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Eroica Fenice

Bullismo omofobico: un volto della violenza

Se si prova a inserire “bullismo sugli omosessuali” nella ricerca Google, una sfilza di link che iniziano con “gay si uccide” appare sulla pagina bianca. Le diciture “gay si uccide” sono in genere accompagnate dall’età del suicida, che parte dai tredici anni e arriva sino ai sedici o diciassette: siamo nel pieno dell’adolescenza. 

Lo chiamano bullismo omofobico, vale a dire una forma di bullismo ai danni di persone che hanno – o si presume abbiano – un orientamento sessuale diverso dall’eterosessualità. Nella maggioranza dei casi, come denuncia l’ipotetica ricerca Google, si tratta effettivamente  di ragazzi molto giovani, cui viene condannato un atteggiamento reputato non canonico o il semplice desiderio di esprimere al prossimo se stessi.

Esistono invero svariate forme di bullismo, poiché i comportamenti o le condizioni che danno adito alla violenza gratuita di manifestarsi in tutto il suo orrore sono alla portata di tutti e sono infiniti. Il bullismo omofobico è tra quelle che sono state ignorate per anni e cui oggi si tenta di dare rilievo, denunciando quanto accade, denunciando conseguenze che troppo spesso sfociano nel suicidio.

Come in ogni forma di violenza diffusa tra adolescenti, focolare di queste aggressioni fisiche o psicologiche è la scuola, l’ambiente che più di tutti dovrebbe garantire la tranquillità fisica e psicologica dei ragazzi; e invece diviene tiranna, strumento nelle mani di chi sembra alzarsi al mattino al solo scopo di ferire qualcuno. Pecca maggiore dell’istituzione scolastica resta il non denunciare, il non parlare, l’ignorare, il continuo fingere che violenze tra gli “immacolati” banchi di scuola non esistano. Nel caso del bullismo omofobico questo silenzio è ancora più marcato, poiché, nonostante tutto, la nostra società guarda ancora con riluttanza all’omosessualità. Più quest’ultima è in voga nelle televisioni e tra le star internazionali, più sembra essere condannata tra il popolino.

Diverse famiglie in questo senso non sono ancora in grado di aiutare, poiché similmente all’istituto scolastico restano in silenzio, fingendo che il “problema” non appartenga al loro nucleo domestico. Forse, sarebbe utile spiegare loro che un figlio omosessuale non è un criminale: non c’è niente di cui vergognarsi. È la famiglia del bullo a dover mettere in discussione se stessa. Purtroppo però, nella maggioranza dei casi accade l’esatto contrario.

L’attuale Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini sembra essere intenzionata a portare avanti un programma che preveda la lotta al bullismo omofobico nelle scuole. Si spera che questo sia solo il primo passo per la lotta alla violenza e al bullismo in generale, che rappresenta una piaga che da un tempo inaccettabile imbratta la società, e non solo quella italiana.

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