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Eroica Fenice

Giorgio Morandi

Giorgio Morandi, la mostra al Vittoriano

Giorgio Morandi 1890-1964, 150 le opere in mostra al complesso del Vittoriano a Roma dal 28 febbraio al 21 giugno 2015.
La rassegna è stata affidata a Maria Cristina Bandera, esperta dell’opera di Morandi, che si è già occupata delle ultime mostre internazionali, tra cui quella di New York al Metropolitan Museum nel 2008, al MAMbo di Bologna (città natale dell’artista) nel 2009 e la più recente al Bozar di Bruxelles nel 2013.

Non solo dipinti ma anche disegni, acquerelli e incisioni, con le rispettive matrici in bronzo che generalmente non sono mostrate al pubblico per ragioni conservative (come ci informa Comunicare organizzando, che si è occupato dell’organizzazione generale della mostra). Le opere di Giorgio Morandi provengono da musei di tutta Italia (Musei Vaticani, Firenze, Bologna, Parma, Rovereto) e da Parigi, nonché da prestigiose collezioni private.

Nato a Bologna nel 1890, frequenta l’Accademia di belle arti e qui si diploma nel 1913, prendendo parte, cinque anni dopo, al movimento metafisicoDi lui scrisse Giorgio De Chirico, nel catalogo dell’esposizione «La Fiorentina primaverile» tenutasi fra l’8 aprile e il 31 luglio 1922: “Vediamo da qualche anno sorgere, svilupparsi e maturarsi con lenta, faticosa ma pur sicura mente, degli artisti quali Giorgio Morandi. Egli cerca di ritrovare e di creare tutto da solo: si macina pazientemente i colori e si prepara le tele e guarda intorno a sé gli oggetti che lo circondano, dalla sacra pagnotta, scura e screziata di crepacci come una roccia secolare, alla nitida forma dei bicchieri e delle bottiglie“.
Sono questi poveri e semplici oggetti quotidiani che lo circondano nelle sue stanze e nei suoi atelier a diventare protagonisti sulla tela. La sua opera rispecchia pienamente la semplicità della sua vita, mai segnata da eventi eccezionali, riservata, semplice, come pure il suo carattere schivo e solitario. Dalla grande arte pittorica italiana degli anni fra Giotto e Masaccio, Giorgio Morandi conoscerà poi la pittura di Cézanne ed approderà, infine, al circolo metafisico, di cui rarissime sono le figure umane, rappresentate, sposando pienamente lo stile che ha abbracciato, come manichini. Suo carattere distintivo sono piuttosto le nature morte che riproduce continuamente e con accanita perseveranza negli anni, soprattutto oggetti semplici, quotidiani, come le bottiglie, il suo soggetto più famoso.
L’interesse della mostra risiede non solo nella possibilità di vedere opere normalmente dislocate in tutta Italia, già un enorme vantaggio per gli estimatori di Giorgio Morandi e di uno stile peculiare come quello metafisico del primo Novecento italiano, ma anche nella possibilità di visionare un aspetto poco conosciuto e sottovalutato di questo artista, l’attivissima opera di incisore che lo ha accompagnato per tutta la vita.

Se c’è un messaggio da cogliere nel lavoro di Giorgio Morandi, non  esistono parole migliori per spiegarne il senso di quelle usate da De Chirico, fra i primi a comprendere quanta eredità si annidava nelle tele di questo grande pittore, di certo ancora oggi ai margini dell’Olimpo degli artisti Novecenteschi.
Guarda con l’occhio dell’uomo che crede e l’intimo scheletro di queste cose morte per noi, perché immobili, gli appare nel suo aspetto più consolante: nell’aspetto suo eterno. Egli partecipa in tal modo del grande lirismo creato dall’ultima profonda arte europea: la metafisica degli oggetti più comuni. Di quegli oggetti che l’abitudine ci ha resi tanto famigliari che noi, per quanto scaltriti nei misteri degli aspetti, spesso guardiamo con l’occhio dell’uomo che guarda e non sa“.

 

– Giorgio Morandi: un metafisico al Vittoriano –