Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Eutanasia: Dj Fabo ha scelto di scegliere

Eutanasia: Dj Fabo ha scelto di scegliere

Lunedi 27 febbraio, ore 11.47, dalla clinica svizzera custode dell’ultimo respiro di Fabiano Antoniani (in arte Dj Fabo), Marco Cappato, promotore di EutanaSia legale, scrive: “Fabo è morto alle 11.40. Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo”.

La storia di dj Fabo: dall’appello a Mattarella al sostegno di Marco Cappato

Negli istanti successivi, il mondo tace. La vicenda di dj Fabo, 39 anni di vita, cieco e tetraplegico dall’incidente stradale nel giugno del 2014 che lo ha costretto al buio totale, ha percorso lo stivale dal video-appello che l’ancora troppo giovane uomo ha rivolto al presidente Mattarella: “Da più di due anni sono bloccato a letto, immerso in una notte senza fine. Vorrei poter scegliere di morire, senza soffrire”, dice attraverso la voce della fidanzata Valeria.

Più di tre anni fa, l’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, di cui Marco Cappato è attualmente tesoriere, ha depositato in Parlamento (come ricorda Fabo nel suo video-messaggio) una proposta di legge, ancora senza una risposta che possa dirsi definitiva, per legalizzare l’eutanasia anche in Italia. I precedenti tracciati dal caso Welby e dal caso Englaro hanno aperto una lotta etica e istituzionale sulle decisioni relative alla fine della vita, una partentesi mai chiusa in cui la storia di Fabo si è perfettamente incastrata. “Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato”: questo l’ultimo messaggio lasciato da Fabo, pubblicato in un video sull’account twitter di EutanaSia legale. Il testamento di un miraggio, l’ultimo grazie a chi ci ha messo la faccia e, poi, l’addio.

Le prime dichiarazioni rilasciate a poche ore dalla morte di Fabo raccontano un uomo che ha affrontato il suo ultimo giorno con l’ironia che ha contraddistinto tutti gli altri che ha vissuto: scherzava sulla difficoltà di premere il pulsante, in caso non ci fosse riuscito sarebbe dovuto tornare a casa con dello yogurt svizzero come souvenir. In questo modo si è fatto beffa del più piccolo ostacolo. Il sipario si chiude con il suono di una risata: un finale annunciato, una morte che vivrà ancora a lungo.

Voci dalla vita sulla vita: Fabo e la “scelta giusta”

Non c’è difficoltà ad osservare da lontano la vita degli altri o a guardare allo specchio la propria; impossibile, piuttosto, appare trovarsi a scriverne l’epilogo. Da chi si chiede cosa sia la vita e da che punto osservarla per definirla nei contorni a chi la antepone ad ogni irregolarità e incondizionatamente sostiene un cuore che batte contro la ragione che invoca la fine.

Ha commosso l’opinione di Matteo, 19 anni, costretto alla sedia a rotelle a causa di un’asfissia alla nascita che gli impedisce (e per sempre gli impedirà) di trovare serenità in piccoli gesti di autonomia quali camminare o parlare. Eppure un fato meschino (e la negligenza dei medici) non gli hanno tolto l’amore per il pensare. Matteo è una mente che vive, è un’anima che sente, è un guerriero che conosce bene “la fatica di vivere in un corpo che non ti obbedisce in niente”. Alla penna dell’Avvenire, ha affidato audaci parole di protesta e un’accorata difesa nei confronti di chi viene percepito come “un’assenza di qualcosa, invece è una diversa presenza”. Si rivolge a dj Fabo e gli chiede di non ripudiare la sua disabilità, che non è negazione della vita, è una libertà diversa di cui vanno ridefiniti parametri e confini.

In un mondo di vite diverse che si sfiorano, le sfumature in cui l’esistenza stessa si manifesta sono incalcolabili: esiste un giudice che sia in grado di sancire l’univoca differenza tra vivere e sopravvivere? Per un uomo che ha girato il mondo e ne ha amato ogni angolo, pazzo della vita, un folle che dalla postazione da dj trasmetteva voglia di fare e sognare, la vita cos’è? Questi giorni ci hanno dimostrato che per un uomo così l’esistenza non è neanche lontanamente compatibile con la prospettiva di un per sempre esclusivamente nero da trascorrere nell’immobilità. Chi sacrificherebbe tutti i colori per sentire il proprio cuore battere nel silenzio di una stanza colma di ciò che è stato e di ciò che non potrà essere mai più? Si salvi la vita, certo, che mai si consideri carta straccia da buttare. E la libertà di scegliere, invece?

A chissà chi, chissà quando, la responsabilità dell’ardua sentenza.

 

Print Friendly, PDF & Email