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Cina

Cina: abolizione della legge del figlio unico

In Cina è stata revocata la One child policy, la legge del figlio unico, in vigore dal 1979. Le coppie, dunque, non dovranno più rispettare l’obbligo di dare alla luce un unico figlio, bensì due. È la conquista di una libertà, seppur parziale, che permetterà alla Cina di riscattarsi.

Le motivazioni che spinsero la Cina al varo di questa legge sono da individuare negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione cinese, al termine della quale Mao Tse Tung instaurò la repubblica e vi rimase a capo fino al 1976 divulgando l’idea che una popolazione numerosa avrebbe contribuito all’affermazione della forza e della grandezza della Cina. Agevolò così una crescita demografica che fece della Cina lo stato più popoloso del mondo: vietò gli aborti, le sterilizzazioni, l’uso dei contraccettivi e statuì dei bonus mensili per le famiglie più numerose.

Le conseguenze di questa politica diedero numeri da capogiro: negli anni Settanta la Cina includeva il 25% della popolazione mondiale, nascevano circa trenta milioni di bambini ogni anno e i due terzi della popolazione erano composti da giovani al di sotto della trentina.
Ma le risorse per soddisfarli tutti non c’erano. Bisognava intervenire: l’enorme crescita demografica minacciava le strutture economiche e sociali della Cina.

La Cina fu percossa così da una prima politica di pianificazione familiare, la Wan Xi Shao, che imponeva alle donne al massimo due gravidanze in età avanzata e con intervalli prolungati tra l’una e l’altra. Ma non bastò.
Il controllo dello Stato per osteggiare il massiccio incremento demografico necessitava di decisioni più drastiche. La Cina fu costretta a soggiacere a norme sempre più rigide a partire dal 1979.

La Cina accoglie una seconda politica di pianificazione familiare

Un solo figlio. Non di più. Chi non si atterrà a questa legge dovrà pagare un’ammenda di migliaia di yuan, un valore di circa quattro volte superiore ad uno stipendio medio annuo. E riuscire a pagarla in Cina è complicato: il tenore di vita è molto basso. Il ministero delle nascite verificherà che la norma verrà rispettata e a quest’organo bisognerà chiedere l’autorizzazione per concepire un figlio. Se, malauguratamente, una donna scoprirà di essere incinta otterrà agevolazioni economiche per rispondere alla gravidanza con un aborto. Le stesse agevolazioni spetteranno alle donne che vorranno procedere con la sterilizzazione.

Il prezzo pagato dalla Cina per il raggiungimento dell’obiettivo del calo demografico è stato salatissimo. Le donne sono state costrette ad aborti indotti anche al sesto mese di gravidanza; i figli non autorizzati dal ministero non venivano registrati all’anagrafe per evitare il pagamento della tassa: per lo Stato non sono mai esistiti e mai esisteranno. Il ministero controllava anche il sesso dei nascituri: se maschio era accettato perché la forza maschile era qualità ambita nei lavori più duri; se femmina veniva uccisa o affidata ad un orfanotrofio perché solo fonte di spese. Negli anni Novanta, infatti, le statistiche hanno registrato picchi altissimi di infanticidi femminili in Cina: ne derivò une netta maggioranza di uomini rispetto alle donne – circa trenta milioni di unità in più – che, ancora oggi, influisce sugli equilibri della vita sociale cinese.

La legge prevedeva, però, che le coppie impegnate nel settore agricolo, quelle composte da persone che a loro volta erano figli unici e le minoranze etniche -come quella maggioritaria degli Han– potevano concepire un secondo figlio solo se la prima fosse stata una femmina.

Un’altra eccezione alla regola si faceva anche in caso di calamità naturali per ricompensare le perdite umane subite: infatti, dopo il terremoto che colpì nel 2008 la terza regione più popolosa della Cina, il Sichuan, si permise di dare alla luce un figlio alle famiglie che ne avevano perso uno.
Si stima che, in circa trentacinque anni, la legge del figlio unico abbia evitato la nascita di quattrocento milioni di bambini.
Fortunatamente nel 2013 il governo ha rivisitato la legge e ha iniziato ad ampliarne le eccezioni, arrivando anche a proporne l’abolizione.

Un’abolizione approdata da pochi giorni che segnerà un nuovo punto d’inizio per la Cina. Sperando che, col passar del tempo, i cinesi riescano a far giacere nell’oblio i maltrattamenti subiti. Fisici e, soprattutto, psicologici.