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Eroica Fenice

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Censura: JeSuisCharlie è già lontano

“Si formano parole di rivolta che accecano più di questo vento”

Erri De Luca

Libertà di pensiero e libertà di espressione sono spesso fuse in un unico concetto, pur essendo due entità distinte: la prima siamo noi come appaiamo a noi stessi, la seconda siamo noi come appaiamo agli altri. Spesso, non si ha il coraggio di mostrarsi alla società per ciò che si è; si ricorre allora a una censura intima, che in noi nasce e di noi si nutre, un’infida scappatoia pur di non assumerci la responsabilità di essere unici con i nostri pensieri, ragionamenti, modi d’essere – molto più semplice essere un volto identico alla folla, che il volto tra la folla.
Accade, tuttavia, che uno tra i troppi abbia coraggio e maturità a sufficienza per associare la libertà di pensiero alla libertà di espressione e mostrare a chi gli è intorno il proprio modo di intendere la vita e le dinamiche varie che continuamente plasmano il contesto circostante. È in questi casi che subentra una censura a noi estranea, che viene da quella stessa società civile oggetto di riflessioni: la censura ufficiale.

Chiamo censura ufficiale quella esercitata da un organo giudiziario, dalla religione, dalla morale o da qualche potente imprenditore che crede di possedere anche gli individui assieme alle macchine – tutti in corsa per imbavagliare quel “pazzo” che ha avuto l’ardire di esprimersi, di credere sul serio a quel buffo diritto, tutelato da ogni Costituzione occidentale, che vuole il soggetto libero di esprimere il proprio pensiero, qualsiasi esso sia.

L’episodio di cronaca nera che ha visto protagonista Charlie Hebdo ha smosso molte coscienze, tutte vogliose di tutelare e soprattutto rivendicare la libertà di espressione. Tra i tanti che si sono sentiti Charlie ha figurato anche Mark Zuckerberg, il più celebre tra i fondatori di Facebook, che si è dichiarato contrario alla censura e, ovviamente, all’attacco alla rivista francese: anche per lui è valso il JeSuisCharlie.
Ma nessuno è Charlie, nessuno antepone principi e diritti all’interesse. A poche settimane dalla dichiarazione pro-libertà, il social di Zuckerberg, in conformità a un ordine emanato dalla corte di Ankara, ha dovuto scegliere tra il bloccare tutte le pagine con immagini del Profeta Maometto, ritenute offensive per la religione islamica, e il rinunciare alla rete in Turchia: Facebook ha scelto la censura.
Invero, il social dove tutti possono scrivere tutto non è nuovo a episodi di censura: ovunque vi sia un Potere che non ammette campagne avversarie o dei valori che ne escludono altri, Facebook si adegua pur di non rinunciare a una porzione di utenza.

La censura del ventunesimo secolo è sofisticata, strisciante, quasi invisibile.
Se un tempo un rogo di libri e documenti era la manifestazione evidente della volontà di imporre un limite alla libertà di esprimere il proprio pensiero, oggi è decisamente complesso rintracciare tra le fitte maglie della tela virtuale o tra le trame dei cavilli giudiziari i contenuti censurati, alterati ed omessi completamente.
C’è un impegno così ammirevole negli espedienti e nelle decisioni che motivano e supportano la censura, da chiedersi cosa vi sia di così spaventoso nella possibilità che un individuo esprima il proprio pensiero; Erri De Luca, noto scrittore e poeta italiano, si è detto contrario, invero con toni accesi, al progetto Tav ed è per questo accusato di associazione a delinquere: qualcosa sfugge.

-Censura: JeSuisCharlie è già lontano-