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Cop21: l’accordo per l’ambiente da presentare all’ONU

La XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) tenutasi a Parigi, ha creato l’accordo approvato dall’assemblea riunita in plenaria e che sarà mostrato al quartier generale delle nazioni unite per la firma. La conferenza, iniziata il 30 novembre e conclusasi l’11 dicembre, è organizzata dalla UNFCCC, un trattato ambientale creato dalla Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED). L’obiettivo prefissato è quello di concludere, dopo oltre 20 anni di mediazione e trattative delle Nazioni Unite, un accordo sul clima e sull’ambiente che possa essere vincolante e accettato da tutte le nazioni. La Cop21 ha come presidente il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius.

Il presidente Fabius, al termine dei 13 giorni di trattative e affiancato dalle eminenti figure del presidente francese Francois Hollande e del segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, ha annunciato: «Abbiamo la bozza che è giusta, ambiziosa ed equilibrata e che riflette tutte le parti. È giuridicamente vincolante. Questo accordo è necessario per il mondo intero e per ciascuno dei nostri paesi. Aiuterà gli stati insulari a tutelarsi davanti all’avanzare dei mari che minacciano le loro coste; darà mezzi finanziari all’Africa; sosterrà l’America Latina nella protezione delle sue foreste e appoggerà i produttori di petrolio nella diversificazione della loro produzione energetica. Questo testo sarà al servizio delle grandi cause: sicurezza alimentare, lotta alla povertà, diritti essenziali e alla fine dei conti, la pace. Siamo arrivati alla fine di un percorso ma anche all’inizio di un altro. Il mondo trattiene il fiato e conta su tutti noi», le parole che seguono durante il discorso d’apertura.

Gli obiettivi della bozza “giusta, ambiziosa ed equilibrata” promossa durante la Cop21

La bozza è stata tradotta in sei lingue prima di essere adottata dall’assemblea e divenire un vero e proprio accordo, il primo in 20 anni. Ora le Nazioni Unite potranno votarla dal prossimo 22 aprile fino al 21 aprile del 2017. Il testo integrale, pubblicato da Repubblica in lingua inglese, può essere riassunto in tre concetti chiave: limitare il riscaldamento globale fino ai 2 gradi centigradi entro il 2020 e, se possibile, fino agli 1,5 gradi; stanziare 100 miliardi di dollari per i paesi in via di sviluppo sempre entro il 2020; ridurre le emissioni di gas serra (CO2).

Hollande – al cospetto dei 195 delegati presenti – ringrazia sentitamente da parte di tutti i francesi, sottolineando che questo è il primo accordo universale nella storia dei negoziati per l’ambiente. Inoltre, si mostra orgoglioso del fatto che tutto ciò sia avvenuto proprio da Parigi; un messaggio veramente importante, da una città che quasi un mese fa «è stata colpita dalla morte». Insomma, il 12 dicembre 2015 diventa in tal termine una data memorabile.

Le opinioni degli ambientalisti su Cop21: la spaccatura è evidente

Se il Presidente che risiede all’Eliseo si è sentito di parlare a nome dell’intera popolazione, molti ambientalisti francesi si sono invece riversati nelle strade di Parigi per protestare nonostante dalla strage terroristica eventi di tale genere erano stati vietati. Si muovono contro l’accordo della Cop21, affermando che, in realtà, l’opinione della gente non è stata richiesta. A spiegare in linea generale le motivazioni di una disapprovazione è l’attivista sudafricano e presidente dell’Organizzazione Non Governativa (ONG) Greenpeace, Kumi Naidoo, collocandosi in una posizione intermedia e di mediazione nella visione delle problematiche e delle soluzioni proposte. «Nel testo ci sono molti punti che sono stati diluiti da coloro che vogliono spogliare il nostro pianeta, però c’è l’imperativo contenere il rialzo delle temperature ben al di sotto dei 2 gradi e verso il grado e mezzo e l’obiettivo a 1,5 gradi e quello delle emissioni zero anche nella seconda parte del secolo. Questo mette all’angolo le compagnie petrolifere», ha dichiarato. Ma al contempo, aggiungendo che «le nazioni che hanno causato questo problema hanno promesso troppo poco aiuto alla gente che sta già perdendo la vita e i mezzi di sussistenza» e sembra non essere rivolto sufficiente aiuto ai paesi che si affacciano direttamente sul «baratro dei cambiamenti climatici».

Soddisfatti di quanto conseguito con la Cop21, invece, sono l’Avaaz, il Wwf e Legambiente, che esprimono un concetto quantomeno giusto e ponderato: si riconosce che le soluzioni – e gli obiettivi – non siano sufficienti, ma che essendo il primo accordo nella storia su tali circostanze, il testo comunque crea «la possibilità di rendere le azioni dei governi sempre più forti col passare del tempo, in termini di mitigazione, adattamento e finanza», come ha dichiarato la responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia, Mariagrazia Midulla. Quindi si spera di poter definire questa strada “spianata”.