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Eroica Fenice

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Attentato in Pakistan: assalto all’Università di Charsadda

Ancora un altro attentato, questa volta da parte dei guerriglieri taliban. Non si sente quasi più parlare dei talebani in Afghanistan e Pakistan, ma il gruppo fondamentalista, nato tra il 1995 e il 1996 dopo la guerriglia civile antisovietica afghana, ha continuato a colpire costantemente in questi anni. I Talebani, spostatisi nella zona settentrionale del Pakistan per continuare la guerriglia contro l’intervento della coalizione internazionale statunitense, hanno continuato a seminare il terrore anche dopo la morte del leader Bin Laden e il rovesciamento del regime nel 2001 da parte della NATO. Le azioni del gruppo estremista non si sono mai fermate e, anzi, si sono concentrate soprattutto in quei luoghi dove vi sono gli elementi per loro più pericolosi. Non basi militari o sedi di vertici amministrativi nemici, ma le Università, i luoghi che da sempre combattono il dispotismo e il terrore senza armi. E a morire allora non sono soldati, ma studenti, professori, uomini di cultura.

La mattina dell’attentato

La mattina del 20 gennaio, a pochi chilometri da Peshawar, l’Università Bacha Khan di Charsadda è stata attaccata da quattro attentatori. Verso le 9.30 ora locale, due esplosioni e vari spari hanno rotto il silenzio di una giornata accademica qualsiasi nella cittadina. Il bilancio parla di almeno 50 feriti e 60 morti tra professori, studenti e alcuni militari. Dopo il blitz delle forze dell’ordine, intervenute dopo l’attentato, gli uomini di Tehreek-e-taliban pakistan (TTP) sono stati uccisi. L’attacco sarebbe stato lanciato in rappresaglia all’operazione “Zarb-e-Azb”, una vasta offensiva antiterrorismo nelle zone tribali del Nord-Ovest, alla frontiera con l’Afghanistan. La rivendicazione sarebbe poi stata smentita dagli stessi taliban, che poco dopo avrebbero dichiarato che, ad organizzare l’assalto armato, sarebbero stati attentatori suicidi non appartenenti al gruppo. A rendere ancora più ambigua la situazione, una dichiarazione inaspettata di uno dei portavoce del TTP: “l’attentato è contrario ai principi dell’Islam”. L’edificio nelle ultime ore è stato presidiato dall’esercito, che si è accertato che non ci fossero altre minacce.

Non è la prima volta che la cellula terroristica pakistana colpisce i luoghi dove si svolgono le attività quotidiane dei civili. Oggi il terrore islamico viene identificato con un solo nome, quello dell’ISIS, forse perché si è avvicinato a noi in maniera irreversibile, si è manifestato minacciosamente un po’ meno ad est di quelle zone rosse che poco ci riguardavano perché lontane dall’Europa, sia geograficamente che culturalmente. Ieri c’era Al-Quaeda, c’erano Bin Laden e i Talebani, oggi c’è la consapevolezza che questi non appartengono al passato. Questi episodi, che vengono percepiti come casi singoli e isolati frutto del fanatismo religioso,  sono in realtà espressione di una situazione molto più complessa che da anni sconvolge gli equilibri politici e sociali di Paesi come il Pakistan, con forti ripercussioni sulla libertà di chi, anche solo per il diritto alla propria istruzione, deve lottare ogni giorno, disarmato, contro i Kalashnikov.

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