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Dacca, strage di occidentali nel Bangladesh

Il sedicente stato islamco continua imperterrito la propria fiera del terrore. Questa volta è toccato a Dacca, la capitale del Bangladesh.

Alle 20:45 un commando di sette jihadisti ha fatto irruzione all’ Holey Artisan Bakery, una pasticceria nel centro della capitale, prendendo in ostaggio 30 persone. Dopo dieci ore in cui le forze di polizia hanno tentato di trattare con i terroristi si è proceduto al blitz delle teste di cuoio, le quali hanno ucciso sei componenti del commando.

Il bilancio finale è di 20 vittime, tra cui nove italiani. Si è atteso a lungo per confermare l’ufficialità della notizia, giunta poi dall’unità di crisi della Farnesina e confermata dal ministro degli esteri Paolo Gentiloni. Due nostri connazionali, lo chef dell’ Artisan Jacopo Bioni e il grossista Gian Galezzo Boschetti, sono riusciti a sottrarsi al massacro. Tra le vittime si contanto anche sette giapponesi ,un americano, un’indiana e tre bangalesi. Gli ostaggi liberati dal blitz sono tredici e alcuni di loro hanno testimoniato che chi non conosceva il Corano veniva sgozzato con colpi di machete.

Le reazioni alla strage di Dacca

Attraverso Twitter l’ISIS ha rivendicato la strage di Dacca. «Volevamo uccidere gli stranieri dei Paesi crociati a Dacca». Un profilo legato allo Stato Islamico (Sons Caliphate Army) ha poi pubblicato una foto ritraente i protagonisti della strage, sotto cui campeggia una didascalia che recita così: “Crociati, voi, le vostre famiglie e i vostri amici siete tutti nostri obiettivi. Vi uccideremo, anche nei vostri sogni”.

Sheikh Hassina, premier del Bangladesh, ha usato parole dure contro i terroristi: «È stato un atto estremamente efferato. Che tipo di musulmani sono queste persone? Non hanno alcuna religione». Ha anche avuto modo di dichiarare l’intenzione di combattere la minaccia dell’ ISIS: «Il mio governo è determinato a sradicare il terrorismo e la militanza in Bangladesh».

Alle 12:30 il presidente del consiglio Matteo Renzi ha tenuto un breve intervento da Palazzo Chigi: «Davanti alla tragedia dell’estremismo radicale, credo sia il momento in cui l’Italia unita dia un messaggio di dolore e compassione. Piangiamo lacrime di solidarietà e cordoglio (…) l‘Italia non arretra davanti alla follia di chi vuole disintegrare la vita quotidiana, siamo colpiti ma non piegati».

Ancora una volta ci pieghiamo davanti al terrore suscitato dal terrorismo e questa volta. Non possiamo che restare atterriti dinanzi a tanta crudeltà e violenza gratuita, dove a pagarne le spese sono uomini e donne “colpevoli” di godersi una vacanza o di aver trovato un lavoro all’estero. Davanti alla furia bestiale dell’uomo che uccide i suoi simili, nessuna parola ha maggiore valore quanto il silenzio.

Ciro Gianluigi Barbato