Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Cuba: cade l’ultimo muro della guerra fredda?

L’immagine in rilievo del Che che campeggia nel luogo politicamente più rappresentativo de L’Avana, Plaza de la Revolución, rischia di diventare sempre più un pallido relitto del passato, un simbolo obsoleto di tenace ed orgogliosa appartenenza, nel multiforme contesto del continente americano, ad un modello di società ora temuto dalle democrazie capitaliste occidentali per gli aspetti più violenti e repressivi del regime dittatoriale che lo governa, ora invece idealizzato, nell’immaginario collettivo delle forze di sinistra e dei movimenti rivoluzionari di stampo marxista, come ultimo baluardo di un sistema politico ed economico improntato alla dottrina del socialismo.

Lo storico disgelo annunciato in contemporanea dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama e da Raul Castro, successore e fratello di Fidel, leader della rivoluzione cubana che depose nel ’59 il dittatore Batista, non rappresenta infatti soltanto la fine di una contrapposizione che durava da un cinquantennio, ma anche l’archiviazione di uno dei principali motivi di contesa che più volte hanno fatto temere lo scoppio di una guerra tra i due blocchi politici venutisi a creare all’indomani del secondo conflitto mondiale. Ad essere stata in parte archiviata è dunque l’immagine e, per molti, il mito che di Cuba si era affermato e tutta la tradizionale impalcatura su cui si è retta e consumata la guerra fredda tra Stati Uniti e Russia.

Paradossalmente, tuttavia, tale svolta avviene proprio in un momento di particolare e rinnovata tensione tra Occidente ed ex Unione Sovietica, una tensione sfociata in conseguenza della crisi ucraina e per lo più alimentata da sanzioni economiche e rivalità commerciali. All’interno di questo quadro, la ripresa dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Cuba appare anche come una risoluzione perfettamente coerente con l’apertura a nuovi mercati e realtà economiche intrapresa dalla politica americana ed imposta dalla difficile situazione finanziaria che stiamo vivendo. Ad incentivare e velocizzare questa apertura avranno poi certamente contribuito la recente stipula di accordi commerciali tra il governo cinese e quello cubano e la volontà da parte degli Stati Uniti di non lasciare alla Cina il totale monopolio di un luogo strategico per gli scambi con il continente sudamericano.

L’evento, dunque, anche se simbolicamente preannunciato dalla stretta di mano dei leader dei due Paesi in occasione dei funerali di Nelson Mandela e favorito dalla mediazione di papa Francesco, appare come un atto motivato dalla nuova forma di rivalità tra gli Stati Uniti e i sui maggiori competitori economici e imposto dalla presente condizione economica e dalla volontà di ampliare l’orizzonte dei rapporti commerciali, nel contesto di una guerra non più fredda ma infiammata dalle cifre, dalle percentuali e dai guadagni delle borse e dei mercati.

-Cuba: cade l’ultimo muro della guerra fredda?-  

Print Friendly, PDF & Email