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Eroica Fenice

Colonia e le “sue” donne

Nella notte di Capodanno, a Colonia un vasto gruppo di uomini riconosciuti da testimoni come stranieri  hanno aggredito uomini e donne, arrivando addirittura a molestare queste ultime sessualmente. Per alcune ore, la zona adiacente la stazione della cittadina tedesca è divenuta fuori ogni controllo statale, con solo settanta agenti di polizia a disposizione per fronteggiare la situazione. Uomini armati di petardi e bottiglie molotov hanno aggredito, circondato e separato gruppi di persone e coppie, ferendo e derubando gli uomini, privando le donne non solo dei loro oggetti personali ma soprattutto della loro dignità.

A stralci, sul giornale tedesco Build e Spiegel, è stato pubblicato il dossier sulla vicenda, compilato da un alto funzionario di polizia, che ammette di non aver mai visto accadere qualcosa del genere. Le forze dell’ordine, impreparate e limitate nel numero, nel momento dell’intervento sono state ostacolate e bloccate, come chiunque altro, dalle molestie degli aggressori: molti hanno rivendicato la propria origine siriana, qualcuno ha stracciato il proprio visto pubblicamente, qualcun altro ancora si è sentito in dovere di rivendicare il proprio diritto a soggiornare a Colonia, più precisamente in Germania, “invitato dalla signora Merkel”.

Il particolare trattamento riservato alle donne di Colonia

L’evento ha registrato, ad oggi, 516 denunce di cui il 40% a sfondo sessuale e indirizzate, oltre che a siriani, a emigranti provenienti dal Nord Africa, entrambe popolazioni richiedenti asilo o comunque in Germania da poco tempo. Sembra che l’obiettivo di questi uomini, secondo gli ufficiali di polizia, fosse non il furto, piuttosto aggredire sessualmente le donne: le denunce parlano di donne tedesche, ma anche turiste, costrette a passare attraverso corridoi umani e a sentirsi palpeggiare seno e parti intime. Non era importante l’età o la nazionalità, mentre rendevano inefficace qualsiasi possibilità di reazione o rifiuto.

Donne in lacrime, donne svestite, donne ferite davanti la stazione di Colonia. La Slovacchia, come misura estrema, ha deciso di chiudere le frontiere a profughi di religione musulmana, mentre la Germania vivamente colpita risponde con le parole del Primo ministro, Angela Merkel, sotto accusa da parte soprattutto del partito di estrema destra PEGIDA (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes) per la politica delle porte aperte verso i profughi. Per ora – attraverso i numerosi video girati o ripresi dalle telecamere – si cercherà mano a mano di individuare i responsabili. Secondo quanto divulgato dagli agenti, sono state arrestate 31 persone sospettate non di molestie sessuali, ma di furto, mentre fra gli identificati figurano 9 algerini, 8 marocchini, 4 siriani, 5 iraniani, un iracheno, un serbo, uno statunitense e due tedeschi.

Colonia non è stata l’unica città aggredita, ma lo sono state anche Amsterdam, Stoccarda, Bielefeld e Düsseldorf. Il sindaco della città renana, Henriette Reker, è attualmente colpevole di aver dichiarato di voler diffondere un “codice di comportamento” per prevenire eventuali molestie.

La reazione di autorità e civili

Alla rivista Bild am Sonntag, il ministro della Giustizia tedesco, Heiko Maas ha apertamente dichiarato d’essere convinto che un evento di tale portata è stato indubbiamente organizzato. L’opinione pubblica, di per sé, è già fortemente divisa sulla questione prettamente nazionale: a Colonia, nello stesso pomeriggio, si sono svolte due manifestazioni. La prima ha visto scendere in piazza la Pegida e il partito ‘Pro Koehln’, entrambi forti sostenitori di una politica razzista e xenofoba, che in 1700 militanti, di cui alcuni armati, sono stati costretti a interrompere la manifestazione dalle forze dell’ordine, perché questa evitasse di assumere un carattere violento e incontrollato. La seconda, invece, si è presentata come una contro-manifestazione di organizzazioni antirazziste, che ha raggiunto i 1300 partecipanti. La Merkel ha deciso di proporre al Parlamento, in seguito ai fatti accaduti, la possibilità di facilitare l’espulsione dei richiedenti asilo che commettono reati. Nonostante la legge tedesca prevede che le autorità possano negare i diritti di rifugiato a un profugo che sia stato condannato ad almeno tre anni di carcere e che il rientro in patria non comporti un rischio per la sua vita.

La giornalista Lucia Annunziata scrive in merito un editoriale, soffermandosi non solo sulla preterintenzionalità dell’accaduto, ma sull’obiettivo degli aggressori di inviare un messaggio forte e chiaro di predominanza non solo sulla Germania, ma sull’Europa tutta. Anche le femministe si sono schierate, occupando la piazza antistante il duomo di Colonia: “Rispetto, solidarietà e nessuna tolleranza” verso situazioni di abuso e violenza. Un flashmob dove le donne hanno esclamato a gran voce e con tutti i mezzi a loro disposizione “noi siamo le ragazze di Colonia”. Tutto ciò, dovrebbe far riflettere. L’indignazione non deve avere nazionalità e nemmeno confini, non deve essere “indignazione occidentale”, così come anche la solidarietà: è necessaria vicinanza alle vittime, sostegno, conforto e l’assoluto e totale rifiuto della violenza (fisica o sessuale che sia) verso chiunque (uomini o donne), compiuto da qualsiasi persona o gruppo di persone (occidentali, orientali, cristiani, musulmani, biondi, mori, alti o bassi). La violenza è un atto spregiudicato di supremazia su qualcosa che non si è in grado di ottenere diversamente: ciò non la giustifica in nessun modo né la rende lecita e non lo sarà mai.