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Eroica Fenice

Almaviva, lavoratori a rischio licenziamento

Almaviva, lavoratori a rischio licenziamento

Almaviva Contact Spa è una società di outsourcing nata nel 1998 per fornire servizi di customer care alle grandi compagnie telefoniche nazionali  quali Telecom, Tim, Wind e Vodafone. Conta oggi varie sedi sia in Italia, (Milano, Napoli, due sedi a Palermo, Roma, Rende, Catania) che all’estero (Brasile, Cile, Colombia, Tunisia Sudafrica, Belgio).

Nonostante la massiccia presenza di sedi sparse in tutto il mondo, nonostante sia il 6° Gruppo privato italiano per numero di occupati al mondo, il 3° a guida imprenditoriale con un fatturato pari a 709 milioni di euro, dal 21 marzo 2016 Almaviva Italia lamenta perdite per circa 800.000 euro al mese. In conseguenza di ciò e in forza di un programma di ristrutturazione aziendale, la società ha dichiarato l’apertura delle procedure di mobilità per un totale di 2.988 lavoratori operanti nelle sedi di Napoli, Roma e Palermo. In particolare, solo presso la sede del capoluogo campano ben 400 unità operative, cioè la metà della forza lavoro presente nella sede di Via Brin, rischiano di perdere il proprio posto di lavoro nel giro di qualche mese.

Il ventilato licenziamento collettivo dei lavoratori di Almaviva, in realtà, non appare motivato  da un reale calo delle commesse, ma piuttosto da motivazioni contingenti quali l’assenza di un piano industriale di sviluppo nonché l’eccessivo costo complessivo di gestione delle sedi lavorative. Di fatto, le politiche aziendali della società Almaviva, negli ultimi anni sono confluite in primo luogo nell’utilizzo della ben nota tecnica della delocalizzazione della manodopera, a causa del quale gli operatori di call center stranieri, che costano molto meno all’azienda in termini di tasse e retribuzione in virtù della legislazione del paese di appartenenza, sono nettamente preferiti nelle assunzioni rispetto ai lavoratori italiani, rei di pesare troppo nei bilanci aziendali per emolumenti e diritti. In secondo luogo, l’altra consolidata prassi di aderire alle cosiddette gare al massimo ribasso, dove il prezzo più basso è determinato al netto delle spese relative al costo del personale, produce il risultato di far vincere appalti alle società che offrono sì manodopera a costi bassi, ma a scapito della qualità della prestazione lavorativa, della dignità del lavoratore e anche a svantaggio dell’utente finale.

Al momento sia il presidente di Almaviva Marco Tripi che l’AD Andrea Antonelli, anche a seguito dell’incontro del 1 Aprile tenutosi presso la sede dell’ Unione Industriali, sono rimasti fermi sull’ipotesi aziendale di ristrutturazione, confermando il prospettato numero di licenziamenti e  rimandando al mittente la proposta del Governo di prorogare l’accesso agli ammortizzatori sociali fino al 2017.

Qual è la situazione dei lavoratori Almaviva?

Nel 2007, dopo anni di lotta dei lavoratori assunti con contratto di Co.co.co, Almaviva ha stabilizzato circa 4000 lavoratori precari. Con la firma di una liberatoria, migliaia di operatori di call center hanno però rinunciato al pregresso spettante di diritto per ottenere un contratto a tempo indeterminato part-time a 20 ore settimanali, con una retribuzione di circa 8000 euro l’anno, pari a circa 650 euro al mese. Negli ultimi tre anni, a seguito della crisi economica che ha investito svariati settori dell’economia nazionale, i dipendenti di Almaviva sono andati avanti con la stipula reiterata di contratti di solidarietà in virtù dei quali, però, hanno rinunciato ad una parte del salario pur di salvare il posto di lavoro proprio e di tutti i colleghi. Ma ora la situazione rischia davvero di degenerare.

Dal 21 marzo 2016 è iniziato un drammatico conto alla rovescia: a cavallo di maggio e giugno, i dipendenti Almaviva conosceranno il proprio destino. I lavoratori della sede di Napoli si sono mobilitati al fine di difendere il loro posto di lavoro dalla nefasta prospettiva di un licenziamento di massa. Inutile sottolineare come tra queste 400 anime sospese ci siano padri di famiglia, monoreddito, quarantenni e cinquantenni con scarsa possibilità di reinserimento nel mercato del lavoro che fino ad oggi hanno portato avanti le proprie famiglie con onestà e dignità. Cortei, manifestazioni, coinvolgimento sui social ed incontri con le istituzioni della città al fine di sensibilizzare il dramma dell’eventuale perdita del lavoro sono il pane quotidiano per queste persone che vivono da mesi del limbo del mercato del lavoro.

Se per una delle due sedi di Palermo è già stato disdetto il contratto di locazione e di contro la sede brasiliana di Almaviva va a gonfie vele, purtroppo l’organico della sede di Napoli rischia di dimezzarsi drammaticamente e le ricadute economiche e sociali sulla città saranno sotto gli occhi di tutti, istituzioni comprese.