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Buona Scuola

Buona Scuola: ma alla fine chi gode?

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Il premier Renzi in questi giorni si trova ad affrontare un’ennesima situazione di stallo: la “Buona Scuola”.

Lunedì il Presidente del Consiglio ha annunciato che il Decreto Legge, riguardante l’assunzione di 150.000 precari nelle scuole, deve essere convertito in disegno di legge. Una mossa che, secondo Renzi, serve a discutere con le opposizioni questa importante riforma scolastica nominata “Buona Scuola”. Questa motivazione potrebbe sembrare più che giusta: discutere di un decreto così importante è alla base della democrazia. Ma se andiamo ad analizzare meglio la politica renziana, possiamo notare alcune rilevanti incongruenze. Ad esempio, potremmo dire che il Premier fino ad oggi non ha mai tenuto conto di una proposta di riforma scolastica portata avanti da iniziativa popolare (la Lip). Questa “proposta” ha attirato l’interesse di molti studenti e funzionari scolastici che hanno creato comitati pro Lip in tutte le città italiane. Inoltre Renzi, nonostante le mobilitazioni studentesche contro la sua “Buona Scuola”, non sembra aver ripensato minimamente a questa sua importante riforma.

E ora il premier vorrebbe “discutere” con il M5S riguardo alla riforma scolastica. Anche il M5S ha una sua idea di scuola ma questa è palesemente incompatibile con quella di Renzi. I grillini affermano che non ci debbano più essere stanziamenti statali per le scuole paritarie, mentre Renzi, così come esplicita il testo della “Buona Scuola”, mette sullo stesso piano la scuola pubblica e quella privata. Insomma con queste basi è difficile non provare ad immaginare un dialogo che sia simile a quello tra Leonardo Da Vinci e Massimo Troisi in “Non ci resta che piangere”.

Le cause di questa improvvisa trasformazione da decreto a ddl restano ancora ignote. Sarà che Renzi voleva mettere in gioco un decreto più grande di lui? Questo è difficile da sapere, sta di fatto che il cambio di rotta ha provocato la reazione del Ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini, che ha tenuto un faccia a faccia di circa un’ora e mezzo Martedì con Renzi. Fonti affermano che la Giannini abbia ribadito in tutti i modi l’urgenza di questo decreto e abbia addirittura provato a far capire al Premier che i tempi non sarebbero stati dalla loro parte, ma il Presidente del Consiglio non ne ha voluto sapere e ha continuato per la sua strada. Il problema è che la Giannini aveva davvero ragione. Il decreto è stato convertito e Renzi ha passato subito la palla al Parlamento. Questo significa tempi lunghi e soprattutto il probabilissimo slittamento dell’assunzione di 150.000 precari.

Alla notizia i sindacati sono saltati dalla sedia: “Si faccia il Decreto”, il presidente della FLC, CGIL ribadisce anche lui che i tempi saranno impossibili da rispettare e che bisogna attuare d’urgenza il decreto. Sapete allora Renzi cosa fa? Rimanda incredibilmente al 10 marzo la discussione in Parlamento del ddl.

E così si prospetta un bel match, sul ring abbiamo al lato sinistro la Giannini e i sindacati, al lato destro (che lo vogliamo mettere a sinistra?) Renzi; però una domanda sorge spontanea: chi godrà durante questa lotta? La scuola pubblica? I comitati pro Lip? I 150.000 precari che non saranno assunti? Insomma: chi gode?

Buona Scuola: ma alla fine chi gode?

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