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Eroica Fenice

Alla fermata dell’autobus

Mi trovavo alla fermata dell’autobus. Pioveva ma le goccioline d’acqua non potevano scalfire la mia felicità. Ero a -1. Avevo appena collezionato un altro bel voto sul mio libretto. Era il trentanovesimo esame. Tesi pronta. Ero a un passo dalla tanto attesa Laurea.

Mi perdevo nei miei pensieri, immaginando che vestito avrei comprato per la discussione, di che colore avrei stampato la copertina della tesi, se qualcuno dei miei compagni sarebbe capitato nella mia stessa seduta. Ad un tratto si avvicina un signore distinto ma allo stesso tempo trascurato: aveva una barba di 5 – 6 giorni, capelli, pochi, non pulitissimi ma uno sguardo scaltro e per bene. Mi si avvicina e cerca, con educata insistenza, di vendermi dei calzini.

–  Salve signorina, le servono dei calzini? 3 paia 5 euro. È un affare. Sono calzini da uomo ma lei può tranquillamente adattarli al suo piedino o regalarli al papà, al fidanzato, al fratello. –

Io, che di calzini non ho bisogno, soprattutto in inverno quando per combattere il freddo indosso delle sensualissime calze di lana, con altrettanta educazione rifiuto ma dinanzi ad una così gentile insistenza, mista a simpatia e allegria, non posso restare indifferente. Prendo un euro dalla tasca e con garbo gli chiedo di considerare quel piccolo gesto come un caffè da me offertogli.

–   Signorina ma lei è gentilissima! Ma che brava ragazza! Cosa fa qui alla fermata del pullman? –

–   Torno a casa. –

–   È andata all’Università? Cosa studia? –

–   Mi sto per laureare in Lettere Classiche. – 

–  Ah ma complimenti!!! Tutti dovremmo conoscere il greco e il latino, sono la base imprescindibile della cultura occidentale. Dovrebbe essere patrimonio di tutti. –

Resto poco sorpresa dalla sua osservazione: avevo capito sin da subito di trovarmi davanti ad una persona intelligente. Ad un tratto, mentre elogia la bellezza della classicità, il mio nuovo amico si ferma e:

– Ma allora lei vuole fare l’insegnante? –

Io, con l’orgoglio negli occhi, confermo la sua supposizione. Ma resto sbalordita: vedo il venditore di calzini ficcarsi una mano in tasca, scavare, prendere l’euro che gli ho dato e porgermelo:

– Signorina! Ma allora perché mi ha dato un euro! Se lo tenga! Lei vuole fare l’insegnante! Lei è povera quanto me!!! In Ucraina io facevo l’insegnante di Storia e Filosofia… –

All’improvviso il mio trentanovesimo esame e il mio bel voto svaniscono nella nuvola di smog lasciata dall’autobus (il mio autobus) appena partito.

Spero di poter, un giorno, vendere almeno calze di lana supersexy.