettanto armoniosamente si fonde con un altro ingrediente: una squisita crema di ricotta che fa viaggiare chi l’assaggia fino all’isola del cannolo. Si torna poi ad un sapore tutto partenopeo con il protagonista tanto atteso delle tavole della domenica napoletana: ad attendere il palato, c’è proprio, infatti, un piccolissimo babà che si lascia avvolgere nella raffinata crema di ricotta. (Penultimo) tocco d’artista è una punta di cioccolato, che chiude la base della dolce campanella, ora pronta per la decorazione finale con altra cioccolata fusa fatta colare sulla punta più alta della Sfogliacampanella. Una spolverata di zucchero a velo e la golosità di casa Ferrieri è pronta per essere servita. Innanzi alla vetrina la scelta è ardua: al di là della classica con ricotta e cioccolato, la Sfogliacampanella si presenta ai suoi ammiratori in una molteplicità di varianti, tutte da provare. Da un gusto ancora famigliare come il gelato al pistacchio oppure il caffè, fino all’arancia e al croccantino che esalta ancora di più la morbidezza del cuore di babà che contraddistingue la Sfogliacampanella: a chi ama il sapore intramontabile della classica sfogliatella riccia, ma non rinuncia al sapore di una sorpresa, non resta che assaggiare di persona il fortunato incontro tra tradizione e novità, figlio della peculiarità da sempre napoletana, trasformare l’arte di arrangiarsi in bellezza (e, a questo punto, squisitezza). Foto: Marcello Affuso

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La storia e il gusto: O’ cappiell ‘e Pulecenella di Bell e Kavr

Il sole non manca mai in via Portamedina, quando il giorno pulsa in sintonia con il forno di Bell e Kavr, deliziosa pizzeria-rosticceria nel cuore di Napoli. Da una profumatissima pizza margherita (a tutto tondo e a portafoglio) alla semplice marinara, per finire con una succulenta frittatina e un simpatico pignatello ripieno, tra tutte le golosità dolci e salate del pizzaiolo Alessandro Borella, gli amanti dello street food partenopeo non avranno che da scegliere. La specialità è senz’ombra di dubbio “O’ cappiell ‘e Pulecenella“, una pizza tutt’altro che ordinaria: prima fritta e in un secondo momento passata al forno, condita con i più vari ripieni (tanto con ricotta e mortadella quanto col celeberrimo salsiccia e friarielli): una prelibatezza che prende il nome proprio dal cappello della più famosa maschera napoletana e che proprio quel mondo fatto di fantasia e risate richiama. “O’ cappiell ‘e Pulecenella” di Bell e Kavr, il folklore bacia il sapore Il nome di questo delizioso cono ripieno non è di certo stato scelto dal caso: Bell e Kavr si sta infatti attualmente impegnando per la raccolta firme per l’inserimento della maschera di Pulcinella, forse il più famoso simbolo che viene associato alla bella Napoli, nella lista dei beni culturali protetti dell’UNESCO. La storia di questa iniziativa inizia un anno fa e poco più, nel laboratorio dell’artista Lello Esposito, che ha tanto a cuore la storia e la metafora di Pulcinella e altrettanto ha contribuito a farla scoprire e apprezzare in tutto il mondo. Sabato 3 giugno, O’ cappiell ‘e Pulecenella ha incontrato, così come continuerà ad incontrare ogni giorno, le bocche golose degli abitanti del napoletano e gli stomaci dei curiosi che si fanno turisti – anche e soprattutto – delle nostre delizie. Che tutto questo ci ricordi, nella sua semplicità, la sua fragranza unica e inconfondibile, che le cose buone che nascono a Napoli meriterebbero di vivere in ogni dove. Foto: Marcello Affuso

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