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Eroica Fenice

Aniello Mallardo

Aniello Mallardo: una chiacchierata col regista


Eroica Fenice ha chiacchierato con Aniello Mallardo, attore, regista, drammaturgo e docente di teatro napoletano, in attesa di assistere al suo ultimo spettacolo “L’uomo di fumo” per “Teatro in Fabula” in scena al Piccolo Bellini dal 29 Marzo al 3 Aprile.
L’uomo di fumo è liberamente ispirato al Perelà di Palazzeschi e racconta  di un regno sull’orlo del baratro, regolato da meccanismi machiavellici e di un uomo che giunge da lontano e che vuole purificare quel regno dalla sua sporcizia. La trama dello spettacolo  sembra una metafora tagliente della situazione della società presente.
Vediamo cosa ci ha raccontato il suo regista.

Quanto è presente, la tematica attuale e sociale in questo testo?  Quanto è stata sentita, nella scrittura, la vicinanza con la situazione presente?

Il critico letterario Luciano de Maria ha affermato: “Perelà si contrappone alla reificazione dell’esistenza nel mondo capitalistico”. La prima edizione de ”Il Codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi risale al 1911, in piena rivoluzione industriale e con la conseguente affermazione del Capitalismo. Oggi la società è drasticamente mutata, all’industrializzazione è subentrata l’informatizzazione e l’uomo, isolato e smarrito nell’intricata rete dei social network, si sta trasformando in un “uomo involucro” in continua svalutazione e mercificazione della propria immagine. Il romanzo di Palazzeschi ci descrive, attraverso un’allegoria, una società incapace di rigenerarsi e l’impossibile opera di salvazione universale tentata, suo malgrado, dal protagonista Perelà. La favola aerea dell’uomo di fumo, dunque, analizza con leggerezza le falle e le aporie del “Petere” che, purtroppo, si ripetono ciclicamente e risultano quindi fortemente attuali.

 
“L’uomo di fumo” è ispirato al Perelà di Palazzeschi.  Cosa vi ha colpito di questo testo? E come è stato approcciarsi ad un grande testo del passato e trasformarlo in qualcosa di profondamente moderno e aderente al presente?

Del testo di Palazzeschi ci ha colpito la forte modernità, il linguaggio incisivo e grottesco, la leggerezza e, soprattutto, la denuncia dei mali sociali, attraverso un racconto allegorico e fiabesco. Il problema principale di ogni riscrittura è tradurre “drammaturgicamente” le principali tematiche presenti nel testo di riferimento, senza tradirne l’essenza e soprattutto la cifra simbolica.

Come crede sia la situazione del teatro a Napoli oggi? Crede sia giusto che i teatri  seguano una linea culturale, magari rivisitando i grandi testi della letteratura?

Il Teatro a Napoli, oggi, versa nella stessa condizione del Regno di Torlindao. È in fase di stallo, divorato dalle esigenze di mercato e, quindi, incapace di proporre un’effettiva ricerca e di contemplare un eventuale fallimento. I teatri sono costretti, per poter sopravvivere, a fatturare costantemente introiti e questo genera un forte appiattimento culturale e la netta abolizione di una linea culturale necessaria per orientare il pubblico. Secondo me non è tanto fondamentale rivisitare o meno i testi della letteratura, ciò che conta è che il Teatro esprima costantemente un’urgenza da condividere con un’alterità attivamente partecipe dell’evento/rito teatrale.

Quanto il teatro può agire sulle coscienze, portando un messaggio positivo? Quanto ruolo può avere il teatro per far riavvicinare i giovani alla cultura?

La cifra essenziale del teatro è il contatto senza filtri tra essere umani, dunque, in questo periodo, la sua funzione, altamente rivoluzionaria, può smuovere le coscienze suscitando nei giovani il desiderio di riappropriarsi, appunto, della cultura e quindi della propria identità.

Aniello Mallardo e il teatro come condivisione

Aniello Mallardo vanta una carriera poliedrica, fatta di tante esperienze come attore (Delirio di un cabarettista assurdo, Il cielo di Palestina) e come regista (Il baule di Totò, Volti nudi). La sua è un’ esperienza artistica vera e consapevole della potenza della sua voce. Da sempre Aniello Mallardo è portavoce di un teatro che abbraccia una linea culturale e comunitaria. Il suo è un teatro di condivisione e di comunicazione, il suo intento è comunicare e trasmettere messaggi ad un pubblico che sente veramente ciò di cui si sta parlando. È un teatro aperto alla condivisione e al dialogo, perché il teatro è la più grande esperienza di condivisione e di rapporto.

C’è la necessità oggi, nella nostra città e nel mondo, di tutelare e diffondere queste esperienze di cultura e di verità, forti e profonde, come è quella di Aniello Mallardo.

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