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Eroica Fenice

Il cibo nell'arte, dal Seicento a Warhol con l'Associazione Amici di Palazzo Martinengo

Il cibo nell’arte, dal Seicento a Warhol con l’Associazione Amici di Palazzo Martinengo

Il cibo nell’arte, dal 600′ ad oggi attraverso il cibo

La mostra Il cibo nell’arte promossa dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, con il patrocinio della Provincia di Brescia, Regione Lombardia e di EXPO 2015, e curata da Davide Dotti, racconta lo stretto legame tra il cibo e le arti figurative. Dal 24 gennaio al 14 giugno sarà possibile apprezzare l’esposizione di oltre 100 dipinti che ricoprono un arco temporale che va dal Seicento ai giorni nostri, ai quali si aggiunge una piramide alimentare, un’installazione appositamente realizzata dall’artista Paola Nizzoli. 

Assoluti protagonisti della pittura del Seicento sono i maestri napoletani, il cibo nell’arte barocca si ritrova soprattutto nelle nature morte. Nel dipinto “Interno di dispensa”, 1650, di G. Recco, si possono osservare ingredienti tipici della dieta alimentare dell’epoca, che vanno a riempire la tela in una sorta di horror vacui: al centro troneggia un calzone ripieno, tradizionalmente farcito con ricotta, pomodoro, verdure. Queste ultime erano indispensabili nella dieta partenopea, si narra infatti che anticamente i napoletani fossero vegetariani, meglio conosciuti come “mangia foglie”, perché seguaci della dottrina pitagorica secondo la quale non bisognava nutrirsi di animali, provocando inutili stragi, poiché la terra offriva spontaneamente i suoi frutti. Recco raffigurò il casatiello, pizza pasquale, in “Prosciutto, pani e casatiello su tavolo”.

Giacomo Nani visse a Napoli, in via Toledo, fu decoratore di porcellane della Real fabbrica di Capodimonte, in “Ventresca, acciughe e salame di bottarga”, ci testimonia un’usanza alimentare molto diffusa tra i poveri, che consumavano pesce azzurro e bottarga, ingrediente che invece oggi è utilizzato soprattutto in ristoranti di lusso.

La scultura in pietra arenaria grigia di Arcimboldo, “Il custode dell’orto”, è esposta per la prima volta al pubblico.

L’uomo è composto da vari cibi: i capelli sono grappoli d’uva, la fronte una mela cotogna, gli occhi sono due castagne, il mento è un carciofo. Il modelli sono mitologici: Vertunno, dio delle stagioni che presiedeva alla maturazione dei frutti, e Priapo protettore degli orti.
Antonio Rasio, nel 1685 dipinse “Allegoria d’autunno”, tela che fa parte della serie di quattro allegorie delle stagioni.  Il richiamo ad Arcimboldo è chiaro. La frutta, elemento prevalente nel dipinto, era un ingrediente bollato dalla tradizione medievale come dannoso per la digestione, ma venne rivalutata nelle epoche successive in base al suo valore allegorico: poiché cresceva sugli alberi, più vicini al cielo, era considerata più vicina a Dio e divenne l’alimento prediletto da nobiltà e clero.
Nel ‘900 il realismo crudo di Guttuso che possiamo osservare ne ” Il macellaio”, dipinto per lo studio della rappresentazione della carne di bue presente ne” La Vucciria” , 1974, in cui l’artista raffigura l’antico mercato palermitano, viene ripreso in chiave astratta da Lucio Fontana in “Stendardo con ovale rosso”, in cui il pittore crea tre squarci sulla tela rossa, per richiamare il gesto del macellaio che taglia la carne.

Il cibo nell’arte, metafore del 900′

Il cibo nell’arte del Novecento assume un valore simbolico, ne sono un esempio le opere di Warhol.  Ogni prodotto alimentare negli anni ‘60 diventa un bene di consumo e si lega alla produzione di massa delle fabbriche industriali. Non importa il sapore ma il marchio, le serigrafie della zuppa Campbell’s diventano emblema della rivoluzione alimentare, la bottiglia di coca-cola illustra la copertina del disco di un gruppo rock statunitense, i Velvet Underground.
David LaChapelle analizza la realtà attraverso tableau vivant caricaturali, seleziona oggetti e li fotografa, mettendoli insieme, creando un effetto perturbante. Nei due quadri presenti alla mostra, riconducibili ad una serie di 10 opere degli anni 2008-2011, l’artista ha rappresentato la ribellione della terra verso l’arroganza umana. In “America” si intuisce la fragilità dell’impero occidentale nelle figure della bandiera americana in fiamme e di un modellino di un aereo, che si mischiano ad un’anguria, una fetta di torta, delle pere e dei palloncini, l’atmosfera è quella di una festa finita male. Lo spettacolo sconfortante di un ammasso di rifiuti su cui si erge un vaso di fiori, in “Late summer”, testimoniano la supremazia della natura e l’inadeguatezza dell’uomo di fronte ad essa.

Il cibo nell’arte, foto

 

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