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Eroica Fenice

Cimitero delle Fontanelle tra sacro e profano

«Questo guazzabuglio di fede e di errore, di misticismo e di sensualità, questo culto esterno così pagano, questa idolatria, vi spaventano? Vi dolete di queste cose, degne dei selvaggi? E chi ha fatto nulla per la coscienza del popolo napoletano? Quali ammaestramenti, quali parole, quali esempi, si è pensato di dare a questa gente così espansiva, così facile a conquidere, così naturalmente entusiasta? In verità, dalla miseria profonda della sua vita reale, essa non ha avuto altro conforto che nelle illusioni della propria fantasia: e altro rifugio che in Dio»

M. Serao

Cimitero delle Fontanelle: Halloween, what’s?

A Napoli la questione “Halloween sì, Halloween no” non si è mai posta. Di fatti, nella città delle sirene e del monaciello, del pulcinella e di San Gennaro, di Raimondo di Sangro e delle Beatitudini di Caravaggio, il confine tra sacro e profano è sempre stato labile, per non dire inesistente.

La commemorazione dei defunti rientra in quelle ricorrenze dove storie, miti e leggende si sono susseguite senza sosta. C’è un luogo a Napoli dove l’aldilà si manifesta in tutto il suo sacro sconcerto: il Cimitero delle Fontanelle (‘O campusanto de’ Funtanelle).

L’origine del cimitero delle Fontanelle

L’origine del Cimitero delle Fontanelle si fa risalire al XVI secolo ed è legata alla storia e alle calamità che colpirono la città di Napoli. Dai Colli Aminei partivano quattro impluvi che erodendo i banchi tufacei crearono le condizioni ideali per l’estrazione del tufo giallo napoletano (tgn). La stessa Via Fontanelle costituisce il vecchio impluvio sulle cui sponde sono disseminate numerose cave che fino al secolo scorso sono state utilizzate come cave.

Quello spazio diventa cimitero nel 1654 quando la peste colpì la città e fu dato ordine di riaprire la cava delle Fontanelle e furono sistemati 250.000 salme. A questa seguirono altre carestie, tre rivolte popolari  cinque eruzioni del Vesuvio e in ognuno di questi casi la cava fu utilizzata come cimitero che rimase abbandoonato fino al 1872 quando Don Gaetano Barbati, con l’aiuto di popolane mise ordine nell’ossuario. Abbiamo certezza sull’identità di soli due scheletri Filippo Carafa conte di Cerreto dei duchi di Maddaloni e di Donna Margherita Petrucci.

Le leggende del Cimitero delle Fontanelle

Numerose sono le leggende affiorate però sui resti. Infatti, si diffuse l’abitudine da parte del popolo di “adottare” una “capuzzella” per ricevere una grazia. L’incontro tra il mondo dei morti e quello dei vivi era il sogno: così, l’anima della “capuzzella” si manifestava in sogno e raccontava la sua storia. Celebre è la storia della testa del capitano, di cui abbiamo ben due versioni.

La prima versione ci racconta che una giovane promessa sposa era molto devota al teschio del capitano, e che si recava spesso a pregarlo e a chiedergli grazie. Una volta il fidanzato di lei, scettico e forse un po’ geloso delle attenzioni che la sua futura moglie dedicava a quel teschio, volle accompagnarla e portandosi dietro un bastone di bambù, lo usò per conficcarlo nell’occhio del teschio (da qui l’aition dell’orbita nera), mentre, deridendolo, lo invitava a partecipare al loro prossimo matrimonio. Il giorno delle nozze apparve tra gli ospiti un uomo vestito da carabiniere. Incuriosito da tale presenza, lo sposo chiese chi fosse e questi gli rispose che proprio lui lo aveva invitato, accecandogli un occhio; detto ciò si spogliò mostrandosi per quel che era, uno scheletro. I due sposi e altri invitati morirono sul colpo.

L’altra versione raccolta da Roberto De Simone, mette in scena una leggenda nera popolare: un giovane camorrista, donnaiolo e spergiuro, aveva osato profanare il cimitero delle Fontanelle, ivi facendo l’amore con una ragazza. Sentì la voce del capitano che lo rimproverava ed egli, ridendosene, rispose di non aver paura di un morto. Alle nuove imprecazioni del capitano, il temerario giovane lo aveva sfidato a presentarsi di persona, giurando ironicamente di aspettarlo il giorno del suo matrimonio. Dopo qualche tempo, al banchetto di nozze si presentò tra gli invitati un personaggio vestito di nero che nessuno conosceva e che spiccava per la sua figura severa e taciturno.

Alla fine del pranzo, invitato a dichiarare la sua identità, rispose di avere un dono per gli sposi, ma di volerlo mostrare solo a loro. Gli sposi lo ricevettero nella camera attigua, ma quando il giovane riconobbe il capitano fu solo questione di un attimo. Il capitano tese loro le mani e dal suo contatto infuocato gli sposi caddero morti all’istante.

Un’altra capuzzella è quella di donna Concetta, più nota come ‘a capa che suda. Secondo la tradizione, anche donna Concetta si presta a esaudire delle grazie; per verificare se ciò avverrà, basta toccarla e verificare se la propria mano si bagna.

Per molto tempo, il Cimitero delle Fontanelle è rimasto chiuso al pubblico ma oggi è fruibile in maniera del tutto gratuita.