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Amsterdam limita il turismo di massa: esempio per Napoli?

Amsterdam limita il turismo di massa: esempio per Napoli?

Nel corso degli ultimi anni, l’attitudine rispetto al turismo di massa, in numerose città europee ma non solo, ha subito una netta virata, e si è iniziato a guardare al fenomeno con un occhio molto più critico che in passato, in particolare in quelle località meta di flussi molto consistenti. Se l’arrivo costante di visitatori era visto come una fonte quasi inesauribile di ricchezza, col passare del tempo sono emerse in maniera sempre più evidente le contraddizioni inerenti al fenomeno e in particolare agli effetti negativi sul mercato immobiliare e sulla vita dei residenti dei centri storici.

Tra le città nelle quali, più che altrove, un sentimento di insofferenza verso il turismo di massa si è fatto sempre più forte, accompagnato da vigorose proteste degli abitanti e da manifestazioni che chiedevano una regolamentazione del fenomeno, vi sono: Barcellona, Venezia e Amsterdam.

In queste città interi quartieri sono stati trasformati ad uso e consumo dei turisti, con schiere di edifici dedicati esclusivamente ad attività di ricezione e una crescita esponenziale di attività commerciali rivolti esclusivamente a coloro che trascorrono in città soltanto alcuni giorni di vacanza. Il conseguente aumento dei prezzi e la carenza di servizi dedicati ai residenti, hanno pian piano costretto gli abitanti dei centri storici ad abbandonarli e trasferirsi in zone più periferiche delle città.

Le misure di Amsterdam per limitare il turismo di massa

Nei giorni scorsi la città si è resa protagonista di un provvedimento destinato probabilmente a fare da apripista a misure simili in altre località turistiche che ricercano una soluzione in grado di scongiurare lo spopolamento dei centri storici e la loro cosiddetta disneyficazione.

Il consiglio comunale della capitale olandese ha, infatti, stabilito il divieto di apertura di nuove attività commerciali destinate esclusivamente ai turisti, nell’area del centro storico con codice postale 1012 e in altre 40 vie del centro. Questo divieto colpisce in particolare i negozi di souvenir, di pacchetti turistici, di bici a noleggio, di ciambelle, waffel e cibo pronto al consumo. La decisione – dall’effetto immediato – è stata presa in seguito a lunghe discussioni all’interno del consiglio comunale, mantenute segrete al fine di evitare che eventuali imprenditori si accaparrassero gli spazi disponibili per attività commerciali di questo tipo prima che entrasse in vigore il provvedimento.

L’obiettivo è proprio quello di permettere ai residenti di poter tornare a vivere nei quartieri della città che pian piano stavano abbandonando e che assomigliavano sempre più a un museo a cielo aperto da visitare e abbandonare.

Napoli si confronta con gli effetti del turismo di massa

Anche la città di Napoli è interessata negli ultimi anni da un costante e consistente flusso di turisti provenienti dal resto d’Italia e da tutta l’Europa. Se il boom turistico è stato accolto con grandissimo entusiasmo, col passare del tempo, anche nella città partenopea sono iniziati i primi malumori. I primi a rendersi conto delle difficoltà causate da un flusso così imponente e incontrollato di turisti sono stati gli studenti e i lavoratori alla ricerca di una camera o un appartamento in affitto.

Come osservato in un nostro precedente articolo, l’esponenziale crescita del numero degli alloggi messi a disposizione su piattaforme online di house-sharing come AirBnB, ha portato a una carenza di questi per affitti a lungo termine, con un conseguente aumento del prezzo dei rimanenti. Il sito Airdna, che raccoglie i dati sugli alloggi affittati sulla piattaforma AirBnB, nel 2014 registrava poco più di 1000 annunci nella città di Napoli. Oggi questi superano gli 8000.

Le vie del centro storico in mutamento

I cambiamenti sono evidenti anche passeggiando lungo le strade più frequentate dai turisti, in particolare nella zona dei Decumani. Oltre alla presenza, in determinati periodi dell’anno, di una folla tanto fitta da rendere quasi impossibile il cammino, sono stati aperti numerosi spazi commerciali rivolti chiaramente a una clientela non autoctona: piccoli negozi di souvenir o di fast food di scarsa qualità, totalmente estranei al contesto cittadino. Anche le attività commerciali destinate ai residenti, come possono essere un ferramenta o un market che vende saponi e altri oggetti per la casa, si son visti costretti a esporre magneti e altri souvenir kitsch per catturare qualche acquirente in più.

Le stesse insegne e la pubblicità esterna ai locali danno un indizio su quale sia il pubblico cui si rivolgono: la lingua napoletana che la faceva da padrone nei nomi dei locali e negli slogan pubblicitari, sta pian piano cedendo il passo all’inglese o al francese.

La situazione di Napoli non può certo essere equiparata a quella di Venezia, Barcellona o Amsterdam, ma la città partenopea sta attraversando grossi e veloci cambiamenti legati al turismo di massa. I napoletani hanno il vantaggio di aver già potuto osservare le conseguenze a cui può portare un flusso turistico incontrollato negli anni, e di poter quindi intervenire prima che sia troppo tardi e il centro della città subisca lo stesso processo di dineyficazione al quale Amsterdam ha scelto di dichiarare guerra.