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Eroica Fenice

Ebola : dilaga la psicosi da contagio

Ebola: parola all’ordine del giorno ormai. Sembra che sappiamo tutto a riguardo, in realtà, forse, ciò non è del tutto vero.

La malattia da virus Ebola  si manifesta con improvvisa febbre alta, dolori muscolari, mal di testa, mal di gola seguiti da vomito, diarrea, in alcuni casi, emorragie interne ed esterne e si trasmette attraverso un «diretto contatto con una persona malata già sintomatica». Le infezioni del virus Ebola sono molto variabili, e per questo si possono solo fare ipotesi sul legame tra infezione, sintomi e rischio contagio. Per evitare ciò, dunque, è importante non fare entrare la pelle con ferite, o mucose e membrane, in contatto con sangue o fluidi di un paziente che mostri segni d’infezione.

Qualcuno la considera già “la peste del terzo millennioe, se fermare l’epidemia sembra difficile, fermare il panico sembra impossibile. Anche se la prudenza non è mai troppa, il rischio d’importazione dell’infezione per l’Italia, secondo il ministero della Salute,  è remoto. Nonostante gli allarmismi di chi cerca di sfruttare la psicosi da contagio per una crociata anti-immigrazione, anche le possibilità di uno sbarco “clandestino” del virus sono assai limitate. Riguardo le condizioni degli immigrati irregolari provenienti dalle coste africane via mare, infatti, la durata di questi viaggi fa sì che persone eventualmente imbarcate mentre la malattia è  in fase di incubazione manifestino i sintomi durante la navigazione e vengano, in tal caso, sottoposte ad un controllo dello stato sanitario prima dello sbarco, come di fatto sta avvenendo attraverso l’operazione «Mare Nostrum».

È vero che l’emergenza riguarda il piano internazionale e non i singoli territori, ma, come sostiene Gino Strada, fondatore di Emergency, impegnato in Sierra Leone contro il virus, l’Ebola arriverà da noi se non viene fermata subito in Africa, e  non arriverà attraverso i barconi, ma attraverso i voli in business class. Jim Yong Kim, presidente della Banca Mondiale, ha dichiarato che per combattere il virus servirebbero oltre cinquemila persone ma, con la paura fuori controllo in così tanti luoghi, sarà difficile trovare dei professionisti disposti a debellare questa malattia.

Fermare la psicosi non è facile e a soffiare sul fuoco del panico-ebola sono in troppi. Lo dimostra il caso della bambina di Fiumicino a cui le madri dei compagni hanno impedito di entrare alla scuola materna perché di ritorno da un viaggio in Africa. È dovuta restare a casa sette giorni, e a nulla sono valsi i tentativi di spiegare che l’Uganda, dove si era recata con la famiglia, non è tra i paesi a rischio. Inoltre, in Italia sono state messe in atto delle restrizioni per le donazioni e i trapianti, per quelle persone che negli ultimi 60 giorni sono state in contatto con persone a rischio.

Il 16 ottobre si è tenuto a Bruxelles un incontro tra i 28 responsabili della salute degli Stati membri per pianificare i controlli sui voli provenienti dall’Africa. Dal vertice è emersa, inoltre, la decisione di costruire un database, accessibile a tutti gli Stati, con i dati delle persone provenienti dai paesi a rischio, in modo da conoscerne identità e ulteriori dati, una volta arrivati in suolo europeo, e rintracciarli se necessario.

Quello che va ricordato è che tutti gli esperti concordano nel ritenere impossibile una vera e propria epidemia di Ebola in Paesi con sistemi sanitari sviluppati, ma nonostante ciò la paura continua ad avere la meglio e a creare confusione, spesso inutilmente.

Virus Ebola: dilaga la psicosi da contagio