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Eroica Fenice

Chloe Hadjimatheou

Una gabbia tutta colorata per disabili. La terribile scoperta di Chloe Hadjimatheou

Sbarre di legno colorate. Come se ci fosse differenza tra una gabbia dorata e una prigione.

Lechaina, Grecia. Chloe Hadjimatheou, giornalista della BBC, ha messo in luce la sconvogente storia di un centro disabili in cui circa sessanta ragazzi, tra bambini e adolescenti, vivono segregati all’interno di piccole stanze con sbarre di legno lunghe fino al soffitto. Soli, senza controllo se non quello delle telecamere all’interno di una serie di schermi tv del personale, senza alcun contatto umano, senza vere cure, solo dosi di sedativi.

La terribile scoperta di Chloe Hadjimatheou

Era il 2009 quando un gruppo di laureati in psicologia prestarono servizio di volontariato al centro e, rimasti allibiti dalle condizioni inumane dei bambini, avevano denunciato il fatto all’Unione Europea e a tutte le organizzazioni che avrebbero dovuto occuparsi dei diritti dei disabili, o quanto meno degli umani. Peccato che, questa volta, i disabili non siano stati considerati nemmeno umani.

Il documento di denuncia inviato a più enti dai volontari nel migliore dei casi ha ricevuto, in risposta, ringraziamenti per le segnalazioni, senza effettivi riscontri né interventi concreti.

Dal  2010, grazie alla visita al centro con conseguente denuncia da parte del difensore civico per i diritti infantili, le condizioni del centro sembrerebbero, paradossalmente, migliorate: i bambini, ora, non sono più legati ai letti, bensì rinchiusi in vere e proprie celle su misura dei pazienti. Passi da gigante con le sbarre di legno colorate perché non si è trovato nulla di meglio che mettere una spudorata e falsa allegria lì dove vive solo la morte, la solitudine e il degrado.

Scioccante è il numero di disabili che hanno perso la vita all’interno delle gabbie a causa di un mancato controllo da parte degli infermieri nei confronti di esseri umani senza alcuna colpa, il più delle volte abbandonati dai propri genitori solo perché portatori di handicap. Ad aspettarli, al centro, un destino ancora più arduo, se si pensa che, su venti pazienti, una sola infermiera è addetta al loro controllo, che sia di giorno o di notte, rischiando con grande probabilità di venire meno all’aiuto richiesto da più bambini.

Forse quello che stupisce non è solamente la mancanza di fondi, che il nuovo direttore del centro, Gina Tsoukala, sostiene essere la causa dell’insufficienza di reali interventi diretti alla salvaguardia dei bambini, ma il pensiero di molti che, come il medico locale Gorge Gotis, sostengono l’efficacia delle gabbie per una maggior sicurezza del paziente, spesso  autolesionista. E quindi costretto all’abbandono totale?

Preoccupante anche lo stato di abbandono di un nuovo centro attrezzatissimo per i pazienti con disabilità di vario genere, costruito grazie ai fondi dell’Unione Europea, deserto a causa dell’impossibilità da parte dello stato greco di pagare gli infermieri.

Come se fosse una questione di denaro la vita di essere umani. Come se fosse, e in effetti lo è, solo un tassello del grande puzzle della malasanità, e di un sistema mondiale basato su un interesse superiore in cui i più deboli non sono inclusi. 

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