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Eroica Fenice

Banche europee sotto stress: quali sono i risultati?

Il 29 luglio, sono usciti in serata i risultati degli “stress test” a cui vengono sottoposte le più grandi banche di 15 paesi europei. Gli stress test sono stati introdotti dal 2008 e servono per misurare la solidità patrimoniale della banca in caso di shock dei mercati e di gravi crisi economiche; questo per evitare di trovarsi impreparati al sorgere di eventuali condizioni estreme e per fare in modo che le banche non operino più con troppo poco capitale e, quindi, con pochi soldi per affrontare le difficoltà. Da non sottovalutare però un altro obiettivo: ristabilire la fiducia degli investitori negli istituti creditizi.

Gli stress test, che vengono condotti dall’Eba (European Banking Autorithy), devono misurare la solidità patrimoniale delle banche che hanno un attivo superiore a 30 miliardi e, per farlo, prendono in considerazione un particolare parametro: il Common Equity Tier I. Il CET I esprime in termini percentuali il rapporto tra il capitale dell’istituto creditizio e le attività che impiega sul mercato. Nel test viene valutato il CET I attuale e quello che si avrebbe in caso di manifestazione avversa dove quest’ultimo non deve essere inferiore al 5.5%, altrimenti la banca viene considerata vulnerabile e dovrà ricapitalizzarsi.

Fino a questo momento le cinque banche italiane coinvolte (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco popolare, Ubi e Monte dei Paschi) sono state nel mirino e i più pessimisti hanno temuto che non avrebbero passato il test perché in possesso di elevati crediti deteriorati che ostacolano la loro capacità di erogare nuovi prestiti e, quindi, limitano le prospettive di redditività. Timori che alla fine si sono rilevati infondati perché quattro dei nostri cinque hanno passato lo stress test.

Monte dei Paschi pecora nera tra le banche d’Europa: non supera lo stress test

Unicredit, nello scenario peggiore, scenderebbe al 7,1% dal 10,38% del 2015. Intesa Sanpaolo, invece, al 10,2% (13% nel 2015). Il CET I del Banco Popolare scenderebbe al 9% (12,39% nel 2015), quello di Ubi Banca all’8,85% (11,62% nel 2015).

Il Monte dei Paschi di Siena, invece, è l’unica banca che supera il test nello scenario di base, ma in quello avverso ha un risultato negativo con un CET I che crollerebbe al 2,44%. Sembra però che la Banca abbia già giocato d’anticipo, approvando un piano di aumento di capitale di 5 miliardi.

Il Mps, però, non è l’unica pecora nera. Soprattutto, non è solo l’Italia a manifestare difficoltà: anche nella Germania dal sistema bancario ritenuto “perfetto”, la Deutsche Bank e Commerzbank figurano tra i CET I peggiori d’Europa.

Nel giudizio finale la Banca centrale europea ha dichiarato che «con una sola eccezione (Mps), tutte le banche mostrano livelli del capitale CET I ben al di sopra della soglia del 5,5%» e che i risultati mostrano un sistema bancario europeo «più in grado di assorbire gli shock economici rispetto ai test del 2014».