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Eroica Fenice

Cecenia e diritti, quando bisogna riconoscere di aver fatto un passo indietro

Cecenia e diritti, quando bisogna riconoscere di aver fatto un passo indietro

In Cecenia sono momenti drammatici, mentre la notizia è trapelata poco dalla Russia e ha faticato a conquistare la fiducia generale. Quando l’ha fatto i quotidiani hanno cominciato a parlarne, abusando a volte del diritto all’informazione e divulgando notizie erronee o omettendone di essenziali.

Molte comunità e gruppi umanitari, con estrema cautela, stanno combattendo sul campo e contemporaneamente cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica. Tra questi c’è Bossy, una comunità di divulgazione che sostiene i pari diritti, compresi quelli LGBT. Sull’argomento ci ha concesso un’intervista, sottolineando l’importanza di una presa di coscienza che tutti dovremmo fare.

Bossy: una voce forte e chiara per la tutela di tutti i diritti

Se ne parla poco o se ne parla troppo, ci sono argomenti che per quanto importanti sono estremamente delicati. Bossy tende a dar voce a molti di questi argomenti, tra cui quanto sta accadendo in Cecenia. Puoi parlarci più dettagliatamente del progetto?

Con femminismo si intende “la posizione o atteggiamento di chi sostiene la parità politica, economica e sociale tra i sessi” e Bossy è senza dubbio un progetto femminista, dal momento che, da due anni e mezzo, si occupa di discriminazione e disuguaglianze di genere, di diritti LGBT e di fenomeni di violenze e abusi. Per trattare questo tipo di argomenti è necessaria l’informazione e noi cerchiamo di dare informazioni nel modo più esatto ed esaustivo possibile. Anche per questo motivo Bossy ha lanciato due hashtag per diffondere la notizia di ciò che sta accadendo in questo momento in Cecenia: #StopHomocaust e #NotAgain. L’abbiamo fatto perché la maggior parte dei media non ne parla, sembra che le persone che stanno subendo questa enorme violazione dei diritti umani non esistano e, se non esistono, non hanno diritti. Oltre alla campagna con hashtag e un logo ben preciso, un triangolo rosa, Bossy ha emanato un comunicato stampa ufficiale in tre lingue (italiano, inglese e russo) proprio per spiegare sinteticamente quale sia effettivamente la situazione in Cecenia. La campagna e il comunicato stampa sono stati anticipati da un articolo in cui viene spiegato più nel dettaglio, sulla base di fonti certe, quali sono i motivi per cui queste persone vengono arrestate e quali torture subiscono, con riflessioni ragionate a riguardo. L’obiettivo è quello di informare più persone possibili, dato che, come già accennato, i fatti stanno avendo una rilevanza molto inferiore rispetto alla loro portata. Informare e rendere consapevoli, smuovere le coscienze e le menti di quanta più gente possibile.

Le prime notizie sono state diffuse dalla testata russa Novaya Gazeta, ma sembra che con il passaggio dell’informazione la situazione stia sfuggendo di mano. Quanto può essere nociva una cattiva informazione su un argomento così importante?

Come parzialmente già detto nella risposta precedente, è indubbio che della situazione in Cecenia si stia parlando pochissimo, soprattutto considerando la gravità dei fatti. Nemmeno in Russia inizialmente sembrava che la notizia fosse nota, nonostante la denuncia sia partita da lì. Fino a pochi giorni fa un nostro lettore che vive in Russia ci diceva che non aveva assolutamente sentito parlare della situazione cecena, invece oggi ci ha contattati per comunicarci che invece qualcuno ne sta parlando: ci ha parlato di una grande manifestazione nella capitale della Cecenia in cui è stato chiesto di punire i giornalisti responsabili della notizia. L’arresto di un centinaio di uomini sospettati di essere omosessuali e le torture che stanno subendo è un dato che giunge da fonti certe, non si può certamente pensare che sia una notizia falsa. Senza dubbio la “peggiore informazione” è l’informazione non data, è la negazione di ciò che sta realmente accadendo, è la volontà di nascondere qualcosa che si sta dimostrando troppo grande per essere nascosto. Bossy sta cercando di fornire solamente notizie provenienti da fonti certe, sia con continui aggiornamenti sia con traduzioni dal russo di articoli di giornale, proprio per tenere costantemente alta l’attenzione. Noi preferiamo, una volta sicuri della veridicità della notizia, informare subito i nostri lettori e poi integrare continuamente, piuttosto che attendere la conclusione. Se è possibile fare qualcosa sarebbe inutile parlare della situazione solo “a cose fatte”. Certamente sono molte le realtà in cui avvenimenti simili a quelli della Cecenia stanno accadendo, ma non c’è mai la certezza: proprio per questo è importantissimo parlare di quello che sappiamo, affinché nessuno resti all’oscuro.

La situazione che ci si presenta è drammatica, quindi è necessario sensibilizzare chi ci circonda. A tal proposito, come sentireste di farlo?

La sensibilizzazione, insieme all’informazione, in questi casi è fondamentale. Come si potrebbe combattere qualcosa di cui non si conosce l’esistenza? Proprio per questo abbiamo lanciato la campagna, gli hashtag e abbiamo emanato un comunicato stampa. Cerchiamo di diffondere la notizia in tutti i modi possibili: scrivendo articoli, informandoci a nostra volta, pubblicando la notizia sui social – su Facebook, Twitter e Instagram basta cercare gli hashtag #StopHomocaust e #NotAgain per verificare.

Homocaust è una parola veramente forte. È davvero così doveroso il paragone?

Certamente il termine “omocausto” è molto forte e richiama alla mente un episodio della storia mondiale di enorme importanza e gravità. Quello che sta accadendo ora in Cecenia non è paragonabile in termini numerici e le cause politiche alla base sono differenti, ma ad essere uguale è la sostanza: comuni cittadini – PERSONE – vengono prelevate con la forza, arrestate e chiuse in un carcere in cui subiscono delle torture per il semplice fatto di avere un orientamento sessuale che si discosta da quello che il governo definisce “normale”.

Come reagire quindi? Abbiamo fatto numerosi progressi scientifici, abbiamo aumentato la nostra sensibilità su tematiche umanitarie e ambientali, ma alcune volte ci troviamo ancora al punto di partenza. Bisogna combattere questo clamoroso passo indietro e far sentire la propria voce.

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