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anoressia e bulimia

Anoressia e bulimia: la felicità non pesa

Spesso si tende a cadere nell’errore di confondere, o meglio, semplificare con l’errato binomio anoressia/magrezza, bulimia/obesità due tipologie di disordini alimentari totalmente distinti ed in forte aumento negli ultimi anni.
Negli Stati Uniti si è parlato, a tal proposito, di una vera e propria “epidemia” silenziosa che attraversa tutti gli strati sociali e le diverse etnie.
Ciò che non viene preso in giusta considerazione è il fatto che quando si parla di anoressia e bulimia ci troviamo di fronte a malattie complesse, determinate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo, che quindi richiedono un trattamento sia del problema alimentare in sé che della sua natura psichica.
Da cosa nasce questo tipo di disordine alimentare?
Al centro di esso, c’è sicuramente da parte del paziente un’ossessiva sopravvalutazione dell’importanza della propria forma fisica, del proprio peso e del proprio corpo con la conseguente necessità di stabilire un controllo su di esso.
Tra le note ragioni che portano allo sviluppo di comportamenti anoressici e bulimici, si evidenziano, oltre a una componente di familiarità, l’influenza negativa da parte di altri componenti familiari e sociali, la sensazione di essere sottoposti a un eccesso di pressione e di aspettativa, o al contrario di essere fortemente trascurati dai propri genitori, il sentirsi oggetto di derisione per la propria forma fisica o di non poter raggiungere i risultati desiderati per problemi di peso e apparenza. Per alcune persone, si tratta di una tendenza autodistruttiva che le porta ad alterare il proprio comportamento alimentare o ad abusare di alcol o droghe.
Numerose sono state le ricerche in quest’ambito, così come elevato è il numero di scrittori che si sono confrontati su questo delicato argomento; a tal proposito, mi preme riportare quanto ha detto Fabiola de Clerq che scrive:

«L’anoressia e la bulimia sono il sintomo tangibile di un dolore che non si vede, di un disagio psicologico lungamente incubato, segno di una crepa nella memoria o nella vita famigliare. La persona anoressica e la persona bulimica sono come il gatto dei cartoni animati che inseguito dal grosso cane del quartiere si arrampica velocemente in cima ad un albero, per cercare il rifugio e la protezione che non saprebbe cercare altrove. Da lassù guarda con sufficienza e sollievo ciò che dal basso lo minaccia. Da lassù è sicuro di avere un controllo totale del mondo sottostante. In più, se scendesse dovrebbe fare i conti con ciò da cui si era messo al riparo».

Dunque, è possibile interpretare questi disturbi alimentari come un modo per comunicare sofferenze quali lutti, abbandoni, abusi e maltrattamenti spesso in età precoce. Così, pensare in modo ossessivo al “cibo-corpo-peso” diventa un anestetico che non permette di sentire la sofferenza. Purtroppo, l’approccio nutrizionale non permette di elaborare le autentiche cause di questa patologia che copre, come si è letto, una disperata fame d’amore.
Pertanto, un soggetto bulimico prova la sensazione di avere “un pozzo buio e profondo da riempire” che altro non è che un vuoto soggettivo incolmabile e disperato che si cerca di riempire attraverso l’assunzione di una quantità eccessiva di cibo; la vita si svolge mangiando, in una sensazione di totale perdita di controllo, e vomitando incessantemente. L’intento, d’altro lato, di una persona anoressica è quello di controllare e migliorare la propria immagine, illudendosi che cambiando il proprio corpo sia possibile cambiare anche la propria vita, cambiare gli altri. Il corpo diviene, così, una tela su cui dipingere l’immagine di un dolore interiore, un disagio inesprimibile a parole.
Nel 75% dei casi, oggi, l’anoressia è accompagnata dalla bulimia.
I sintomi di questi disturbi si diluiscono fino a scomparire quando il soggetto interessato riesce ad esprimere e vivere a pieno i suoi sentimenti, quando a dispetto delle difficoltà trova dentro di sé gli strumenti per far fronte alla vita e alla sofferenza che, talvolta, ne è parte.
Dunque, si guarisce, da queste, come da molte altre patologie, solo con una grande, grandissima quantità d’amore, l’amore che salva, che interviene da cicatrizzante laddove le ferite sono così profonde al punto che risulta inefficace qualsiasi tipo di cura medica.
Si guarisce totalmente quando si arriva alla totale consapevolezza che la felicità non ha peso e che è possibile assaporarla anche mangiando una fetta di torta al cioccolato.

Anoressia e bulimia: la felicità non pesa