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Eroica Fenice

#Escile all’Università: sfida sexy tra le studentesse

In principio fu #Escile, un trend partito con i commenti italo-inglesi sul profilo Facebook della top model Emily Ratajkowski e, improvvisamente, il web si popolò di seni al vento come se fosse un’enorme spiaggia nudista. Il tormentone, ampiamente discusso e criticato, diventò subito virale ma, per fortuna, è durato poco. Tuttavia, si sa, le idee brillanti hanno sempre un seguito, così, per due giorni, le pagine “Spotted” di alcune Università si sono riempite con le foto di procaci studentesse che hanno deciso di dichiarare amore incondizionato per il proprio ateneo in un modo perlomeno discutibile: queste amabili fanciulle, consapevoli del fatto che sprecare la carta è male, poiché si fa torto all’ambiente, hanno pensato bene di utilizzare il proprio corpo come supporto scrittorio. E quale parte migliore, se non seni e glutei poteva fungere da veicolo per l’amabile messaggio?

Pare che tutto sia nato da una sfida lanciata sulla pagina facebook “Spotted: Bocconi Milano“, prontamente raccolta dalle colleghe del Politecnico. La notizia, rimbalzata di bacheca in bacheca, si è allargata a poco a poco: prima è arrivata ad altri atenei milanesi – densa di significato la foto di una studentessa dell’Università Cattolica che si è immortalata, o meglio, ha immortalato il suo seno, in atteggiamento di preghiera consono al nome dell’Università da lei frequentata – per poi oltrepassare i confini regionali.

#Escile challenge: un passo indietro

Fermo restando che, al momento, sfugge la motivazione, reale o supposta, che è dietro la #Escile Challenge, ciò che davvero fa pensare è l’estrema facilità con cui queste studentesse offrono spettacolo di se stesse e della propria fisicità semplicemente per ottenere un pugno di like. Nella società attuale, dove apparire è molto più importante che essere, se non sei sui social non esisti. E se ci sei, devi farti notare. Ad ogni costo.
E allora, ben venga mettersi a nudo, nel senso letterale del termine; ben vengano le pose spinte e i commenti, anche poco rispettosi, che questo provoca. La mercificazione del corpo femminile è all’ordine del giorno: la pubblicità, la televisione e il cinema ci mostrano sempre più spesso come la donna debba essere fiera di venir considerata per l’involucro piuttosto che per tutto ciò che c’è oltre esso.

Eppure, questo stato di cose, sembra aver fatto dimenticare ai più che dietro la tanto decantata parità dei sessi, di cui le donne di oggi tanto si vantano, si nascondono anni di dure lotte per poter sdoganare il genere femminile dalla mera funzione procreatrice che le era da sempre riservata.
Le nostre nonne hanno combattuto a suon di proteste per ottenere quei diritti che erano loro preclusi da una società gretta e maschilista e noi, donne moderne, godiamo nel diventare oggetto di desiderio del maschio. Loro bruciavano reggiseni in piazza, noi le “usciamo” sui social, per futili motivi. Ecco, il nodo della questione è proprio qui: ciò che si vuole far passare per un’attività ludica senza importanza, messa in piedi “per spezzare il grigiore delle giornate di studio”, è in realtà il sintomo evidente della crisi attuale di valori, alla cui base c’è la mancanza di rispetto per se stessi.

Una sfida come #Escile Challenge dimostra quanta poca importanza si dia al cervello per privilegiare altre parti del nostro corpo che, in fin dei conti, non dicono niente di come siamo fatti davvero. Meglio sarebbe stato, per le studentesse, postare foto con il seno coperto e un libro in bella mostra. Ma, si sa, la cultura non paga. Miss Italia docet!

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