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Eroica Fenice

Sanremo 2018

Sanremo 2018: la prima serata del Festival

Una media del 50% di share, stando ai dati Auditel. Che piaccia o no, che sia considerato superato o meno, Sanremo è un po’ come le partite della Nazionale Italiana: resta una delle poche (e ultime) cose a riunire la famiglia davanti alla tv.
Sanremo 2018, 68esima edizione targata Claudio Baglioni, è partito ieri sera martedì 6 febbraio. Conducono lo stesso Baglioni, Pierfrancesco Favino e Michelle Hunziker. 20 i Big in gara, più 37 Pooh. Ma andiamo per gradi e vediamo i momenti più salienti della prima serata del Festival della Canzone Italiana!

Sanremo 2018: si parte

Come ogni inizio che si rispetti, si parte con la sigla. Cantata da tutti i concorrenti in gara, sullo schermo diviso in venti quadratini, la sigla fornisce allo spettatore quella stramba sensazione di essere finito in una puntata dello Zecchino d’Oro. O in un reparto di geriatria.

Scaldapubblico: Baglioni gioca subito la carta Fiorello. Vabbè, è quasi troppo facile. Fiore compare da solo prima di tutti, trascina il pubblico, risolve brillantemente la situazione con il contestatore di turno che ancora prima del fischio d’inizio si piazza sul palco dell’Ariston per protestare (un classico). Fiorello cantante, Fiorello intrattenitore: insomma, un vero showman. Battute a raffica, conclude con “Buon Sanremo 1918” (profetico) e introduce il conduttore (e direttore artistico del Festival) Claudio Baglioni, che, tirato come se fosse stato assemblato con la colla vinilica (fffatto?!) e a suo agio come un elefante in una cristalleria, entra scendendo la famosa scalinata (quest’anno in stile Transformers). Un po’ come i bambini che a Natale recitano la poesia in piedi sulla sedia, inizia un monologo su musica, parole, fiore, cuore, amore, con la stessa presenza scenica di un pacco di farina.
Dopo 36473 ore di spiegazione dell’Iliade e un mezzo sonnellino, arriva il buon Favino che a sua volta, con gli aggettivi “bella”, “simpatica” e “svizzera”, presenta lei: Heidi!
Ah no, è Michelle Hunziker.

Scollatura da capogiro, solito sorriso a 132 denti (perchè ridi sempre? Le chiede Favino. Ci poniamo la stessa domanda da 15 anni), qualche dichiarazione d’amore di troppo, Michelle Hunziker si è dimostrata all’altezza del ruolo: brava e spigliata, ha portato avanti da sola il Festival, soprattutto nella prima ora. Fa troppo la simpatica però, confondendo lo studio di Striscia la Notizia con il palco dell’Ariston. Il numero delle scarpe con Baglioni e Favino a carponi inguardabile.
Pierfrancesco Favino ha carburato lentamente, salvo poi «esplodere» con un mash-up canoro davvero spassoso. Farà di più.

Sanremo 2018: i Big in gara

Ma passiamo alle canzoni in gara. A rompere il ghiaccio, Annalisa con “Il mondo prima di te”: una ballad godibile, a parte l’outfit da Doremì nightclub.

Prosegue Ron (che è come Bublè a Natale: viene scongelato solo a Sanremo) con un inedito del compianto Lucio Dalla. The Kolors e il ciuffo di Stash, il sempre poetico Max Gazzè, Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico (sul web si vocifera che per votarla il codice sia quello di Hammurabi, cit.), Ermal Meta e Fabrizio Moro, Mario Biondi Sogni d’Oro.

Ma ecco che succede qualcosa di incredibile: i Pooh, ormai sciolti, si presentano tutti insieme, ma sparsi come i calzini dopo un lavaggio in lavatrice. Iniziano ad invadere l’Ariston come cavallette impazzite. Roby Facchinetti duetta con Riccardo Fogli, Red Canzian canta da solo. Sono ovunque. Invochiamo il Dio delle città e dell’immensità affinchè ce ne liberi.

Ancora. Lo Stato Sociale, con la vecchina che balla (Ehy, Gabbani), fanno uscire il pubblico dalla rianimazione. Nina Zilli avvolta nella carta igienica, Noemi, i Decibel, Elio e le Storie Tese (prossimi al ritiro dalle scene), Giovanni Caccamo, Luca Barbarossa direttamente dalla sagra della Garbatella con la sua – non male – “Passame er sale”, Renzo RubinoDiodato e Roy Paci, Enzo Avitabile e Peppe Servillo, Le Vibrazioni.

Le canzoni fanno fatica ad essere ricordate il giorno dopo, ma forse è ancora presto. La serata si chiude – dopo un intermezzo di 80 canzoni di Baglioni di cui avevamo assolutamente bisogno alle ore 00.40 – con una prima classifica, del tutto provvisoria, che divide i cantanti in tre “aree”, alta, media e bassa, secondo i voti della giuria demoscopica. Sembra un po’ lo smistamento a Hogwarts (la Vanoni/Ron Wesley a Grifondoro, naturalmente).

Sanremo 2018: gli ospiti della prima serata

Tra gli ospiti, il sempre arzillo Gianni Morandi, che per una sera ha lasciato Facebook e con il conduttore ha ricomposto la coppia dei Capitani Coraggiosi. Con Morandi si è esibito anche Tommaso Paradiso, cantante dei Thegiornalisti. Ospiti della serata anche gli attori del cast del nuovo film di Gabriele Muccino, “A casa tutti bene”.

Sanremo 2018: il caso Meta-Moro

Alla fine della prima serata, diventa un giallo la canzone di Ermal Meta e Fabrizio Moro: “Non mi avete fatto niente”. Durante il Dopofestival è stato fatto ascoltare il brano “Silenzio”, interpretato da Ambra Calvani e Gabriele De Pascali, presentato alle selezioni di Sanremo Giovani per l’edizione 2016 ma non pubblicato. L’autore è Andrea Febo, che della canzone di Meta-Moro è coautore. La somiglianza fra i due brani è impressionante, nella musica e anche nel testo. Dopo un rischio squalifica, per adesso i due artisti sono sospesi dalla gara in attesa di approfondimenti.

Sanremo 2018: Dirige l’orchestra…

Ma il momento più importante della serata d’apertura è stato il ritorno dei ritorni! Il più atteso! Più del Messia per gli Ebrei, più della pioggia dopo sei mesi di siccità. Signori, il “Dirige l’orchestra il maestro Beppe Vessicchio”, ha scatenato più esultanza dell’ultimo rigore di Grosso nel 2006.

Questa sera il secondo appuntamento della kermesse musicale: ed anche se ci è sembrato un Sanremo alquanto “vecchio” (per ogni due giovani entrano quattro ottuagenari) noi saremo lì, con Vessicchio e il telebotox di Baglioni. Ai Mondiali non andremo, almeno lasciateci Sanremo. #gnignì.

Nunzia Serino

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