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Eroica Fenice

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Caserta fuori dal dissesto finanziario?

Caserta. Il freddo pungente è arrivato in ritardo quest’anno, come se anche lui si fosse accorto dell’aria pesante che si respira qui e avesse sorvolato la città per passare oltre. Caserta.  La mia città. Mi fa un po’ strano chiamarla così. Non mi è mai appartenuta veramente Caserta. Né io sono mai appartenuta a lei. Non ci siamo mai piaciute. Ci sopportiamo, ecco.

Eccola qui, Caserta. La città dai mille colori…dei sacchetti della spazzatura. Il “nostro” sindaco si dice fiducioso: “Ben presto”, afferma, “ tutto questo sarà solo un brutto ricordo, il 2015 sarà l’anno dell’uscita dal dissesto finanziario”. Il sindaco Pio Del Gaudio sarà anche fiducioso, ma per ora un fazzoletto davanti la bocca è doveroso per chi non vuole intossicarsi. Ma ci vorrebbe anche un velo sulla ragione per non sentire il “puzzo” della presa in giro, della disonestà degli amministratori comunali. 

Caserta e l’abbandono. Dando le spalle alle stazione, ci si perde nell’imponenza e nella maestosità di Palazzo Reale. Luigi Vanvitelli sposò il progetto di Carlo III di Borbone per dare lustro, onore e gloria a Caserta come degna sede di rappresentanza al governo della capitale Napoli. Chiudendo gli occhi  si potrebbero sentire le musiche delle feste di ballo date a palazzo,  riaprendoli si potrebbero vedere le carrozze trainate da cavalli che, con aria fiera e nobile, portano a spasso i loro padroni per quei meravigliosi giardini. Cosa direbbe oggi Carlo III se vedesse quei giardini manutenuti male e a costeggiarli strade dissestate? Oggi una mamma al suo bambino potrebbe dire solamente: “Vedi, tesoro, è un luogo fantastico questo. Ma sono costretta a negartelo. Perché le voragini potrebbero farti perdere il controllo della tua bicicletta, perché potresti essere investito da qualche macchina o pullman che qui non dovrebbero circolare, ma che invece lo fanno!”

Caserta e il pericolo. Ad un incrocio del centro vedo luci lampeggiare. Luci di un locale o per una festa di paese, penserete voi. Ebbene no. É il giallo di un semaforo che è andato in pensione, che non vuol più lavorare, che sembra dire: “Cari miei, vedetevela da soli…io me ne lavo i colori!”. Il Rosso e il Verde hanno fatto le valigie e sono migrati verso semafori che sanno apprezzare il loro lavoro. Qui, in questa strada della Caserta bene, non c’è più posto per loro. Ed è tristemente paradossale se pensiamo che sono gli stessi colori della nostra bandiera…colori che fanno fatica a brillare in questo periodo. 

Caserta e i giovani.  Sulle panchine, sui muretti, nei bar, vedo ragazzi che s’indignano perché, udite udite!, quella che loro chiamano musica, da ora in poi, nei locali sarà stoppata alle 23.30. Mai affronto più grave gli fu fatto. Rischiano così, di tornare a casa meno rin…tronati del solito, corrono il pericolo, in quel silenzio, di scambiare due parole con chi gli siede accanto e…socializzare. CHE ORRORE!

Ma Caserta è anche la città che per rispondere all’alto tasso di inquinamento, elimina la ZTL (forse l’unica cosa di veramente civile che c’era in città!). Quando si dice la coerenza! E lo fa perché i commercianti si lamentano del poco via vai di persone che per fare acquisti devono arrivare con la macchina preferibilmente all’ingresso del negozio. Se ci si risparmiasse di scendere dalla macchina sarebbe ancora meglio. Due passi a piedi? Che non si dica nemmeno per scherzo. Per non parlare di quelle mamme che a Via Roma, nel pieno centro di Caserta, parcheggiano in seconda e in terza fila per ritirare sani, salvi, non sia mai sudati per aver camminato 100 metri, i loro pargoli.

Ma, il sindaco,  è fiducioso.  

 

Roberta Magliocca

– Caserta fuori dal dissesto finanziario? –