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Eroica Fenice

Arriva dopo oltre 40 anni il divorzio breve

Arriva dopo oltre 40 anni la modifica alla norma Fortuna-Baslini, quella legge che nel maggio del 1974 fu sottoposta a referendum, da un’Italia cattolica, antidivorzista. Una legge quella, che rimase in vigore grazie al no per la sua abolizione del 60 % degli italiani votanti. Ma già lì, le critiche furono pesanti: il divorzio rimase un tabù, un argomento spinoso, perché in Italia la voce della Chiesa, un’ombra sempre presente, risuona spesso troppo forte.

Anche quando nel 1987 vi fu la prima forma di divorzio breve, con un restringimento dei tempi che passarono dai 5 ai 3 anni. Ma col tempo le cose non sono cambiate, lo Stato italiano ha cercato di stare al passo con gli altri stati mondiali riguardo tutta la sfera dei diritti civili e non, ma troppo evidente è che questo passo sia troppo lento.

Ma un giorno significativo è avvenuto in questa settimana, quando un’ulteriore riforma del divorzio breve è intervenuta sulla legge n.898 del 1970, questi interventi si basano su tre principi cardini:

-anticipare il momento della possibile proposizione della domanda del divorzio,

-anticipare il momento dell’effettivo scioglimento della comunione dei beni tra coniugi,

-stabilire una disciplina transitoria.

Ed è la maggioranza delle teste presenti in Parlamento a trovarsi d’accordo, i si sono 398 contro 28 no e 6 astenuti.

Non si ha più, quindi, la possibilità di 3 anni per dire addio alla vita coniugale ma solo 6 mesi nel caso di separazione consensuale ed al massimo un anno se si decide di ricorrere al giudice; indipendentemente dalla presenza di figli.

Ma come ogni corso e ricorso storico, le critiche non sono poche.

Famiglia cristiana denuncia la riforma come “un ennesimo attacco alla famiglia e ai figli sempre meno tutelati e vittime dell’irresponsabilità”, ed è certamente vero che i figli come frutto dell’amore nato in una coppia, siano l’elemento, maggiormente quando minorenni, da tutelare.

Ma nasce spontanea l’idea di non poter crescere in una famiglia dove non vige più l’amore, dove la sopportazione la fa da padrona, e dove cresce dilagante il senso di sentirsi liberi e non vincolati da una fede.

Ma di tutta risposta la vicepresidente della Camera Marina Sereni afferma che “finalmente anche nel nostro Paese si introduce il cosiddetto ‘divorzio breve’. Non si tratta, come qualcuno ha affermato, di un incentivo a rompere il matrimonio quanto piuttosto di una semplificazione di quel percorso che tra la separazione e il divorzio impedisce a molte coppie separate che hanno avviato altre relazioni di formare nuove famiglie. Una norma di civiltà che riduce gli oneri finanziari e burocratici a carico delle coppie che affrontano separazione e divorzio e presta attenzione ai figli, dando a loro e ai loro genitori certezza e serenità”.

Chi non ha vissuto una situazione del genere, dall’esterno sicuramente può azzardare dei pensieri non condivisibili, ma chi invece torna a casa e sente la necessità di evadere? Chi invece tra le quattro mura di un edificio non trova la propria casa? Ha la necessità impellente di scappare, il più presto possibile e perché non dare loro questa possibilità?

Ed è giusto che esistano varie e diverse tipologie di pensiero, legate bene o male alla religione, magari anche ad un “credo” politico, o semplicemente un principio sociale, però si tratta di un piccolo passo per la storia di uno stato che si trova con i tempi che corrono.

L’Italia con questa riforma ha dimostrato di saper essere uno Stato che va incontro alla modernità, uno Stato che è presente e che legifera nel migliore dei modi, per rendere ai cittadini la vita più semplice, alleggerendo oneri ed inter burocratici agli stessi.

Arriva dopo oltre 40 anni: il divorzio breve.

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