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Eroica Fenice

Edenlandia, il sogno che ritorna

Erano gli anni sessanta e Napoli cercava di ricostruire se stessa dalle rovine della guerra. Nascevano disordinatamente il Vomero e Fuorigrotta. Il Comune della città ordinò lo sgombero del Luna Park sito presso la Villa Comunale che era divenuto nel tempo un punto di riferimento per le famiglie partenopee. Era il 1964 e per la città di Napoli stava per nascere un sogno. Un uomo di origini piemontesi, ma napoletano nell’animo, decise di creare un vero e proprio parco divertimenti. Oreste Rossotto, con l’aiuto dell’avvocato Luca Grezio, fece costruire nel quartiere di Fuorigrotta, lungo la strada che allora ancora non si chiamava Viale Kennedy, l’Edenlandia. Il progetto fu affidato all’architetto Mimmo Viggiani che individuò un’area dismessa di 50.000 mq nei pressi della Mostra d’Oltremare che era diventata nel tempo ritrovo di prostitute. I lavori cominciarono nei primi giorni del gennaio del 1965 e pian piano i rifiuti lasciarono il posto al castello e i capannoni si trasformarono nel covo dei pirati. Grazie alla collaborazione dell’Ente della Mostra d’Oltremare, il sogno divenne realtà e il parco fu inaugurato pochi mesi dopo. L’Edenlandia era il primo parco divertimenti europeo. Il richiamo al parco Disneyland sito in California fu ben chiaro e anche nel logo si cercò di emulare il parco americano: carattere gotico della scrittura e il profilo del castello. Napoli, con modestia, cercava di emulare l’America. Le scenografie dei primi allestimenti vennero create da veri e propri artisti come Stefanucci, Laino, Farina e Michelini.

Negli anni settanta, il parco di tutti, raggiunse il suo massimo successo. L’Edenlandia era un’attrattiva di spessore nazionale e internazionale, fino agli anni ottanta era pubblicizzato sul settimanale Topolino. L’ingresso gratuito e la possibilità di pagare esclusivamente le attrazioni utilizzate conquistarono il pubblico. Le attrazioni del parco napoletano divennero d’esempio per i parchi successivamente nati: i tronchi e le montagne russe “Mont Blanc” hanno ispirato la Sierra Tonante di Mirabilandia e alcune attrazioni di Disneyland Paris. L’Edenlandia non era però solo un parco divertimenti poiché si organizzavano eventi culturali, gare pittoriche per ragazzi e collaborazioni con il Servizio Foreste della Regione Campania che promossero “Il Club Edenlandia”.

Nel 1975, però, Gardaland aprì i battenti e negli anni ottanta divenne il parco italiano più famoso; conseguentemente, il pubblico dell’Edenlandia calò drasticamente. Durante la fine degli anni novanta fu introdotto il “bracciale dell’allegria” che, inizialmente, consentiva l’accesso a tutte le attrazioni e, successivamente, soltanto alle attrazioni meno importanti lasciando le più gettonate soggette ad ulteriori pagamenti. Nel 2011, Equitalia richiese il fallimento di Edenlandia: la società Park and Leisure che la gestiva aveva un debito di oltre 2 milioni e mezzo di euro nei confronti della Mostra d’Oltremare che rimase la proprietaria del terreno. Saltando da un ostacolo ad un altro, arrivò il 31 gennaio 2013 e il parco fu chiuso al pubblico.

Il pericoloso covo di pirati rifugiati nella grotta in cui i tronchi inevitabilmente conducevano, era diventato ormai un deposito ammuffito di scatoloni.

Le luci della fantasia si erano ormai spente del tutto.

Finalmente, nel 29 settembre 2014, sembra essere arrivata la conclusione. L’accordo tra la Mostra d’Oltremare e la New Edenlandia srl può riconsegnare a Napoli e ai suoi cittadini un parco divertimenti dignitoso. Mario Schiano guida la cordata d’imprenditori che da mesi aspetta di riaprire l’Edenlandia. L’assessore al Lavoro Enrico Parini sottolinea l’importante svolta occupazionale della questione poiché la nuova società ha garantito l’assunzione di tutti i dipendenti finiti da anni in cassa integrazione. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, dichiara che il parco sarà aperto entro l’estate del 2015. Ambigue sono sembrate le posizioni della Regione Campania e della Camera di Commercio che si sono dichiarate non favorevoli all’accordo.

Napoli ha bisogno di riqualificare se stessa e di credere nelle proprie capacità.

Napoli ha bisogno di bambini che fanno a gara per superare i trabocchetti del Castello delle beffe, delle urla sorprese dal movimento della zattera e di quelle spaventate dal tetto che si abbassa nel Castello di Lord Sheidon; Napoli ha bisogno dei sorrisi divertiti di chi affronta la discesa acquatica dei tronchi e di chi vuole tornare all’Edenlandia.

-Edenlandia, il sogno che ritorna –