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Eroica Fenice

Disoccupazione: record storico, ma stiamo tranquilli

Secondo i dati Istat, a ottobre di questo anno è stato raggiunto un record storico di disoccupazione: ben il 13,2% di disoccupati in Italia, una percentuale che non preoccupava il nostro Paese dal lontano 1977 – almeno, così dicono le statistiche.
Ciononostante, il Governo italiano invita a non eccedere in allarmismi e immagini poco rosee del futuro, poiché il tasso di occupazione sarebbe addirittura in crescita: aumentano gli occupati – secondo il Primo Ministro – e di conseguenza la situazione è sotto controllo.

I nostri politici suggeriscono la calma, di non disperare, di comprendere che l’Italia è in ginocchio, ma che man mano tornerà a stare dritta sulle gambe – perché l’Italia può rimettersi in piedi e lo sta facendo, nonostante gli scetticismi del suo popolo che presta attenzione solo ai tassi sconfortanti di disoccupazione.
È giusto, dunque, chiedersi quale tipo di occupazione sia in crescita e cercare così di raccattare un po’ di ottimismo.

Ancora i dati Istat svelano che l’occupazione in ascesa è quella relativa ai contratti part-time, di collaborazione e a termine.

Sono indubbiamente categorie che non sono in grado di garantire l’indipendenza e soprattutto una stabilità economica, che non possono allontanare lo spettro della disoccupazione: oggi stipulo un contratto con un’azienda che mi assicura sei mesi lavorativi. Domani? Domani vedrò quel contratto rinnovarsi oppure tornerò ad alimentare le schiere della disoccupazione? Non posso saperlo e il non saperlo mi impedisce di “costruire”.

D’altro canto, sono oggettivamente categorie in grado di implementare il mercato in tutti i sensi: i sei mesi lavorativi mi garantiscono comunque uno stipendio che mi consente di “investire” – sia pure in beni primari e non durevoli – e di divenire soggetto attivo del circuito economico. Il mio essere un soggetto attivo genera una reazione a catena positiva, poiché tutto ciò che io investo alimenta il “fondo cassa” delle imprese, che avranno la forza di investire a loro volta.
Un’impresa che ha la capacità di investire è un’impresa che può assumere personale e ridurre il tasso di disoccupazione.

I dati Istat svelano agli italiani una nazione che, sia pure sudando, cerca di arrabattarsi tra le mille conseguenze che una crisi economica comporta. Non c’è soddisfazione in un lavoro precario e nella disoccupazione, ma deve probabilmente esserci l’adattamento del soggetto a occupazioni poco allettanti e la ferrea volontà della classe politica e di quella imprenditoriale di rendere “momentaneo” il precariato, come un medicinale che ora è indispensabile e domani dovrà essere gettato via.

-Disoccupazione: record storico, ma stiamo tranquilli-

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