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Eroica Fenice

John Peter Sloan al Festival Mann: Real Life English e la didattica dell'inglese

John Peter Sloan al Festival Mann: Real Life English e la didattica dell’inglese

John Peter Sloan presenta il suo libro Real Life English in occasione del Festival Mann, una maestosa macchina culturale che anima il Museo Archeologico di Napoli in ogni suo ambiente. Dal 21 al 26 Marzo grande affluenza di curiosi ed appassionati di letteratura, teatro, arte, cultura in senso ampio affollano le gradinate di uno dei musei storici del capoluogo partenopeo. Ed Eroica Fenice risponde all’appello.

John Peter Sloan nella Sala Stellata del MANN

John Sloan si presenta in un sabato soleggiato sul palco della Sala Stellata: una platea sorprendentemente gremita di spettatori di ogni età, navigate insegnanti di inglese con figli al seguito, addetti stampa, appassionati attendono il discorso di uno dei più famosi insegnanti di inglese in Italia. L’autore di Real Life English è specializzato proprio nella didattica dell’inglese per studenti italiani e lancia in una serie di presentazioni questo sul nuovo manuale, che mira ad insegnare (traduco liberamente) l’inglese della vita di tutti i giorni.

Il britannico più famoso della tv italiana si presenta nella sua semplicità nella Sala Stellata del Museo Archeologico di Napoli: archetto, jeans, camicia, una parlantina tagliente, in italiano, straordinariamente vicina al parlato di tutti i giorni, quello che sentiresti parlare, con gli inevitabili influssi dall’inglese, da un amico durante una cena informale. Con questa formula già rodata sia in televisione, fra Amici di Maria de Filippi e Zelig, John Peter Sloan ci racconta delle tante disavventure e dei numerosi misunderstanding che fanno parte, inevitabilmente, del lungo processo di acquisizione e insegnamento di una lingua straniera: del bambino che insiste per dire “one, two, three”, la cui pronuncia italianizzata farebbe intendere “uno mastica un albero”, ci parla dei grandi pregi e difetti sia culturali che linguistici degli italiani, ma soprattutto ci racconta del lungo e a tratti comico percorso che lo ha portato a diventare uno dei più famosi insegnanti d’inglese d’Europa.

Il metodo di Real Life English

Il metodo di Sloan è un mix di idee già rodate nel mondo glottodidattico e al contempo di innovazioni personali sperimentate nei tanti anni di insegnamento: in Real Life English John si propone di insegnare un inglese della vita quotidiana, senza tralasciare la giusta pronuncia delle parole in un’ottica contrastiva italiano-inglese.

Chi lavora nell’ambito della didattica delle lingue sa bene che lo scoglio insormontabile è sicuramente quello della pronuncia, il marchio dello straniero: come insegnare una corretta pronuncia senza ricorrere alle articolate classificazioni delle scienze linguistiche? Sloan risolve l’arcano proponendo di abbinare, a dei suoni particolarmente complessi, delle emoticons, degli smiles, insomma delle espressioni facilmente e universalmente comprensibili che si rifanno alla vita di tutti i giorni. Per pronunciare la s di sdoganare si rifà all’immagine di una mosca, per quella di stalla usa l’icona di un serpente, per il suono indistinto (schwa) del napoletano ha la grande intuizione dell’uomo morente (testa indietro, suono gutturale dalla gola, impossibile da spiegare a parole in un articolo).

Con Real Life English John Peter Sloan porta in Italia un metodo che dà già i suoi frutti in tutto il mondo e che ad oggi ha attecchito in un certo modo solo fuori dalla realtà scolastica italiana (è il caso dei centri che privatamente organizzano corsi di lingua per bambini o adulti) mentre la scuola resta ancora troppo ancorata ad una didattica di tipo tradizionale con metodi che risalgono all’inizio del secolo scorso.

Quest’uomo ha quindi fatto breccia con un pizzico di furbizia, un quintale di carisma e preparazione, in un castello dalle fondamenta molto deboli, per svecchiare alcune nostre tendenze vecchio stile. Ha capito qualcosa che molti insegnanti ignorano: parafrasando Sloan, non basta trasmettere un’idea dal mio cervello di docente al tuo di allievo, questa à la metà del mio lavoro; l’altra metà consiste nell’assicurarmi di aver lasciato un impronta in quel cervello di apprendente, offrendogli un’esperienza coinvolgente, divertente e stimolante che resti nel tempo.

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