Seguici e condividi:

Eroica Fenice

alluvione a genova

Alluvione a Genova: colpa di tanti, braccia di pochi

Ennesima alluvione a Genova. Ormai è diventata una triste consuetudine: in questo periodo dell’anno, i genovesi sono alle prese con le pale e il fango. Le alluvioni e le calamità naturali a Genova hanno storia lunga: già nel 1970, le fortissime precipitazioni del 7 e dell’8 ottobre provocarono l’  esondazione del Bisagno e del Fereggiano e la piena dei torrenti Sturla, Polcevera, Leira, Chiaravagna e Cantarena, con il crollo del ponte romano situato nella zona di S. Agata, di cui restano solo alcune rovine.  Oggi, come più di trent’anni fa,  ad  Ottobre la città  ligure di blocca in un pantano di fango e di giustificazioni. La notte fra il 9 e il 10 Ottobre, Genova ha rivissuto le stesse paure del 2011 e gli abitanti sono stati costretti  spostarsi ai piani alti delle case. Da quella notte, la città è immobile.

I disagi sono stati tantissimi: auto sommerse, linee ferroviarie interrotte, impossibilità di raggiungere il posto di lavoro, scuole chiuse.  Sono più di 200 i genovesi costretti ad abbandonare le proprie abitazioni ed accolti in delle strutture specifiche allestite per far fronte all’emergenza: una di queste, quella di Pontedecimo, a Nord del capoluogo ligure, offre accoglienza agli sfollati di Volpalcevera che venerdì sera, a causa di una frana, hanno lasciato la propria casa.

La gente ha paura, è spaventata. C’è rabbia sul volto dei genovesi e un interrogativo aleggia nell’ aria  che si fa sempre più tesa: di chi è la colpa?

Come spesso accade in queste situazioni, le responsabilità non ricadono mai solo su una persona. Le polemiche al sindaco, Marco Doria, dilagano, e infuriano quelle contro la Protezione Civile, per la mancata allerta dell’ alluvione della notte fra il 9 e il 10; ma, forse, la vera responsabile di tutto ciò è la lentezza con cui queste questioni vengono affrontate: per ben tre anni, i lavori che avrebbero consentito di aumentare la portata del torrente Bisagno nel suo tratto finale, quello che  dalla stazione Brignole  arriva alla foce, sono in una fase di stallo. I lavori, iniziati nel 2006, sono stati  bloccati nel 2011, quando il  Tar della Liguria ha   accolto il ricorso di due consorzi d’imprese, la Pamoter e la Fincosit, escluse dall’ assegnazione del secondo lotto dei lavori.

Ma di fronte ad un morto, le colpe non contano. Pochi parlano di lui: Antonio Campanella, 57 anni, vittima della forza del Bisagno in piena. Stava tornando a casa, dopo aver fatto, come tutte le sere, la sua solita passeggiata  al bar prima di andare a dormire. Una scelta che si è rivelata fatale. Noi vogliamo parlare di lui. Nel paese delle mille domande, dove i politici e le istituzioni si passano la “patata bollente” cercando di giustificare ciò che non doveva accadere, noi vogliamo parlare di Antonio. Ex-infermiere in pensione, abitava  in una casa ormai vuota dopo la morte della madre, all’ultimo piano di un palazzo a due passi dal fiume. Le persone del posto lo ricordano con affetto e con un sorriso, per la sua simpatia e il suo modo di fare. Il suo corpo è stato ritrovato in via Canepari, dove il livello dell’acqua ha raggiunto i due metri d’altezza, nella notte fra il 9 e il 10 Ottobre. Dopo il dramma, il sindaco ha giustamente proclamato il lutto cittadino per la giornata dei funerali, fissati per il 16 Ottobre. La stessa solidarietà è stata dimostrata dai membri dell’ Aula della Camera, quando martedì 14  Ottobre è stato osservato un minuto di silenzio per la popolazione genovese colpita dal disastro.

Ancora una volta, le lacrime di coccodrillo, doverose da parte di chi ci governa, rischiano di essere spunto per nuove polemiche e nuove critiche da parte di chi, invece, vive in prima persona il dramma di questi giorni. Quel minuto di silenzio cozza con le mani sporche degli “angeli del fango”, che da giorni volontariamente  ripuliscono le strade di Genova.

Tra di loro, molti sono gli immigrati che, pala in una mano e rastrello nell’altro, collaborano affinché tutto torni alla normalità.  Gli “angeli del fango”  non sono solo genovesi: vengono da tutta Italia, tolgono macerie, aiutano la città a risollevarsi.

Sono l’anima dell’Italia che resiste, che lotta, che non fa differenza fra nord e sud, che crede ancora nell’unità. Così, mentre Renzi su twitter annuncia al mondo che stanzierà 2 milioni di euro per riparare i danni dell’alluvione e il leader del Movimento Cinque Stelle, genovese anch’ egli,  informa i suoi seguaci della sua visita nel capoluogo ligure prevista per il 14 Ottobre, gli “Angeli del fango”, a mani nude, spalano, ripuliscono, danno una speranza. E, con i tempi che corrono, dare una speranza non è di certo un’impresa facile.

 -alluvione a genova: colpa di tanti, braccia di pochi-