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Conegliano: quando il professore è la vittima

Conegliano, Treviso. Ennesimo insegnante oggetto di vessazioni e cori denigratori da parte di alunni-bulli di un istituto superiore, capaci di trascinare almeno la metà della classe ad appoggiare l’atto vandalico, documentato da un virale video shock.

Umiliazione completata dal lancio di un cestino alle spalle del professore inerme, la cui fuga non è da descrivere come un umiliante gesto pusillanime, bensì come unica, disperata, possibilità.

I fautori, secondo il dirigente scolastico, sono stati immediatamente espulsi e molti di coloro che li hanno supportati, sospesi.

Il video che ha fatto il giro del web testimonia un evento nemmeno tanto raro, quello della ribellione di due ragazzi nei confronti di un docente e per questo dell’Istituzione scolastica tutta, nel classico atteggiamento del bullo superiore che si ritrova purtroppo in molte realtà scolastiche.

Se a volte sono gli stessi studenti ad essere vittime di bullismo, ora è un insegnante a provare l’umiliazione dello schernimento. Non c’è differenza né paragone tra episodi più o meno gravi: un atto di bullismo è sempre e solo volto al male dell’individuo, vittima a qualsiasi età e qualsiasi sia il ruolo che riveste.

Forse il fatto che sia stato proprio un professore, guida nella delicata fase adolescenziale di uno studente, ad essere vittima di coloro che erano posti sotto le sue stesse direttive è ancora più grave, e non è una questione di polso o severità: nella scuola del XXI secolo le gerarchie hanno lasciato il posto alla comprensione e al rapporto pacifico professore-alunno che, se improntato al rispetto dei ruoli e dei doveri, può apparire espediente assai fruttuoso sia per una più serena preparazione dello studente sia per una migliore azione istruttiva del professore.

In medio stat virtus, e se il primato dei compiti più difficili appartiene ai genitori, il secondo posto non può che essere certamente del professore. Garante della formazione culturale e civile dello studente, non sono rari i casi in cui l’insegnante deve mettere in atto gli escamotages psicologici più disparati per venire al meglio a contatto con la realtà giovanile.

Ancora meno rare sono le occasioni di rivolta dell’apparato studentesco per la difesa dei Diritti dello Studente, fieramente consapevole di ciò che gli spetta, ma non sempre di quello che è il suo dovere.

Se, insomma, il futuro è in mano agli studenti, il presente è in mano ai professori/genitori/psicologi, che a volte sono la stessa persona . Forse troppi i cambi di scena per lo spettacolo di un teatro (povera scuola maltrattata) che sta andando allo sfacelo.

Conegliano: quando il professore è la vittima

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