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Eroica Fenice

Dalla

Dalla, omaggi e nuove polemiche

Caro amico ti scrivo, così ti rilassi un po’. Non credo che Lucio Dalla pensasse che da morto potesse essere spunto di nuove polemiche. Marzo. Il mese di Dalla: la nascita, 4 Marzo 1943; la morte, 1° Marzo 2012 . Sì, è la vita che finisce ma lui non ci pensò poi tanto, anzi si sentiva felice e ricominciò il suo canto. Ed ecco spuntare omaggi, cerimonie, commemorazioni. Una su tutte, dalla sua Bologna, la tre giorni dedicata al cantautore che ha conquistato l’Italia, da Nord a Sud, con canzoni che oltrepassano ancora oggi i confini e le diversità. Si sentiva un po’ napoletano, lo ammise lui stesso. Polentùn e terrùn al tempo stesso. E proprio le canzoni sono l’oggetto della nuova polemica. Aperta al pubblico e ad un cast d’eccezione, la casa di Lucio Dalla dove, artisti ed amici, si sono esibiti in piccoli concerti a lui dedicati, proprio nelle stanze dove lui leggeva, componeva, amava, ascoltava musica, mangiava, dormiva. Non poteva mancare lui, Gianni Morandi, l’amico di sempre, concittadino, collega. Fratello. In prima linea per l’amico Lucio Dalla, ha addirittura fatto cantare una sua canzone al ministro Dario Franceschini, il quale, forse cantando io sto sempre in casa, esco poco, penso solo e sto in mutande, ha -ri-scoperto il valore che il cantautorato italiano ha per il nostro paese. Fatto sta che dalla tv ha fatto sapere: “Queste canzoni sono fantastiche anche senza musica, dovrebbero essere insegnate a scuola”. La proposta di inserire i testi degli autori del bel paese nelle antologie scolastiche ha diviso l’opinione pubblica.

Ero alle scuole medie quando mi diedero da studiare “Il Vecchio e il bambino” di Francesco Guccini. Avevo 11 anni, non conoscevo quel testo. A dir la verità, non conoscevo nemmeno Guccini. La mia fortuna è di essere figlia di un musicista. Così, quando mio padre mi vide alle prese con la disperazione derivata da quel testo lunghissimo, si mise al pianoforte e me la cantò, insegnandomela in musica. Dalla stanza di quella casa di periferia, cominciai ad amare quella canzone. E ancora di più la amo ora. Mi piaccion le fabie, raccontane altre. Ma i miei compagni dell’epoca non ebbero lo stesso impatto. Non ne conoscevano la musica, non ne hanno amato i versi, forse ora non la ricordano nemmeno. E allora se da un lato, inserire una cultura italiana nelle scuole attraverso testi che fanno sognare le persone è un provvedimento nobile, dalla parte opposta c’è la possibilità – quasi sicurezza – che i ragazzini dalle aule nostrane gridino l’odio verso canzoni meravigliose; odio fino ad ora riservato a l’albero a cui tendevi la pargoletta mano, di carducciana memoria.
E se al posto di togliere la musica alle canzoni, inserissimo melodia nella posia? S’ha da fare.

Roberta Magliocca

– Dalla, omaggi e nuove polemiche –