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Almaviva Contact e la questione licenziamenti evi

Almaviva Contact e la questione licenziamenti

Nonostante il pericolo licenziamenti per i lavoratori delle sedi di Napoli, Roma e Catania sembrasse scongiurato in virtù dell’accordo sottoscritto tra Almaviva Contact Spa, Sindacati e Ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 31 maggio, ora la spada di Damocle degli esuberi sembra ripresentarsi sulla testa dei lavoratori più minacciosa di prima.

Almaviva, infatti, ha dichiarato nuovamente l’apertura delle procedure di mobilità per un totale di 2.511 lavoratori operanti nelle sedi di Napoli e Roma, a fronte delle perdite mensili di circa due milioni di euro rilevate nel bilancio aziendale degli ultimi tre mesi. 

Le motivazioni di Almaviva

I licenziamenti appaiono la conseguenza del mancato arginamento delle politiche di delocalizzazione attuate dalle società committenti, che impediscono ad Almaviva Italia di competere nel settore outsourcing alla stessa stregua delle altre società straniere. Le aziende committenti (Tim, Enel, Telecom, Vodafone ed altre), infatti, continuano ad utilizzare ormai da anni la nota tecnica della delocalizzazione della manodopera in paesi europei o addirittura extraeuropei, nei quali gli operatori costano ai call center circa 1/3 in meno in termini di tasse e retribuzione,  venendo per questo nettamente preferiti ai colleghi italiani. La scelta costante, poi, di aderire alle cosiddette gare al massimo ribasso, ha prodotto il risultato di far vincere appalti a quelle società che offrono costi inferiori di manodopera a scapito non solo della qualità della prestazione lavorativa dell’operatore, ma anche del servizio reso all’utente, con una stima di risorse sottratte al nostro Paese vicina ormai al miliardo di euro l’anno.

L’art.24 bis richiamato nella vertenza Almaviva

A tutela di questa situazione oltremodo squilibrata a danno dei lavoratori, sarebbe dovuta intervenire l’attuazione dell’art. 24 bis del decreto legge 83/2012. Tale norma dispone che, quando un cittadino effettua una chiamata ad un call center, deve essere informato preliminarmente sul Paese estero in cui l’operatore con cui parla è fisicamente collocato e deve poter scegliere che il servizio richiesto sia reso da un operatore collocato nel territorio nazionale, al fine di poter essere garantito rispetto alla protezione dei suoi dati personali. La norma persegue l’astratta finalità di tutela dei lavoratori dei call center e della concorrenza di settore contro il fenomeno di delocalizzazione di servizi in Paesi esteri, introducendo vincoli organizzativi, operativi e gestionali a carico delle aziende che impiegano call center che abbiano almeno venti dipendenti e che siano localizzati all’estero. Una norma che però, a detta dei lavoratori, di fatto non è stata mai applicata, dato che le commesse su cui anni addietro gli operatori italiani lavoravano regolarmente, vengono ormai da tempo trasferite presso call center operanti in paesi stranieri.

Ad ogni modo, il Presidente di Almaviva, Tripi, è irremovibile sull’ipotesi di ristrutturazione aziendale, confermando il prospettato numero di licenziamenti durante i numerosi incontri tenutisi in questi giorni a Roma al MiSE, mentre l’Amministratore Delegato Antonelli scarica su Governo e Sindacati le colpe del mancato rispetto dell’accordo siglato a maggio a tutela dei lavoratori.

Qual è la situazione dei lavoratori Almaviva?

I dipendenti Almaviva vanno avanti da svariati anni con la stipula reiterata di contratti di solidarietà, in virtù dei quali, però, hanno rinunciato ad una parte del salario pur di salvare il posto di lavoro a tutti i colleghi. L’accordo sottoscritto a maggio, del resto, consiste nel ricorso agli ammortizzatori sociali fino al 2017, in attesa di sviluppi ulteriori per stabilizzare i lavoratori, ma ora la situazione rischia davvero di degenerare. I lavoratori delle sedi di Napoli e Roma si sono mobilitati al fine di difendere il loro posto di lavoro dalla nefasta prospettiva di un licenziamento di massa, stavolta definitivo. Cortei, manifestazioni, coinvolgimento sui social ed incontri con le Istituzioni al fine di sensibilizzare sul dramma dell’eventuale perdita del lavoro sono diventati ormai di routine per questi lavoratori, in attesa perenne di conoscere l’esito dei prossimi incontri al MiSE tra azienda, rappresentanti del governo e sindacati.

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