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Eroica Fenice

Donald Trump, quelle dichiarazioni troppo radicali

Donald Trump, candidato per i repubblicani alle Primarie delle Presidenziali, ha proposto di chiudere le frontiere a tutti i musulmani, senza però specificare la sorte di quelli già presenti in America e che oggi ammontano – secondo una statistica riportata da Wikipedia  – allo 0,6%.

Non sono bastate le dichiarazioni che riguardano il non porre freni ai cittadini sulla detenzione delle armi perché possano autonomamente difendersi; in risposta alla strage di San Bernardino del 2 dicembre ha, infatti, affermato: «Se a Parigi la gente avesse avuto con sè pistole non ci sarebbe stata quella carneficina». A distanza di pochi giorni, si abbandona a nuove affermazioni estremiste.

E si giustifica, affermando che ciò dovrebbe avvenire fino a che i rappresentanti del paese non avranno capito cosa sta succedendo e aggiunge: «Senza guardare ai vari sondaggi, è ovvio a chiunque il livello di odio oltre il comprensibile. Dobbiamo determinare da dove questo odio provenga e perché. Fino a quando non saremo in grado di determinare e capire questo problema e la pericolosa minaccia che pone, il nostro Paese non può essere vittima di orrendi attacchi da parte di gente che crede solo nella jihad e non ha il senso della ragione o rispetto per la vita umana. Se vincerò le elezioni da presidente, torneremo a fare di nuovo l’America grande».

Donald Trump, dalla minore severità legislativa sulle armi alla chiusura di internet

Ormai da tempo chiedeva proposte meno severe sulla detenzione delle armi, proprio con la necessità invece sentita dall’attuale Presidente americano Barack Obama di limitarne l’improprio utilizzo per motivi di sicurezza. Donald Trump, nei giorni seguenti agli attentati di Parigi, ha rinnovato un concetto accennato precedentemente via Twitter per gli attentati alla rivista satirica Charlie Hebdo, e poi esplicitato una volta e per tutte durante un convegno a Beaumont, in Texas: «Riguardo a Parigi, sapete, [hanno] le leggi più severe al mondo sulle armi. Nessuno è armato, eccetto i cattivi. Nessuno ha delle armi, e [i cattivi] hanno sparato a loro ad uno a uno. E potete dire quello che volete, ma se la nostra gente avesse avuto delle armi, se fosse stato permesso loro di portarle, la situazione sarebbe stata molto, molto diversa».

Non si tratta solo di opinioni, ma vere e proprie proposte avanzate durante convegni e comitati elettorali. L’ultima è stata in South Carolina, dove ha scomodato Bill Gates – fondatore Microsoft – perché venga “chiuso internet”: «Stiamo perdendo un sacco di persone a causa di internet, dobbiamo fare qualcosa». Definendo con l’appellativo di “stolto” chiunque voglia opporsi a tali misure per il concetto di libertà di stampa. Si tratta dello stesso comizio in cui ha dichiarato di voler vedere le frontiere chiuse ai musulmani: immigrati, turisti o anche studenti, senza eccezione.

La reazione della Casa Bianca, degli oppositori e degli stessi repubblicani

La pronta reazione alle parole di Donald Trump è stata bipartisan, ovvero sia opposizione che membri dello stesso partito si sono dimostrati intransigenti. In effetti, quasi nessun repubblicano si è sentito di appoggiare tali affermazioni. Da Jeb Bush, in particolare, il commento più duro e gli epiteti sicuramente meno lusinghieri che avrebbe potuto attirarsi, nonostante abbraccino ideologie politiche molto similari. Dall’opposizione, invece, il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnestle, è stato molto chiaro: “Ciò che ha detto Donald Trump sui musulmani lo squalifica come possibile presidente”. O ancora, le parole espresse dal miliardario sono stata ritenute “pericolose” e “irresponsabili”. La Casa Bianca sostiene apertamente che tali concetti non le appartengono, ma anzi sono contrari ai loro valori: proprio pochi giorni prima, Barack Obama aveva dichiarato di voler combattere il terrorismo, facendo però particolare attenzione nel non farla diventare in alcun modo una guerra di religione. Quella di Donald Trump, molto probabilmente, voleva porsi direttamente come risposta e provocazione.

Non si tratta più di affermazioni sui generis di un personaggio influente e potente come il costruttore Donald Trump; si tratta, piuttosto, di dichiarazioni promulgate da uno dei candidati alle Primarie delle Presidenziali che si terranno il prossimo novembre. Ed è anche colui che trova posizione proprio tra i favoriti dal popolo americano. Ci si dovrebbe quindi domandare se la soluzione possa mai essere tanto radicale, se sia necessario intaccare profondi e delicatissimi equilibri e non si debba considerare valida né l’affermazione “i musulmani sono terroristi” né “i terroristi sono tutti musulmani“. La fede religiosa è solo un espediente per giustificare, il più delle volte, la crudeltà. Ed eliminare quest’ultima con altra crudeltà, non porterà a nient’altro che alla perdita della nostra umanità. Senza mettere vincoli, si tenti, piuttosto, di comprendere quale realmente sia il problema e quale la migliore soluzione. Si tenti, almeno.