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Eroica Fenice

clinica pediatrica

C’era una volta una Clinica Pediatrica…

Bimbo, mi chiedi cos’è l’amore? Cresci e lo saprai. 

Bimbo, mi chiedi cos’è la felicità? Rimani bimbo e lo vedrai.

Jim Morrison.

Nell’immaginario comune, la parola infanzia fa rima con felicità, perché nel DNA di un bambino non dovrebbe esserci nient’altro che spensieratezza, sorrisi, matite colorate e corse all’aria aperta. A volte, però, al verde dei prati si sostituiscono asettiche mura bianche. All’aria aperta si sostituisce il chiuso di un ospedale. Ai grembiuli a quadri dei compagni di banco, si sostituiscono i camici dei medici. Tutto ciò sembrerebbe l’inizio di una storia triste. Una storia, che, però, lo è meno, se l’ospedale, d’un tratto, si trasforma in un teatro, se i medici si trasformano in elfi e i corridoi freddi e marmorei, solitamente forieri di responsi, diventano contenitori di regali e dolci di ogni tipo. Un paese dei balocchi, habitat contenuto doverosamente nella definizione di BAMBINO.

È proprio ciò che è accaduto ieri, 5 gennaio, alla Clinica Pediatrica – Seconda Università di Napoli.

Un meraviglioso gruppo di camici bianchi, armati di sorrisi, cappelli a punta, chitarra e spartiti, ha divertito ed emozionato un pubblico di piccoli pazienti, alcuni dei quali non raggiungevano il metro di altezza, accompagnati dai genitori. Ad aprire le danze, un’allegra combriccola di elfi (Associazione di promozione sociale Joy to the World), seguita dal Canto di Natale di Charles Dickens, interpretato da Antonio D’Alessandro, Sara Esposito, Marilia Marciello, Gennaro Monforte, Ursula Muscetta, Fabrizio Botta (Produzione Naviganti inVersi). A salutare la platea dei singolari spettatori, sorridenti e smanettanti nelle loro postazioni, una valanga di dolci, offerta dal Centro Naturale Commerciale Spaccanapoli.

Un sentito grazie va agli specializzandi e  ai medici della Clinica Pediatrica – Seconda Università di Napoli, artefici di questa idea. 

Tante menti, tante braccia, tanta energia, mosse da un comune denominatore: ridare l’infanzia all’infanzia…almeno per qualche ora. 

 

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