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Eroica Fenice

Erasmus, Fuorisede, cervelli in fuga: come votare al referendum

Cervelli in fuga: come votare al referendum da fuori sede

Domenica 4 dicembre, ormai è noto, l’Italia, dalle ore 7 alle ore 23, sarà chiamata a esprimere la sua sul disegno di legge Boschi. Trattandosi di un referendum confermativo, basta un sì per votare in favore della riforma e un no per bocciarla… facile, sembrerebbe.

A differenza del referendum del 17 aprile scorso – quello sulle trivelle, che, colpevole di aver raggiunto l’opinabile traguardo del 31,2 % di affluenza, è risultato non valido –  quello del 4 dicembre sarà un referendum costituzionale e, pertanto, non sarà necessario il raggiungimento del quorum.  Ogni singolo voto avrà, dunque, la sua importanza e in Italia, proprio per questo, il dibattito tra riformatori e costituzionalisti si fa di giorno in giorno più acceso.

Più che entrare nella questione politica questo articolo mira, però, a risolvere una domanda: potranno votare proprio tutti? Ecco come votare al referendum da fuori sede!

Votare al referendum da fuori sede? Andiamo con ordine.

Tra gli studenti che, avendo compiuto i 18 anni, hanno diritto al voto, un buon numero è fuori sede, una parte, piccola ma in costante crescita, è nel pieno del progetto Erasmus e tanti – i famosi “cervelli in fuga” – sono impegnati per motivo di studio o lavoro all’estero e saranno quindi, nella maggior parte dei casi, impossibilitati dal presentarsi alle urne. Quello di dicembre, però, è un appuntamento imperdibile visto che, in caso di vittoria del Sì, cambieranno alcuni importanti punti della Costituzione Italiana cui, difficilmente, si tornerà a discutere o, perlomeno, non a breve termine; a nessuno, in qualsiasi parte del mondo egli si trovi, quindi, può essere negato il diritto al voto.

Se l’iter legislativo che deve affrontare una riforma costituzionale non è dei più semplici, non sembrerebbe da meno l’iter da seguire nel caso in cui ci si trovi lontani dal luogo di residenza.

Ecco tutto (scadenze comprese) quello che c’è da sapere:

Come votare al referendum da fuori sede: istruzioni

Dai dati del Ministero dell’Istruzione si evince che la mobilità per studio caratterizza maggiormente i diplomati del Sud e delle Isole, dove circa uno studente su quattro sceglie di immatricolarsi in atenei del Centro o del Nord Italia (in tutto si tratterebbe di 248.351 studenti, per il 55,8% femmine e per il 44,2% maschi). Per tutti quelli che vivono fuori dal comune di residenza ma comunque sul territorio italiano (come studenti, ma anche lavoratori fuori sede) esistono due possibilità.

La prima, quella “ufficiale”, è rientrare a casa sfruttando i forti sconti e agevolazioni ferroviarie ed aeree che vengono abitualmente realizzate nei referendum.

Trenitalia offre le seguenti riduzioni:

  • 70% del prezzo Base per i treni media-lunga percorrenza nazionale (Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca, Intercity, IntercityNotte e Espressi) e servizio cuccette;
  • riduzione 60% sui biglietti per treni Regionali.

Il viaggio di andata può essere effettuato fino a 10 giorni prima il giorno della votazione e quello di ritorno fino a 10 giorni dopo. Per usufruire delle riduzioni gli elettori dovranno esibire, nelle biglietterie e nelle agenzie di viaggio autorizzate, ma anche al personale di bordo il documento di identità, la tessera elettorale e la timbratura sulla tessera che attesti l’avvenuta votazione, per il viaggio di ritorno.

Chi è sprovvisto di tessera elettorale per ottenere la riduzione dovrà sottoscrivere e presentare esclusivamente in biglietteria una dichiarazione sostitutiva per il viaggio di andata e, in ogni caso, per il viaggio di ritorno esibire, oltre ai biglietti di viaggio, anche la tessera elettorale regolarmente vidimata o, in mancanza, un’apposita dichiarazione rilasciata dal presidente del seggio elettorale che attesti l’avvenuta votazione.

La seconda possibilità, un escamotage già attuato il 17 aprile scorso, rappresenta l’unica alternativa al tornare a casa e prevede di iscriversi come rappresentanti di lista ai seggi.

Questa possibilità, però – anche se nello scorso referendum il Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana avevano richiesto che alcuni posti dei rappresentanti di lista dei seggi fossero riservati ai fuorisede ed è ragionevole credere che anche per il referendum costituzionale si applicherà la stessa strategia- non è disponibile per tutti, dato che i posti sono limitati.  Per entrare in contatto con un comitato ufficiale (sia esso per il Sì o per il No) esistono vari canali (social, e-mail e sedi fisiche), ma bisogna muoversi in fretta. I comitati possono infatti nominare i rappresentanti di lista fino al venerdì antecedente al voto. Nello specifico entro le ore 12 di venerdì 2 dicembre ciascun ufficio elettorale comunale deve avere i nominativi, anche se per i ritardatari c’è la possibilità di presentarsi all’insediamento del seggio alle ore 16 del sabato o addirittura alle ore 7 della domenica mattina, prima dell’inizio del voto.

Come votare al referendum in Eramus

Ancora più cospicuo è il numero di italiani che nel giorno del referendum si troveranno all’estero.  Secondo il Rapporto Migrantes 2015, sono oltre 4,6 milioni e, ancora una volta, provengono in maggior parte dal Sud – in particolare dalla Sicilia – anche se sono in aumento anche i “cervelli in fuga” del Nord. A fare le valigie sono stati in prevalenza uomini (56,0%), non sposati (59,1%), tra i 18 e i 34 anni (35,8%), ma anche il flusso migratorio femminile è in costante aumento (segna, negli ultimi 10 anni, un + 49,3%).

I numeri riguardano i cittadini italiani residenti stabilmente all’estero (e iscritti quindi all’AIRE) che possono votare per corrispondenza tramite il plico che è inviato a casa dal Consolato italiano: l’unica precauzione, in questo caso, è quella di verificare che esso sia in possesso dell’indirizzo corretto.

Se rientrate invece nella categoria di italiani, residenti in un comune italiano, ma che per motivi di lavoro, di studio o di salute (Erasmus, dottori di ricerca, pelapatate nei fast-food londinesi) si trovano a vivere temporaneamente all’estero per un periodo di almeno 3 mesi, potete votare per corrispondenza seguendo queste indicazioni.

Per prima cosa, bisogna inviare l’apposito modulo compilato (scaricabile on-line), con allegata una copia di un documento di identità valido, all’ufficio elettorale del proprio Comune di residenza. Può essere inviato per posta ordinaria, per fax, per posta elettronica anche non certificata, o anche fatto pervenire a mano al Comune di residenza da un parente o amico che vive in Italia.  Naturalmente, va indicato con esattezza il luogo in cui si vive e al quale si vuol ricevere il plico elettorale, ma anche il periodo di presenza all’estero (che, lo ripetiamo, deve essere di almeno tre mesi).

Il modulo dovrà pervenire all’ufficio entro dieci giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale,  dopo tale data l’unica alternativa per votare sarà tornare in Italia. Tutti coloro che avranno invece rispettato la scadenza riceveranno, entro circa due settimane, al proprio domicilio temporaneo una busta contenente la scheda elettorale e una busta più grande, già affrancata (e quindi senza spese per l’elettore) con già scritto l’indirizzo a cui va spedita dopo aver votato.