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Eroica Fenice

Cariche contro chi manifesta. Dissenso represso

Cariche contro chi manifesta. Il dissenso represso

Cariche contro il dissenso, contro chi manifesta. Violenza gratuita scagliata contro un popolo già spogliato di qual si voglia dignità. Un popolo imbavagliato, un popolo a cui si regala in mille modi la possibilità di comprare un I-Phone, ma a cui in nessuno modo viene ridistribuito il diritto di esistenza.

La possibilità di esistere senza l’ansia di tasse, debiti; senza la precarietà constante, senza il dover per forza imparare a camminare sul filo dello stress come un equilibrista; senza la ricerca disperata di un lavoro che in realtà è un diritto sancito dalla Costituzione. Senza doversi piegare a lavorare in nero e ad essere sfruttato. Senza dover genuflettersi al politico di turno, per chiedere lavoro per se stessi o i propri figli. Senza dover strappare la propria laurea; senza dover scappare lontano da casa, emigrare, come emigrano gli Arabi e gli Africani, i quali tanto discriminiamo. Poiché lo stato ottunde il popolo, lo vuole cieco per potergli dire che “va tutto bene”.

Cariche contro chi manifesta: i fatti

Il 12 Settembre, in occasione di uno spettacolo al celebre Teatro San Carlo, c’era a fare visita all’abbandonata Napoli il presidente del consiglio Renzi. In sua “compagnia” c’era il rivale sindaco di Napoli De Magistris. Mentre i due uomini politici erano attenti ad apparire calmi e forti in mezzo all’alta borghesia napoletana, in strada una folla di dissidenti ha deciso manifestare il proprio disappunto verso le politiche dell’attuale governo italiano. Ma un contingente di poliziotti ha serrato la strada – ed il diritto di dissentire – ai manifestanti.

Il folto gruppo di dissidenti era composto da operai, professori, disoccupati e dagli attivisti dei centri sociali; li capeggiava la consigliera De Mejo, appartenente alla lista DEMA.  Durante le proteste e i cori rivolti al Premier Renzi, il contingente di poliziotti e il gruppo di manifestanti sono venuti a contatto. In realtà i video che girano in rete mostrano chiaramente che ad iniziare sono state le forze dell’ordine. La rabbia e la cattiveria dei colpi inferti dai poliziotti crea una rabbia ed un odio verso quella stessa categoria. Spesso si dimentica che quelli sono solo uomini costretti proprio come l’operaio a servire il proprio aguzzino, calpestando la coscienza.

Pasolini avrebbe detto al riguardo: “E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci, con quella stoffa ruvida, che puzza di rancio furerie e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, è lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi (in un tipo d’esclusione che non ha uguali);umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare)”.

Fatto analogo è stato il dissenso di Catania, dove decine di giovani si sono lanciati contro il cordone delle forze dell’ordine piazzato alla fine di via Umberto davanti alla Villa Bellini, dove il premier Matteo Renzi aveva tenuto l’intervento di chiusura della Festa nazionale dell’Unità. Mentre il premier ringraziava i catanesi per l’accoglienza con la sua solita fumosa retorica, nelle strada le forze dell’ordine picchiavano selvaggiamente i manifestanti.

Piccola analisi del dissenso

il No alla riforma costituzionale, la buona scuola, il rapporto con l’Europa, il lavoro, la scarsa attenzione verso le fasce deboli, sono le cause scatenanti del dissenso delle manifestazioni represse. L’attuale governo italiano, complice l’atmosfera sociale di quest’epoca, ha scatenato un malcontento generale. Tutti sono d’accordo nell’indicare il viso di Renzi come viso colpevole, viso ingannatore.

Ovviamente questa sorta di sfogo orwelliano è aiutato dalla macchina del web. Poiché  l’incanalare la rabbia verso un unico uomo, anche qualora quell’uomo fosse inficiato in misura grande nei fatti, svia dalla realtà, la quale è sempre più articolata di come appare, o vogliono che appaia. Ma se da una parte genera  qualunquismo, dall’altra, le manifestazioni dimostrano che esiste una parte della popolazione che non si limita all’inutile dito puntato; all’inutile protesta da bar. Scendere in piazza ridiventa di moda, e il popolo inizia ad alzarsi dai divani posti –  simbolo eloquente – davanti alla T.V..

Naturalmente è palese lo scollamento dalla realtà della classe politica, la quale continua imperturbabile sulla propria strada, nonostante precari, lavoratori, professori deportati, vengono picchiati tra le strade di una Italia che, al netto di una memoria corta, dimostra un’inconscia capacità di ricreare la storia. Ci si dimentica che la democrazia rappresentativa ha metri di giudizio completamente diversi.

Così enuncia l’articolo 21 della nostra amata Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E così enuncia, collegandosi come nei più bei romanzi, l’articolo 26: “I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti”.

Chiudiamo con una parte dell’articolo 13, bello e calzante come la chiosa di una poesia: “è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”.