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Eroica Fenice

Aggressioni filmate: la moda degli automi

Anni addietro, se in una scuola veniva malmenato uno studente o per strada veniva consumata un’aggressione, l’istinto del passante o di qualsiasi terzo estraneo alla vicenda era quello di dare l’allarme, chiamare soccorsi, far qualsiasi cosa, insomma, perché la violenza fosse stroncata.

Oggi le cose sono cambiate.
La nostra tecnologica e civilissima società registra atteggiamenti ben diversi nei soggetti che assistono ad atti violenti: non denunce, ma aggressioni filmate. Non è più necessario, infatti, tuffarsi in un film d’azione o in un vivace gioco virtuale per essere spettatori della violenza, è sufficiente guardare un telegiornale a caso o girovagare annoiati per il web, che una o più aggressioni filmate fresche di giornata saltano fuori grazie alla moda degli automi.

Gli automi non sono macchine, né originali personaggi fantascientifici, ma i “genitori” delle aggressioni filmate, coloro che hanno preferito essere spettatori della vessazione piuttosto che andare in cerca di soccorsi.
Lo strumento da loro prediletto è il cellulare, che consente di filmare l’aggressione e di condividerla in diretta su qualsiasi social network. È agghiacciante. Ma ancora più agghiacciante è che molto spesso la società premia gli automi con lodevoli parole, poiché le aggressioni filmate possono essere prove visive per incastrare gli aggressori.
Possibile che a nessuno venga in mente di chiedere perché stare immobili a registrare un proprio simile malmenato, insultato, torturato, terrorizzato anziché correre in cerca di soccorsi?
È forse paura? Del branco, delle conseguenze? Può darsi. Ma molto spesso l’automa, nonostante si professi apertamente innocente, è colui cui appartengono le risate che fanno da sottofondo alle aggressioni filmate, è lo stesso che incita – assieme ad altri automi – il malcapitato aggredito a difendersi o, peggio, il branco a rincarare la dose. L’automa non ha più una coscienza propria, è schiavo della pseudo-coscienza della massa.

No, gli automi non sono diversi dal branco, sono parte del branco, e la società dovrebbe smettere di ignorare che sono anche pericolosi e involuti come il branco. Preoccuparsi delle aggressioni filmate e fare da spettatore è un tacito consenso alla violenza, è affermare d’essere indifferenti alla sopravvivenza della vittima, alla sua salute, alla sua condizione di essere umano.
Le aggressioni filmate sono una delle varie prove tangibili che in molti hanno oramai accettato un mondo fatto di violenza e derisione, reputando “normale” l’atto di bullismo in una scuola e le aggressioni lungo le strade.

-Aggressioni filmate: la moda degli automi-

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