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Eroica Fenice

Antonello Sannino

Matrimoni gay, intervista ad Antonello Sannino di Arcigay

Cos’è un’opinione? Il perfetto contrario di un dato di fatto.
Il giudizio si forma per dare un senso ad argomenti “imperfetti”, il cui valore cambia a seconda della voce ascoltata.
Cinema o teatro? Dolce o salato? Pareri del quotidiano, che si formano attraverso i gusti.
Accade, di tanto in tanto, che qualcuno confonda le cose ed infili qualcosa di “perfetto”, di lineare, nell’infinita lista dell’opinabile, poiché esso non è correttamente legittimato.
L’omosessualità, per alcuni, è ancora un fenomeno di massa giudicabile, qualcosa di cui parlare e che da un giorno all’altro, come una chimera, potrebbe scomparire. Questo non accadrà.
Per parafrasare uno dei motti della Stonewall del ’69: “Loro sono ovunque”.
Ma, bisogna dirlo, anche questa è semplicemente un’opinione. Non possiamo prevedere l’ affermazione legale dei diritti dei gay nel nostro intero paese. 
Come abbiamo detto, ci vuole un dato di fatto e il dato di fatto “assoluto”, in una società libera o meno, è una legge. Chiunque viva nella realtà, sa cosa è successo qualche giorno fa.
Il 26 giugno 2015, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato legale il matrimonio omosessuale in tutti gli stati della federazione e l’ha reso, di fatto, un diritto costituzionale.
La decisione della Corte Suprema segue quella di alcuni stati dell’Unione Europea come Spagna, Francia e Irlanda.
Il mondo sta cambiando e gli Italiani, apparentemente, restano a guardarlo affacciati alle loro finestre, in attesa di una voce ignota che li indirizzi su cosa fare.
Tutti siamo protagonisti di questo momento, ma abbiamo creduto fosse corretto dar voce a qualcuno di veramente esperto sulla comunità gay e sui diritti omosessuali. Per questo abbiamo chiesto ad Antonello Sannino di Arcigay di rispondere a qualche domanda.

Intervista ad Antonello Sannino

Antonello Sannino, l’Arcigay opera da più di 30 anni. Dal 1984 a Napoli, dal 1985 su tutto il territorio e non avete mai smesso fino ad oggi. Voi più di chiunque altro potete spiegarci l’evoluzione avvenuta in questi trent’anni.

Si dice che la comunità gay non abbia ottenuto nemmeno una legge in Italia, ma sta ugualmente avendo una rivoluzione nel mondo. Fino all’Ottocento, non esisteva la parola “omosessuale” e fino a qualche decennio fa, dovevamo batterci tra la discriminazione sessuale e quella dovuta alla diffusione dell’Aids, la “peste dei gay”, considerata una punizione divina e che poi s’è scoperto essere una malattia diffusa solamente a causa di una cattiva educazione sessuale. Considerato tutto ciò, possiamo dire di aver avuto la rivoluzione sociale e culturale più rapida della storia.
Lo dimostrano soprattutto gli eventi degli ultimi cinque anni, in cui abbiamo assistito a diversi coming out pubblici di persone che occupano posti nel mondo dello spettacolo o dello sport.
Non abbiamo ancora le leggi, è vero, ma ormai non si torna indietro. Se il paese non riesce a seguire il passo del pensiero comune, rischia solo di dimostrare la sua lentezza nell’adeguarsi.

Il tempo è la chiave per capire l’importanza di un evento, a seconda di quanto esso si rifletta sul futuro immediato e non. Pensi che la comunità gay colga appieno la rivoluzione portata dalla Corte Suprema?

Sì, è un momento storico, ma non solo per la comunità sessuale, poiché le idee dietro questo cambiamento provengono da concetti in circolo dalla Rivoluzione Francese.
La libertà, l’uguaglianza e la fratellanza (oggi divenuta solidarietà) sono pensieri sociali fondamentali, i quali, come detto da Obama, devono essere vissuti nel quotidiano di tutti noi. Finché questo non avverrà, non avremo mai una democrazia completa.
Certo, la Corte suprema ha creato un vero e proprio spartiacque storico, ne ho una percezione chiara, ma per capirlo al meglio tutti quanti dovremmo aspettare una generazione. Questo è un fattore storico inevitabile, purtroppo. Se in eventi catastrofici, come l’11 settembre, si aveva la profonda e immediata sensazione di cambiamento irreversibile, dovuto a tutto quell’orrore, nel sociale ciò avviene più lentamente.

Quanto conta Napoli in questo scenario e quali sono i prossimi eventi che farete sul territorio?

Napoli è avanguardia politica e storica del nostro movimento, i femminielli hanno sempre avuto un forte impatto nella nostra storia, il sindaco De Magistris ha fatto di Napoli la prima città italiana a trascrivere i matrimoni all’estero. L’ Onda Pride è nata qui e sempre qui, recentemente, abbiamo avuto Stuart Milk, nipote di Harvey Milk, e delegato di Obama sui diritti civili.
Rispetto agli eventi, c’è il Pride, l’11 luglio, molto importante poiché sarà il primo pride dedicato alle scuole.
Visto l’attacco al mondo dei gender, desideriamo un contatto più diretto con questa realtà.
Omofobia, razzismo trovano radici dove vige un’ignoranza di fondo dovuta all’assenza di conoscenza.
Noi vogliamo conoscerli e farci conoscere.