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Eroica Fenice

Guida, Rogiosi e Alessandro Polidoro in piazza con Iocisto e LiberArte

Il 31 Maggio, alle ore 18:00, presso la libreria Iocisto in piazza Fuga, le case editrici Rogiosi, Guida e Alessandro Polidoro hanno presentato, insieme al Comitato Liber@Arte, brillante iniziativa socio-culturale di cui i tre editori si fanno promotori, sei libri di loro edizione (due per casa editrice).

Alessandro Polidoro Editore ha presentato al pubblico L’Antica Pizzeria da Michele di Laura Condurro e Fesserie ‘e Cafè di Salvatore Bonavita. Rogiosi Editore ha presentato sia Gli Angeli guerrieri della terra dei fuochi di Amedeo Caramanica che I fantasmi sono innocenti di Maria Gargotta. Infine, Guida Editore ha presentato al pubblico A caccia di unicorni di Bruna Chianese e Mosaico di Virginia Bernardi.

Si tratta di sei libri tutti diversi l’uno dall’altro, ma aventi in comune il tema dell’amore, ognuno declinato a proprio modo: c’è l’amore familiare e per le tradizioni di Condurro, l’amore verso la propria lingua di Bonavita, l’amore (spesso negato) verso il prossimo di Caramanica, l’amore violento di Gargotta, l’amore verso sé stessi di Chianese e l’amore positivo/negativo/negato di Bernardi.

A introdurre gli autori Federica Flotta, la quale definisce la scuola di scrittura napoletana – intesa come concentrazione geografica – come la più prolifica e apprezzata nel panorama letterario nazionale. Quasi a fare da eco, il rappresentante del Comitato LiberArte annuncia che il prossimo Marzo (2018) anche Napoli avrà, come Torino e, da quest’anno, Milano, il proprio Salone del Libro, che dovrebbe essere ospitato nella magnifica cornice del complesso monumentale di San Domenico Maggiore.

Tanto vanto quindi, non solo per le case editrici locali e per gli scrittori – non solo emergenti – partenopei, ma per un’intera città che potrebbe finalmente vedersi restituito il ruolo di punta, di punto di riferimento culturale nazionale, così come lo è stato in passato.

Il primo autore a prendere parola è Bruna Chianese per introdurre il suo A caccia di unicorni. Lo fa ponendo una domanda agli ascoltatori: “ma voi vi amate?” Brusio di fondo. Lei non si è mai amata e ha deciso di scrivere questo libro non solo come testimonianza del proprio percorso di crescita, ma anche per invitare il lettore a intraprendere la stessa strada, a scoprire e imparare a esprimere il fascino intrinseco che ognuno di noi possiede e nasconde dentro di sé. A riconoscere, apprezzare, innamorarsi e quindi “appropriarsi” della bellezza altrui per accrescere la nostra. Perché la vera malattia è la tristezza e la tristezza è frutto dell’assenza d’amore che proviamo innanzitutto nei confronti di noi stessi.

È stato quindi il turno di Laura Condurro, pronipote del celeberrimo Michele, della cui pizzeria racconta la storia nel suo L’Antica Pizzeria da Michele. Tanta saggezza popolare, devozione e passione non solo nei confronti dei propri cari ma soprattutto verso un’arte antica come quella della pizza. Tutto nasce dalla necessità di eccellere in qualcosa, ci dice Laura. E l’eccellenza si ottiene solo con il duro lavoro, non del singolo ma di una comunità. Di una famiglia, per l’appunto. Perché la passione, senza un certo rigore, non può dare frutti.

Totalmente diverso il legame che intercorre tra i protagonisti dei quattro racconti, di varia lunghezza, che compongono Mosaico di Virginia Bernardi. Ogni racconto si basa su una relazione di tipo amorosa, relazioni tutte diverse le une dalle altre. Ma c’è di più, perché il piatto principale, il sentimento amoroso, è accompagnato da “temi collaterali” dalla portata non indifferente, quali la sofferenza e la frustrazione davanti alla malattia, mortale, di un proprio caro. L’autrice ci tiene a dire che è un libro scritto con tutti i sensi e che quindi coinvolge tutti i sensi. Un libro nel quale ognuno può mettere un po’ di sé. Un libro che vuole lanciare il messaggio che solo con l’ironia siamo capaci di andare avanti.

Di tutt’altro peso è invece la riflessione a cui tende Amedeo Caramanica che nel suo Gli Angeli guerrieri della terra dei fuochi, mescolando l’utile al dolce, suo mantra di impronta oraziana, senza mai tra-scendere nel reportage giornalistico, vuole scuotere l’animo del lettore su uno dei temi più scottanti degli ultimi anni: la morte per cancro di un indecente numero di bambino a causa dell’inquinamento presente nella cosiddetta “Terra dei fuochi”. L’intento è la catarsi di chi legge: perché verba volant, scripta manent.

Più leggera la riflessione a sfondo linguistico a cui invita Salvatore Bonavita che nel suo Fesserie ‘e Cafè raccoglie e commenta una serie di espressioni tipiche della lingua napoletana a cui ognuno di noi è più o meno legato. Un “lessico familiare” cittadino. Una città che ci scorre nelle vene insieme al sangue e al caffè e all’acqua di mare. Una città che cambia e che parla un po’ diversamente grazie al nuovo gergo dialettale giovanile. Una città che qui, attraverso la sua lingua, viene più raccontata emotivamente che analizzata scientificamente.

Prima di chiudere l’incontro, ci viene presentato lo spirito di Giuditta Guastamacchia, fantasma della Vicaria e protagonista di questo romanzo giallo sui generis. Maria Gargotta dice di aver rubato il suo titolo, I fantasmi sono innocenti, al poeta e scrittore Alfonso Gatto, e lo ha fatto perché questa donna mostruosa e meravigliosa, contemporanea di Eleonora Pimentel Fonseca ma con la quale non ha niente in comune, giudicata malissimo dalla storia, sembra meritare finalmente un riscatto che il lettore non può riuscire più a negarle.


Foto: Marcello Affuso

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