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Eroica Fenice

Cannabis delle nostre brame

Marijuana, ganjia o marjia, spinello, erba, cannabis, canapa indiana…quante miriadi di  nomi per una sostanza che sta diventando pomo della discordia in Italia: legalizzarla o meno?, e nel resto del mondo come si comportano i governi locali?, riusciremo a tenere il loro passo e la loro apertura mentale?

La diatriba parlamentare e sociale intorno alla cannabis.

Il prossimo 12 febbraio la Corte Costituzionale italiana si esprimerà in merito alla legge Fini-Giovanardi, secondo la quale non ci sono distinzioni tra droghe leggere e droghe pesanti. Modificando il Testo Unico sugli stupefacenti, dal 2006 è diventato più rischioso consumare un grammo della sostanza, perché lo si considera un reato perseguibile penalmente con la galera. E, infatti, le cifre parlano chiaro: sono circa 9000 i detenuti in carcere per effetto diretto della legge. E se oggi la situazione delle carceri italiane è a un pelo dal collasso, una buona percentuale è da individuare in una legge che non pone distinzioni tra droghe leggere e pesanti, ma, soprattutto, rende tutti quanti possessori e fruitori anche di piccole quantità alla stregua dei peggiori criminali del narcotraffico internazionale. Fu verso la fine degli anni ’70, con la legge Cossiga del 1977, che in Italia venne proibita la coltivazione della canapa, nello specifico della sativa e dell’indica aderendo a un progetto statunitense in cui ci si prefiggeva la scomparsa della cannabis dal mondo nell’arco di 25 anni. Viceversa altri Paesi dell’Unione europea incentivavano il loro impiego a livello delle produzioni agricole, trovando un inaspettato impiego negli ambiti più disparati, dal confezionamento di materiale edile all’olio combustibile e perfino a elementi per le carrozzerie delle autovetture.

Il cammino del governo italiano in materia di cannabinoidi.

Dai lontani anni ’70 a oggi nei confronti della produzione della cannabis e della canapicoltura si è progressivamente decretato un giro di vite sempre più rigido e rigoroso: tra il 1994 e il 1995 la sola canapa coltivata in Italia legalmente è stata quella dell’ENEA, mentre altri tentativi di coltivarla per fini terapeutici o di studio sono stati tassativamente vietati. Incredibile pensare che fino alla metà degli anni ’50 in quasi tutta Italia c’erano piantagioni di cannabis, utilizzata nell’industria tessile e nella realizzazione di prodotti cartacei. Poi il cambio di costumi sociali e anche le nuove regole sociali hanno confinato nell’illegalità la sua coltivazione, fino a giungere al primo decennio del nuovo millennio con la legge Fini-Giovanardi. Ora ci si basa su una questione puramente etica, equiparare l’assunzione di un grammo di marjuana a quello della cocaina e dell’eroina, con identiche ripercussioni sull’organismo umano e sulla condizione di cittadino. Una tesi che ha dell’assurdo e che i nostri politici continuano a difendere strenuamente, ignorando i numerosi appelli da parte di associazioni e singole persone, che chiedono la revisione della Fini-Giovanardi, aprendo la strada verso la legalizzazione delle droghe leggere in Italia.

La cannabis nel resto del mondo.

Il paese che ha fatto una decisa mossa politica nei confronti della legalizzazione della cannabis è stato l’Uruguay: il suo presidente José Mujica ha legalizzato la produzione, la coltivazione, la vendita e l’uso della marjuana in territorio nazionale; un bel colpo per tutti coloro che a Montevideo privilegiavano il contrabbando di marja con contorno di altre attività illecite, dal momento che la cannabis ora è acquistabile in farmacia al costo di 1 dollaro a grammo (addirittura un prezzo inferiore al mercato nero!). Anche gli Stati Uniti mostrano spiragli di apertura: i primi coffee shop a scopo ludico sono stati aperti a fine 2013 a Denver e Seattle mentre nello stato del Colorado il consumo di cannabis è equiparato a quello dell’alcool e chiunque può andare in giro con in tasca una dose di cannabis pari a 28 g senza dover rischiare la galera. In Portogallo invece si è operata una scelta diversa: hanno spostato il consumo delle droghe -qualsiasi tipo di droghe- sul piano amministrativo anziché su quello penale. In parole povere il commercio e la vendita sono ancora intesi come traffico e spaccio ma se qualcuno è beccato con una dose minima in grado di coprire 10 giorni di consumo al posto del tribunale il fermato incontra medici e operatori sociali.

L’ora della svolta italiana.

Veniamo quindi alle notizie di casa nostra: in questi giorni la regione Puglia ha varato la legge per usufruire della cannabis terapeutica, una notizia che fa ben sperare un cambio definitivo di rotta anche a livello istituzionale. Perché ormai curarsi con la cannabis è più che una realtà, allevia le sofferenze fisiche di numerosissimi malati italiani e continuare a mettere paletti e cavilli giudiziari è semplicemente la negazione del sacrosanto diritto alla cura di qualsiasi cittadino italiano. Anche per questo motivo ci sarà il prossimo otto febbraio a Roma una mobilitazione in massa di tutti i movimenti antiproibizionisti d’Italia dando vita a una street parade per chiedere oltre all’abrogazione della Fini-Giovanardi anche la legalizzazione della cannabis per il suo uso terapeutico. Infatti attualmente il percorso medico-legale di chi trae giovamento grazie a un trattamento a base di cannabinoidi è estremamente costoso -poiché la cannabis è importata dall’estero con costi esorbitanti – oltre che tortuoso e ricco di ostacoli, un caos di ricette e di permessi che volta dopo volta possono anche cambiare improvvisamente e dover curarsi nel cono d’ombra dell’illegalità. L’unica regione che ha avviato il riconoscimento della cannabis come alternativa terapeutica efficace è stata la Puglia mediante l’approvazione di una legge tra le più avanzate in materia.

E forse è proprio nel coraggio di alcuni giovani del Sud Italia che bisogna trovare la forza di opporsi a questo status quo. Lucia Spiri  e Andrea Trisciuoglio  hanno fondato insieme ad altri soci l’associazione “LaPiantiamo”  ovvero il primo Cannabis social club italiano, un vento di speranza e di possibilità che mira in alto, all’autocoltivazione della cannabis a fini terapeutici. A fine gennaio infatti in un incontro pubblico nella cittadina di Racale sul tema “cannabis dalla cura proibita…alla cura possibile” i fondatori di LaPiantiamo hanno mostrato insieme a Rita Bernardini dei Radicali italiani a che punto è il loro progetto, contando di aprire le porte del social club già ai primi di marzo. Ricordando cortesemente all’Onorevole Giovanardi che pur essendo libero di esprimere i suoi pensieri, la marjuana fino a prova contraria non ha lasciato buchi nei cervelli delle persone, come invece va dicendo per le strade di Roma Capitale.

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