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Eroica Fenice

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La campagna di Trump e la morte del “sogno americano”

In seguito ad una campagna elettorale durissima contro Hillary Clinton, il candidato repubblicano Donald Trump sarà il 45° presidente degli Stati Uniti d’America.

Donald Trump: una campagna elettorale in cui la menzogna trionfa sulla verità

Si tratta di un risultato che sconvolge parte degli Stati Uniti e del mondo, interrogandosi sul come sia stato possibile che un ricco imprenditore, profondo conoscitore dei mezzi di comunicazione e personaggio televisivo, sia riuscito a conquistare la più importante carica del mondo con una delle peggiori campagne elettorali di sempre. Una campagna elettorale durissima dove i candidati hanno evitato di stringersi la mano, dove si è minacciato di non riconoscere gli esiti del voto e di far arrestare l’avversario,  una campagna condotta a colpi di scandali e fondata su bugie, discriminazioni e offese.

Nove cose su dieci dette dal nuovo Presidente americano durante la campagna elettorale erano false ma, paradossalmente, è proprio questo il successo della vittoria di Trump. Nell’era di Facebook e Twitter, la menzogna trionfa sulla verità perché le persone non controllano le fonti, non hanno neanche più la capacità di farlo. Attraverso i Social ognuno si è lentamente costruito un mondo parallelo in cui leggere solo ciò che si ritiene giusto o divertente, e non importa se le cose lette sono scritte da persone che non hanno competenze, se contengono errori o inesattezze. L’informazione non viene più mediata dai giornali che vengono percepiti sempre più come parte dell’establishment da combattere : la vittoria di  Trump è anche la sconfitta del giornalismo tradizionale. Durante questa lunga campagna elettorale i social hanno alimentato e fatto aumentare la percezione di un malessere diffuso, della frustrazione di un popolo sfiduciato, stanco, arrabbiato. Ecco che, in tale contesto, i bot – account generati da software – hanno  aumentato a dismisura i “mi piace” e le condivisioni sui social, diffondendo notizie false e spacciando slogan come verità assolute. La forza mediatica di Trump si basa sulla capacità di poter dire tutto e il suo contrario dopo poco, restando credibile agli occhi di chi lo ascolta. Ciò è possibile perché i dati e le argomentazioni che usa sono inventante, caratterizzate da un linguaggio semplice che, essendo volgare ma diretto, arriva alla pancia degli elettori, diviene strumento attraverso cui lo scontento non solo trova voce, ma viene urlato a squarciagola. 

La morte del “sogno americano”

Vi è, tuttavia, un interrogativo importante da porsi. Trump, uomo d’affari e di televisione, non ha mai ricoperto cariche elettive. Hillary Clinton oltre ad essere stata First Lady degli Stati Uniti, nel 2008 prese parte alle primarie del partito democratico, perdendo lo scontro con Obama e svolgendo successivamente la funzione di segretario di Stato proprio per l’amministrazione del presidente uscente.

Perché l’elettorato ha preferito un uomo senza esperienza politica ad una donna che aveva ricoperto già incarichi importantissimi?

Il merito principale di Trump è stato quello di interpretare e incanalare nel migliore dei modi la rabbia e la paura del ceto medio contro le minoranze, contro ciò che è diverso e fa paura . Tuttavia, le cause di questa rabbia non scaturiscono dal razzismo in sé, ma da un malessere sociale diffuso e radicato. Chi è ridotto in miseria per andare avanti, la storia ce lo insegna, necessita di un nemico da odiare e da combattere e il nemico più facile da sconfiggere è quello debole che, paradossalmente, si ritrova nelle stesse condizioni, se  non peggio. Ad essere stata ridotta in misera è la classe media, quella middle class che è tale non solo per il reddito, ma anche per cultura e abitudini, per il condividere un unico sogno, il “sogno americano”. Quando si parla di impoverimento della classe media, si parla di un qualcosa di concreto, si parla della distruzione dell’ascensore sociale, della morte del sogno americano. La principale causa di questo fenomeno è la crisi economica e finanziaria del 2008; crisi che ha dimostrato come la finanza non solo sia cresciuta esponenzialmente , grazie a politiche di deregolamentazione e liberalizzazione senza poi ridistribuire equamente quella ricchezza all’interno della società, ma ha anche spazzato via la classe media.

Far morire il sogno americano significa rendere un padre consapevole del fatto che il figlio non potrà vivere una vita migliore della sua.

Trump ha parlato a questo elettorato mortificato e arrabbiato, voglioso di essere ascoltato. I media, il sistema finanziario e bancario che sostengono e puntano sulla Clinton fanno comprendere quanto in realtà Trump, nonostante miliardario, finisca col rappresentare chi oggi odia quel sistema. Chi vota Trump odia tutto e tutti: le banche, i partiti, Wall Street, le multinazionali, i giornali, le tv. Poco importa l’endorsement di Springsteen, di Madonna o di De Niro, essi stessi vengono percepiti dall’elettorato come élite, come gruppo privilegiato che non si rende conto del malessere reale. L’elettorato di Trump desidera un futuro che rispecchi il passato che ha preceduto la globalizzazione e da qui il “Make America Great Again”.

La politica che deve sconfiggere l’antipolitica

Una campagna fondata su bugie, discriminazioni e offese, del resto, non può e non deve legittimare una demonizzazione del nuovo presidente degli Stati Uniti. Sia chiaro, non si sta in alcun modo giustificando ciò che Trump ha sostenuto in questi mesi, né tantomeno si condividono le sue posizioni. Il punto è che ciò che  si è detto fino ad oggi è parte di una campagna elettorale che, come si è visto, si è basata su bugie. Trump deve essere giudicato, contestato e fermato nel momento in cui le sua azioni violano la legge o i limiti costituzionali, ma se ciò non accade ha il diritto di esercitare le funzioni per cui è stato eletto. Se le forze populiste e demagogiche crescono è anche grazie a questo processo di demonizzazione. Si deve comprendere, e sembra che non siamo ancora pronti a farlo, che la democrazia è questa, non un sistema perfetto ma, fino ad oggi sembrerebbe il migliore possibile. La democrazia implica anche la vittoria di un uomo che non rispetta l’avversario e che arriva al potere mentendo. Tuttavia, non accettare il voto degli elettori americani continuando ad insultare Trump per i suoi (indiscutibili) limiti e difetti non fa altro che accrescere la convinzione dei suoi sostenitori. Trump come tutte le altre forze populiste e demagogiche si può e si deve sconfiggere facendo politica, proponendo un’idea di futuro, un programma. L’antipolitica ha successo solo dove la politica funziona male o non c’è.  È inutile cercare di spaventare l’elettore medio spiegandogli che diritti come la libertà, l’equità, la giustizia sono in pericolo se non vengono tutelati altri diritti altrettanto importanti come quello al lavoro, all’istruzione, alle cure mediche e anche, perché no, a sognare un futuro migliore.

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