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Eroica Fenice

Vincenzo Imperatore

Vincenzo Imperatore: Io vi accuso

“Lei è ignorante? 
Io? Si. 
Bravo, bravo. Viva l’ignoranza! Tutti così dovrebbero essere. E se hai dei figliuoli, non li mandare a scuola, per carità! Li faccia sguazzare nell’ignoranza.” 
 

Diceva Totò a Franco Caruso nell’indimenticabile “Miseria e Nobiltà“, lodando l’ignoranza dei fessi che vivono felici la propria esistenza. E questa ignoranza, che il buon vecchio Toto elogiava tanto, è niente di meno che il modus operandi delle banche. Sono loro a trarre maggior guadagno dalla nostra inconsapevolezza e più siamo ignoranti, più traggono profitto. Si è parlato di questo nel pomeriggio di mercoledì 2 Dicembre, presso l’Hotel Villa Eur di Roma, durante la presentazione del nuovo libro di Vincenzo Imperatore, “Io vi accuso”.
Imperatore, già campione di vendite con “Io so e ho le prove” , ha parlato del suo nuovo lavoro edito da Chiaralettere.

L’incontro è stato intervallato dall’anteprima di alcuni pezzi estrapolati dalla mise en espace omonima del primo libro di Imperatore, adattato da Giovanni Meola per la compagnia teatrale Virus Teatrali. L’interpretazione seria e minuziosa di Enrico Ottaviano del personaggio di Enzo, alter ego dello scrittore, parla della conversione da manager di importanti istituti di credito nelle piazze principali del Meridione, a consulente bancario specializzato nel banking e nella gestione delle piccole e medie imprese in difficoltà. 

Vincenzo Imperatore parla del massacro delle banche nei confronti delle imprese.

Imperatore parla della duplicità della sua vita da vittima a carnefice delle ingiustizie che ha subito e inflitto durante gli anni della sua carriera. Figlio di imprenditore prima, e manager di grandi imprese dopo, si ribella al sistema per varie ragioni che, senza peli sulla lingua, rivela nei suoi libri. Dall’insaziabile desiderio di profitto, che come una droga divora la ragione, al risveglio puro e limpido di riscossa personale, anche a costo di contribuire alla distruzione economica di questo paese.

Le banche hanno prima «sfruttato» i piccoli imprenditori per far lievitare i propri rendiconti, poi, quando non servivano più, li hanno sacrificati sull’altare del profitto.

Di quanto i tassi di interesse siano lo strumento con il quale le banche si arricchiscono non avevamo dubbi, infatti rappresenta la percentuale dell’interesse su un prestito e l’importo della remunerazione spettante al prestatore. Per la prima volta è possibile leggere qualcosa di reale e certificato. Imperatore è riuscito senza alcun dubbio a mettere a nudo situazioni al limite dell’ingordigia, facendo ricredere anche i più scettici, mostrando un mondo dall’interno. Rivela nei dettagli riunioni informali alle 7:30 di mattina dove venivano spiegati i metodi di impresa più sporchi e subdoli. La frase più ricorrente in quelle situazioni era: “in questa sala non dovete pensare, siete già pensati, dovete convincere i vostri uomini a seguire questi metodi”. Rivelando così come l’unico intento fosse quello della pura e semplice persuasione del cliente.

Nell’ultimo capitolo, Imperatore crea un ipotetico processo tra imprenditore e banca. La banca ha dalla sua parte i consulenti sempre pronti  per ricevere e fare favori, l’imprenditore, dal canto suo,  non è privo di colpe in questo sistema, ma diventa complice poiché esso non finanzia il futuro e la loro formazione finanziaria diventando così carne da macello. Vincenzo Imperatore, con questo ultimo capitolo, incita ad investire nella cultura, nel futuro e nell’informazione, che sono gli unici modi per combattere l’ignoranza di cui Totò decantava amaramente.