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Attentato in Tunisia: l’ISIS approva e rivendica

L’attentato al Museo del Bardo di questo mercoledì ha tinto di foschi colori la cronaca europea: l’ultimo bilancio è di ventitré vittime, di cui quattro italiani.
La ricostruzione degli eventi vede cinque terroristi tentare un attentato al Parlamento tunisino, che discuteva di misure antiterroristiche, fallire e ripiegare sul Museo, prendendo in ostaggio turisti di tutte le nazionalità col chiaro intento di seminare panico e morte.

L’ISIS, stando alla fonti più aggiornate, avrebbe rivendicato l’attentato, minacciando altri attacchi terroristici. Nelle precedenti ore, gli jihadisti avevano comunque manifestato l’intenzione di approvare la strage tunisina: sul profilo Twitter associato a seguaci dello Stato Islamico è comparsa la foto di una vittima italiana segnata da una croce rossa e accompagnata dalle parole “Questo crociato è stato schiacciato dai leoni del monoteismo”.

Due terroristi hanno perso la vita durante l’attentato, tre sono riusciti a fuggire. Le ultime notizie descrivono un paese, quello tunisino, a soqquadro: si cerca, si indaga, si arresta, si tenta a tutti i costi di ricostruire i fatti e quietare i timori della popolazione.

Nessuno si sente escluso dalla tragedia: dagli Stati Uniti allo Stato Pontifico si levano grandi manifestazioni di affetto nei confronti delle vittime e, al contempo, dichiarazioni di intolleranza nei riguardi dell’attentato tunisino e, più in generale, del fenomeno del terrorismo.
La politica italiana rassicura noi cittadini: siamo in allerta, ma l’intelligence è a lavoro, le misure di sicurezza sono pronte ed è tutto sotto controllo.

Ma morti, feriti e dispersi – il cui numero è in costante aumento – non è l’unico aspetto agghiacciante dell’attentato. A scuotere è anche la consapevolezza che gli ostaggi hanno svolto il ruolo di fonte di notizie in diretta: alcuni telefonando a familiari e amici in cerca di aiuto, altri caricando su Twitter fotografie dell’attentato, forse con la speranza di lanciare un SOS al mondo.
Attimi di panico che evidenziano da un lato l’attentato e i suoi fautori, dall’altro Stati che, malgrado norme di sicurezza e controlli, continuano a essere esposti al terrorismo.

E se il presidente della Tunisia Essebsi dichiara “siamo in guerra”, il Ministro Gentiloni, in riferimento all’Italia, afferma che “dire che il paese si deve sentire in guerra, questo penso di no, pur concordando col presidente Mattarella sull’attacco “alla cultura e alla democrazia”, tratti distintivi dell’Occidente.

-Attentato in Tunisia: l’ISIS approva e rivendica-